25 giugno 2017
Aggiornato 00:00
Ormai è scissione, come a Secondigliano

Tutto il Pd minuto per minuto: i gol, le pagelle, gli espulsi (quando la realtà supera la fantasia)

Scrivere dell’assemblea del Pd è scrivere dei tempi assurdi che viviamo, perfetta rappresentazione della post ideologia mercantile. Commento semi serio a una scissione tragicomica

RIMINI  - Un tempo la domenica pomeriggio gli uomini ascoltavano le partite di calcio alla radio. Era frequente vederli a passeggio con le mogli nel centro delle città, la guancia attaccata all’altoparlante e lo sguardo perso in immaginari campi da football. Era un altro tempo, il Novecento. Più genuino, fatto di cose in cui ci si poteva riconoscere. Ieri, mentre guidavo, anche io ho ascoltato la radio: anziché il football c’era il congresso del Pd. Il caso ha voluto che mi sia sintonizzato mentre prendeva la parola Michele Emiliano. Per un attimo ho pensato che fosse un suo imitatore, perché stava dicendo l’opposto di quanto aveva sostenuto solo la sera precedente. Poi ho sperato intensamente che nessuna pattuglia della polizia munita di etilometro mi fermasse per un controllo (anche se a pranzo non avevo bevuto un goccio di vino). Il Novecento, nella sua tragedia, ha avuto un grande pregio: è stato un tempo dove ancora esistevano le cose, il materialismo, qualcosa su cui ci si poteva discutere fino al punto di litigare e poi dividersi. Un tempo in cui dicevi: io sono fatto in questo modo. Oggi non è più così: oggi il marketing ha abolito tutta la materialità della storia: esiste solo più uno sconfinato egocentrismo, il parere ad assetto variabile, dipendente dal vento che tira dei sondaggi. Uno spesso velo di superficie nasconde il grande nulla.

Sconcertante, parte prima
Scrivere dell’assemblea del Pd è scrivere dei tempi assurdi che viviamo, perfetta rappresentazione della post ideologia mercantile. Qualcuno ha capito perché si scindono? Mistero. Guardando indietro, al passato, alle cose fatte, non si può non notare la compattezza di un gruppo che ha sostenuto una visione ideologica: sono stati, tutti, chi resta e chi va, partigiani del neoliberismo. Lo sono stati con Prodi, con Monti e la Fornero in lacrime, con Letta, con Veltroni, con Renzi, con chiunque, fieri portatori di una legittima visione del mondo. Il loro manifesto è stato «Essere liberisti è di sinistra» di Giavazzi ed Alesina. Chi scrive non ricorda voti contrari, proteste degne di tal nome, scontri o altro su: fiscal compact, manovre correttive imposte dalla Ue, voucher, Jobs Act, prebende una tantum, pacchetto Treu e tutto il resto.

Sconcertante, parte seconda
Della rissa sul nulla che prende nome di "assemblea" si può utilizzare solo un aggettivo: sconcertante. In primis il comportamento della minoranza, da cui erompe una enorme invidia penis verso il segretario Matteo Renzi. E’ un peccato che la visione del mondo di questo fiorentino tipicamente fiorentino sia eccessivamente democristiana. Umanamente egli è preferibile mille e mille volte rispetto la pletora di soldatini che tentano di affossarlo senza spiegare perché. Renzi, si può dire, ha un volto solo: può non piacere (e a noi non piace) ma è riconoscibile. Il cittadino italiano sa chi ha di fronte. Gli altri sono maschere dietro cui si celano volti inespressivi. Non si sa cosa pensino, cosa vogliano, la sincerità delle loro parole è un enigma avvolto da un mistero.

Enrico Rossi "sventola bandiera rossa" ma nessuno lo ascolta
Enrico Rossi, governatore della Toscana, pare anche un brav’uomo. Ha detto che ora ci vuole un partito che stia dalla parte dei lavoratori in maniera «partigiana». L’ha detto ad una platea dissociata in cui echeggiava «Bandiera rossa» e veniva sventolato il vessillo dell’Urss. Poi, dopo pochi minuti, ha sostenuto senza sprezzo del pericolo che il soggetto politico che nascerà dalla scissione voterà la fiducia al governo fotocopia di Gentiloni. Di cosa si sta parlando in definitiva? Un’immensa invidia di un gruppetto che non vuole perdere, non vuole andare a casa, non vuole mollare la bella vita della politica. Un gruppetto che non ha mai fatto nulla per i lavoratori, per le famiglie, per le piccole imprese. Un gruppetto che ha favorito sempre, in ogni contesto, l’interesse dei grandi gruppi bancari, industriali ed editoriali, che poi sono un unicum, del paese. E che ora, alle soglie del vitalizio e dell’oblio, scopre antichi valori sepolti e sempre verdi. La strumentalizzazione che fanno costoro della crisi sociale del paese è agghiacciante.

Michele "Dada" Emiliano
«Ceci n’est pas un politique».Personaggi assurdi, dadaisti, surreali si accavallano nelle cronache di questi giorni. Michele Emiliano: parliamone. Michele Emiliano ieri ha detto che l’invereconda rissa da bar che prende il nome di «scissione» sarebbe dovuta a «fraintendimenti». L’ha detto: ha parlato di «cattiva comunicazione». Non si sono capiti, insomma. Cose che succedono. Poi ha detto che nessuno ha mai pensato di chiedere a Renzi di non candidarsi. E Renzi, sghignazzando, ha risposto: «Ma se l’hai chiesto tu». Il tutto nel tentativo, finto, di ricomporre la fr(i)attura, all’insegna del volemose bene. Questo è non sapere chi si ha di fronte, non sapere che cosa pensino nei loro cervelli, cosa si muova nel loro animo. E Michele Emiliano, fino a ieri, era uno dei più seri.

Maggioranza Pd riceve il regalo
In confronto a questi personaggi Renzi, Guerini, Orfini, e perfino la silente Boschi sono dei Titani. Il loro unico compito è far parlare gli altri: non dire nulla, lasciare che si autodistruggano con le loro mani. Che concludano il lavoro insomma. Coloro che hanno portato in dote agli ex democristiani un partito enorme, ricchissimo, caratterizzato da una struttura territoriale capillare. Che ora non hanno più nulla, perché i vertici del Pd provengono dalla Margherita e sono inattaccabili. Proprio in virtù del fatto che la vecchia guardia comunista della base, lo zoccolo duro con i capelli grigi, una cosa ha imparato bene dalla vita del partito: il segretario ha sempre ragione. Il segretario non si contesta mai e se decide una cosa, qualunque cosa, anche l’alleanza con Berlusconi, la base deve essere fedele. Verso il segretario l’ex militante comunista ha piena e cieca fiducia: anche se si chiama Renzi. Perché «il partito è il partito». Infatti oggi coloro che se ne vanno, secondo un recente sondaggio, valgono tra il 4% ed il 7%.

E adesso parlano di periferie disagiate...
Con potente capacità di calcolo, i scissionisti devono aver compreso che in un congresso, la data è ininfluente, sarebbero stati annichiliti e Renzi non avrebbe fatto prigionieri. Il personaggio, come detto, è prevedibile e genuinamente feroce. A Bersani e company non è rimasto che inventarsi una motivazione classista, che sempre paga in questi casi, dietro cui nascondere la loro mancanza di alternative. I poveri, i lavoratori, addirittura le periferie disagiate: di tutto ciò hanno sentito il richiamo. Quanti meschini politici ha prodotto la retorica delle periferie disagiate è incalcolabile. Posti in Parlamento nel Pd post Congresso, e men che meno in un governo, sarebbero stati un miraggio nel deserto per gli scissionisti. Meglio quindi la sceneggiata in difesa delle masse oppresse. Qualcuno ci cascherà? E’ dubbio. Perché nonostante le maschere che indossano di loro non ci si può fidare minimamente.

Le pagelle
Concludendo, al termine della partita del partito, ecco le pagelle:

Le pagelle del Diario ai protagonisti dell'assemblea Pd (elaborazione grafica DiariodelWeb.it)
Le pagelle del Diario ai protagonisti dell'assemblea Pd (elaborazione grafica DiariodelWeb.it) (DiariodelWeb.it)