12 aprile 2021
Aggiornato 08:30
Partito Democratico

Beppe Grillo e le Sardine entrano nel dibattito del PD, Zingaretti: «Fare chiarezza»

L'ex Segretario: «Subito martellamento quotidiano». L'assemblea del partito, che dovrà decidere come andare avanti dopo le dimissioni del segretario, è in programma il prossimo fine settimana

Video Agenzia Vista

In un Pd ancora sorpreso dalla decisione di Nicola Zingaretti di rassegnare le dimissioni da segretario, nel dibattito interno entrano (più o meno provocatoriamente) anche Beppe Grillo e le Sardine. Il fondatore del M5s posta un video, dettato «dall'insonnia», in cui assicura: «Se mi invitate vengo, faccio il segretario, vi ripeto, del Partito democratico elevato, ci mettiamo 2050 nel simbolo, io ci sto un anno, un annetto, Conte sta di là un annetto, parliamo con tutti e facciamo dei progetti comuni».

Una provocazione, evidentemente, anche (forse) per spostare l'attenzione dalle difficoltà interne al Movimento. Chi invece non scherza sono le Sardine: al Nazareno sono arrivati Mattia Santori, Jasmine Corallo e Lorenzo Donnoli, pronti a 'occupare' la sede Dem. «Il Pd deve aprirsi all'esterno. Altrimenti regaliamo il Paese alla destra», ha detto Santori, dopo che i tre hanno incontrato Valentina Cuppi, presidente del Pd. «Credo che l'iniziativa delle 6000 Sardine vada accolta con assoluto entusiasmo, perché è un approccio combattivo ma comunque molto costruttivo», ha detto Cuppi.

Da parte sua, Zingaretti non sembra voler far marcia indietro. Ieri, come presidente della Regione, insieme al ministro della Salute Roberto Speranza, ha inaugurato un centro vaccinazioni alla stazione Termini a Roma. «Le Sardine - ha detto parlando con i giornalisti - sono energia positiva dell'Italia e della democrazia italiana, il fatto che siano preoccupate e mobilitate conferma che il Partito democratico è una grande forza e a questo partito guardano donne e uomini. A questi dico: non preoccupatevi ce la faremo troveremo una strada». Però, ha detto ancora, dopo un «martellamento quotidiano» subito dal gruppo dirigente, adesso occorre «fare chiarezza».

L'assemblea del partito, che dovrà decidere come andare avanti dopo le dimissioni del segretario, è in programma il prossimo fine settimana. Secondo Peppe Provenzano, ex ministro per il Sud, l'assemblea deve rinnovare il mandato a Zingaretti perchè al Pd «serve un segretario, non un traghettatore». Graziano Delrio, capogruppo alla Camera, smentisce di essere un possibile candidato alla segreteria, mentre Laura Boldrini chiede una «costituente per una forza progressista aperta e contemporanea».

Matteo Ricci, primo cittadino di Pesaro e coordinatore dei sindaci Pd, dice che è «molto difficile» che Zingaretti ci ripensi e mette in guardia i Dem: «Il Pd - afferma in una intervista al Manifesto - corre grandi rischi, prima della fine dell'anno sarà impossibile fare le primarie. E in questo lunghissimo periodo ci giochiamo l'esistenza stessa del partito, per evitarlo serve una grande responsabilità di tutto il gruppo dirigente».

Delrio: «Con Grillo sono d'accordo sulla transizione ecologica»

«Sono molto d'accordo su questa cosa con Grillo, o con gli amici del M5S: che l'obiettivo per cui dobbiamo stare insieme è questo obiettivo della transizione ecologica». Lo ha detto Graziano Delrio, presidente dei deputati del Partito democratico, a L'Ospite su Sky Tg24.

Il riferimento, ha spiegato, «è quella che papa Francesco parla ecologia integrale: sociale, ambientale, economica. Questo modello di sviluppo deve conoscere dei limiti, anche: io sono stato credo il primo sindaco d'Italia a chiudere l'inceneritore. Credevo e credo che l'innovazione a ambiente fosse questione fondamentale, dobbiamo cambiare la nostra economia ma il cambiamento non deve spaventare perché creerà posti di lavoro più duraturi», ha concluso Delrio.

«Candidato alla segreteria Pd? No, assolutamente»

«No, assolutamente, io sono capogruppo alla Camera e le garantisco che avremo molto da lavorare nei prossimi mesi». Delrio, parlando a L'Ospite su SkyTg24, ha negato di essere stato fra le cause della decisione del leader uscente, con una sua intervista nella quale ha rimarcato il tema del «partito a vocazione maggioritaria». «Il segretario - ha spiegato - lo aveva citato in Direzione, non credo che lo abbia imbarazzato la mia intervista. Nicola è un amministratore come lo sono stato io, ha un'idea come me di un partito che prova a rappresentare sia gli imprenditori che gli operai, sia gli esclusi che quelli che creano ricchezza. Non è quello che lo ha preoccupato, assolutamente, lo so per certo».