15 ottobre 2019
Aggiornato 15:00
Referendum costituzionale

Referendum, dal 1948 a oggi abbiamo cambiato la Costituzione ben 16 volte. Lo sapevate?

Dal 1948 a oggi si sono susseguite ben 16 leggi di revisione costituzionale che hanno modificato significativamente la Carta: dall'abolizione della pena di morte all'introduzione del pareggio in bilancio passando per la Riforma del titolo V

ROMA - Tra i cavalli di battaglia dei sostenitori del "sì" c'è la convinzione che passeranno decenni prima che si possa proporre nuovamente un riforma costituzionale. Ma dal 1948 a oggi sono state ben 16 le leggi di revisione costituzionale, l'ultima nel 2012, sotto il governo Monti, con l'introduzione del principio del pareggio in bilancio in Costituzione. Perciò vien da pensare che non sarà affatto necessario aspettare una decade per mettere mano (più saggiamente) alla Costituzione.

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Si sono susseguite 16 leggi di revisione costituzionale
Dal 1948 a oggi sono state ben 16 le leggi di revisione costituzionale. In due soli casi c'è stato il ricorso al referendum: nel 2001 per la riforma del Titolo V che fu approvata dopo la vittoria del sì alla consultazione popolare e nel 2006 per la riforma della seconda parte della Costituzione approvata in Parlamento dalla maggioranza dell'allora governo Berlusconi, ma poi bocciata al referendum. Nel 1963 si mise mano a tre articoli della Carta, il 56, il 57 e il 60 riguardanti l'elezione, la composizione e la durata di Camera e Senato. Il nuovo testo stabilisce il numero dei deputati (630) e quello dei senatori (315) e prevede che nessuna regione possa avere un numero di senatori inferiore a sette (nel testo del '48 erano sei) tranne la Val d'Aosta cui spetta un senatore.

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Le modifiche del 1969
Il nuovo testo inoltre uniforma la durata delle due Camere a cinque anni. Nello stesso anno viene modificata la Costituzione per istituire la regione Molise e stabilire che le spettano due senatori. Nel 1967 vengono cambiate le norme sulla Corte costituzionale, stabilendo che i giudici eletti durino in carica nove anni anziché 12 e che nei giudizi d'accusa contro il Presidente della Repubblica intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l'eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.

Cosa cambia nel 1989 e nel 1991
Nel 1989 cambia l'articolo 96 della Costituzione e viene stabilito che il presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri, anche se cessati dalla carica, siano sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale. Mentre secondo il testo del 1948 erano posti in stato d'accusa dal Parlamento in seduta comune per reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni. Nel 1991 viene introdotta una modifica all'articolo 88 della Costituzione.

1992: Quando cambiò la legge sull'indulto
Viene stabilito che il presidente della Repubblica non possa sciogliere le Camere negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura. Nel 1992 cambia l'articolo 79 sull'amnistia e l'indulto che fino a quel momento erano concessi dal Presidente della Repubblica su legge di delegazione delle Camere. Con la riforma viene stabilito che a concederli sia una legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale.

Nel 1993 è la volta dell'immunità parlamentare
Nel 1993, sulla scia dei fatti di Tangentopoli, viene modificato l'articolo 68 sull'immunità parlamentare. Fino a quel momento serviva l'autorizzazione delle camere anche per avviare un'indagine su un deputato o senatore. Il nuovo articolo 68 invece stabilì che l'autorizzazione delle Camere fosse necessaria solo per perquisizioni e arresti, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna o se colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza. Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

2001: La riforma de titolo V
Nel 1999 vengono modificati gli articoli 121 e 122 per l'elezione diretta del Presidente della Giunta regionale e l'autonomia statutaria delle Regioni. Nello stesso anno viene modificato l'articolo 111 con l'inserimento dei principi del giusto processo. Nel 2000 viene modificato l'articolo 48 istituendo la circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere. Nel 2001 un'altra revisione costituzionale stabilisce che i deputati eletti all'estero siano 12 e i senatori 6. Nel 2001 il governo di centrosinistra modifica il titolo V della Costituzione stabilendo una nuova ripartizione tra competenze dello stato e delle regioni e prevedendo materie concorrenti tra le due. La riforma non ottiene la maggioranza dei due terzi in Parlamento e viene sottoposta a referendum confermativo, il primo nella storia della Repubblica: vincono i sì con il 64,2% e la riforma diventa legge.

2012: L'introduzione del pareggio di bilancio
Nel 2002 viene abolita la disposizione transitoria della Costituzione secondo cui i membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici né cariche elettive. Cade anche il divieto per gli ex re di Casa Savoia, per le loro consorti e i loro discendenti maschi di ingresso e soggiorno nel territorio nazionale. Nel 2003 viene modificato l'articolo 51 della Costituzione stabilendo che «la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini». Nel 2007 viene modificato l'articolo 27 della Costituzione abolendo definitivamente la pena di morte che fino a quel momento, invece, era ammessa non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra. Nel 2012, sotto impulso del governo Monti, viene introdotto il principio del pareggio di bilancio in Costituzione modificando l'articolo 81 della Carta.