25 giugno 2022
Aggiornato 10:30
Nonostante le rassicurazioni dell'Ue

La profezia (attesa) del Financial Times: Renzi ultimo premier filo-europeo, e Italia peggio della Grecia

Dopo il No, il Financial Times prosegue sulla strada tracciata da diversi mesi a questa parte, profetizzando scenari apocalittici per l'Italia e per l'Eurozona

Il premier dimissionario Matteo Renzi.
Il premier dimissionario Matteo Renzi. Foto: Shutterstock

ROMA - Uno dei quotidiani stranieri che si è dimostrato più solerte sul referendum costituzionale italiano è indubbiamente il Financial Times. Il quale, alla vigilia del voto che avrebbe condotto Matteo Renzi alle dimissioni, ha dipinto scenari apocalittici nel tentativo, forse, di convincere gli italiani a pensarci due volte prima di rigettare la proposta di riforma della Costituzione firmata Renzi-Boschi. Così, prima ha ventilato l'ipotesi di una profonda crisi dell'Eurozona in caso di vittoria del No, crisi che avrebbe addirittura spinto l'Italia fuori dall'euro; poi, ha profetizzato il fallimento di ben 8 banche; quindi, si è più o meno apertamente schierato per il Sì, appellandosi al premier Matteo Renzi affinché, anche in caso di risultato contrario alle sue aspettative, non si dimettesse per non rischiare di gettare il Paese (e l'Europa) nel caos.

La «catastrofe» del post-referendum
Oggi, due giorni dopo il famigerato «No», il quotidiano finanziario di Londra torna sull'argomento, e lo fa, ancora una volta, con toni apocalittici. Dando quasi per scontato, cioè, che il destino che attende l'Italia sia quello di una terribile crisi bancaria e finanziaria che potrebbe portarla fuori dall'Eurozona. E sostenendo, oltretutto, che la vittoria del «populismo» italiano sia una prospettiva ancora peggiore, per l'Europa, della Brexit. 

Il vento anti-europeo soffia anche in Italia
Due eventi che pure, ammette il quotidiano, non sono sovrapponibili, ma che «fanno parte della stessa storia», cioè quella della crisi del progetto europeo. Progetto nel quale l'Italia, rispetto alla Gran Bretagna, ha sempre ricoperto un ruolo di primo piano, fin dalla nascita dell'Ue, visto che è uno dei 6 membri fondatori. E visto che, nel 1957, proprio Roma ospitò la firma del trattato con cui si diede vita alla Comunità Economica Europea. Oltretutto, mentre gli inglesi hanno sempre tenuto un piede «fuori» dall'Unione, l'Italia si è storicamente caratterizzata per i suoi sentimenti convintamente europeisti. E invece ultimamente, ammette con amarezza il Financial Times, qualcosa sta cambiando. 

Renzi, l'ultimo premier filoeuropeo
Il cambiamento è dovuto a diversi fattori. La lunga stagnazione economica del Paese, la crisi dell'euro, l'immigrazione, la perdita del 25% della produzione industriale, la disoccupazione al 40%. Molti italiani, scrive il quotidiano di Londra, riconducono tutto ciò alla sventurata entrata nell'euro di Roma. In questo contesto, per il Financial Times, Matteo Renzi potrebbe essere l'ultimo premier italiano filo-europeo. Perché le alternative che attualmente si presentano, con il Movimento Cinque Stelle in cima, ha una visione molto diversa del futuro dell'Italia.

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Verso una crisi finanziaria e l'uscita dall'euro
Per il Financial Times, il «populismo» italiano è decisamente più pericoloso di quello inglese, che ha condotto il Regno alla Brexit, per la tenuta dell'Unione europea. Non solo perché l'Italia è tra gli Stati fondatori dell'Ue, ma anche perché fa parte dell'euro, a differenza delle terre di Sua Maestà. E le dimissioni di Renzi, secondo il quotidiano, potrebbero innescare una grave crisi finanziaria che finirebbe per mettere in discussione l'esistenza stessa della moneta unica.

Crisi bancaria all'orizzonte
Come pericolo più immediato, il Financial Times parla della crisi bancaria, con la proposta di ricapitalizzare gli istituti in crisi – in primis Monte Paschi – in dubbio a causa dell'instabilità politica. Una situazione difficile, visto che lo Stato è già indebitato fino al collo. E le dimensioni del debito italiano potrebbero spaventare gli investitori, portando al rialzo dei tassi di interesse e minacciando la stessa solvibilità dello Stato italiano.

La veglia funebre per l'Europa
Nonostante, dunque, le istituzioni europee in queste ore abbiano cercato di versare acqua sul fuoco e di scindere il risultato del referendum dall'annosa questione della stabilità europea, il Financial Times non ha insomma cambiato versione rispetto alle catastrofiche profezie pre-referendum. Il No porterà l'Italia sull'orlo dell'Apocalisse. Oltretutto, aggiunge il quotidiano, un suo eventuale salvataggio sarebbe molto più complicato di quello della Grecia, date le dimensioni della sua economia. Una simile quantità di denaro manderebbe in fibrillazione la stessa Germania, che vede avvicinarsi a grandi passi importanti appuntamenti elettorali. A quel punto, scrive il quotidiano di Londra, l'unica prospettiva per l'Italia sarebbe l'uscita dall'euro. Il tutto, conclude il quotidiano, mentre si avvicina il 60esimo anniversario della firma del Trattato di Roma, appuntamento che potrebbe rivelarsi, per i leader europei, più che una festa una veglia funebre: il funerale dell'Europa. Prospettiva, quest'ultima, che, se per il Financial Times è uno scenario da incubo, per sempre più cittadini europei ed italiani assomiglierebbe di più a un sogno.