22 ottobre 2019
Aggiornato 10:30
Governo Renzi

L'uomo del Sì di Renzi, Jim Messina: una «sola» da 400mila euro

Era considerato un «guru della comunicazione» ma ultimamente ha collezionato solo severe batoste come la sconfitta alle presidenziali di Hillary Clinton, la vittoria dei favorevoli alla Brexit e la legnata presa dal presidente del governo spagnolo Mariano Rajoy. Ora anche il referendum costituzionale in Italia

ROMAVanity fair l'aveva lanciato in Italia come il celebre Mister Wolf di Quentin Tarantino, l'uomo che «risolve i problemi» come aveva titolato in un articolo celebrativo, invece Jim Messina si è rivelata la solita sola, anche se ben pagata. Per perdere rovinosamente la campagna referendaria per il Sì, che Matteo Renzi gli ha affidato, si è fatto pagare ben 400mila euro (noi del Diario ve ne avevamo già parlato qui.)

Ha fatto perdere Clinton e Cameron
Messina, nato negli Usa in Colorado nel 1969, è considerato un «guru della comunicazione» anche se ultimamente ha collezionato solo severe batoste. Le ultime due in ordine temporale sono la sconfitta alle presidenziali americane di Hillary Clinton per cui ha curato la campagna elettorale, e la vittoria dei favorevoli alla Brexit, quando lui era impegnato sul fronte opposto per il Partito conservatore britannico. Due fallimenti freschi e giganteschi che però non hanno fatto arricciare il naso al tesoriere del Partito Democratico, Francesco Bonifazi, che ha messo un settimo (400mila euro) dei 2,8 milioni di euro a disposizione per la campagna del Sì, nelle tasche di Messina.

I successi con Obama
Messina è un esperto di campagne elettorali, che lui affronta dal punto di vista analitico: numeri, flussi e dati, anzi «big data» con cui promette di far vincere i suoi clienti. Ha iniziato a lavorare nel campo durante gli anni '90, ma il suo apice lo tocca nel 2008 quando viene assunto come capo dello staff per la campagna elettorale di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti, che lo nomina vice capo di gabinetto della Casa Bianca fino al 2011. L'anno successivo ha ricoperto nuovamente il ruolo di capo della campagna elettorale per la rielezione di Obama. Poi il declino, prima con la campagna anti-Brexit affidatagli dal premier inglese David Cameron, subito seguito dalla tragica disfatta elettorale del presidente del governo spagnolo Mariano Rajoy.

Messina e l'Italia
In Italia Messina è di casa, conosce molto bene l'ambasciatore americano a Roma, David Thorne, tanto da fare pressione lobbystica su di lui per conto di Uber durante la rivolta dei taxisti di Milano e con Renzi è in contatto dal 2013, quando ha fatto una vacanza in Toscana e i due si sono conosciuti e piaciuti.

2,8 milioni di euro per la campagna
La parcella che Renzi gli ha riconosciuto per la sua campagna per il Sì è stata appunto di 400 mila euro. Appena centomila euro in meno di quanto il Pd ha incassato con la raccolta delle 500 mila firme per il referendum. Un investimento azzardato, molto azzardato, e finito molto male. Complessivamente, l'intera campagna per il Sì è costata 2,8 milioni di euro. Budget che, inutile dirlo, è stato fatto schizzare alle stelle proprio dalla super-consulenza di Messina.