20 settembre 2021
Aggiornato 06:30
pro e contro

Reddito di cittadinanza, ecco cosa rischiamo davvero e perché gli svizzeri hanno detto "no"

La Svizzera ha detto “no” al reddito di cittadinanza, ma in Italia il dibattito è ancora acceso e articolato. La proposta legislativa del M5S è in realtà quella di un reddito minimo garantito, che poco ha a che fare con un diritto universale

ROMA – Il 5 giugno la Svizzera ha votato contro la possibilità di introdurre il reddito di cittadinanza universale, che avrebbe permesso a ogni cittadino di riscuotere 2500 franchi svizzeri al mese (circa 2300 euro). La scelta del popolo svizzero sembra andare controcorrente rispetto all'interesse che il reddito di cittadinanza sta riscuotendo a livello mondiale. Ma quali vantaggi e svantaggi comporterebbe un reddito di cittadinanza per il sistema paese? E perché gli svizzeri hanno preferito dire «no»?

La Svizzera dice «no» al reddito di cittadinanza
Il concetto di «reddito di cittadinanza» sta riscuotendo un grande successo nell'economia internazionale. Molti economisti ritengono che potrebbe essere la strada giusta per sostenere la crescita e in Italia esiste già una proposta di legge a firma del M5S depositata in Senato. Tuttavia, il risultato del referendum che lo scorso 5 giugno si è svolto in Svizzera è stato emblematico: i cittadini svizzeri hanno preferito dire «no» a un reddito garantito a tutti e corrispondente a circa 2280 euro al mese.

Il dibattito nel Belpaese
Nel Belpaese, invece, il dibattito sulla proposta legislativa è ancora acceso e articolato. Da un lato ci sono i grillini, che portano avanti con determinazione la loro battaglia sostenendo che un reddito di cittadinanza permetterebbe di rilanciare i consumi e, quindi, l'economia reale. Dall'altro ci sono i sostenitori della tesi opposta, secondo i quali (come il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco) un reddito di cittadinanza è semplicemente «insostenibile» per il sistema paese e, per di più, non gioverebbe affatto alla crescita nazionale perché incentiverebbe la nullafacenza collettiva a discapito della produttività.

Il reddito minimo garantito
Innanzitutto, per far luce sulla questione e cercare di comprendere davvero i vantaggi e gli svantaggi legati all'introduzione di un reddito di cittadinanza nell'economia di un paese, occorre correggere un errore che causa non poca confusione. Una cosa è il reddito di cittadinanza. Un'altra il reddito minimo garantito. Nel primo caso, si tratta di un reddito concesso indistintamente a tutti i cittadini: lavoratori e disoccupati, ricchi e poveri, privilegiati e non. Nel secondo caso, invece, si tratta di un versamento destinato solo ed esclusivamente a quei soggetti che non raggiungono un reddito considerato «minimo» per la sussistenza.

La proposta legislativa del M5S
La proposta del M5S si qualifica non come un «reddito di cittadinanza» universale (che peraltro ad oggi non esiste ancora in nessuna parte del mondo), ma come un «reddito minimo garantito»: perché ha come obiettivo quello di assicurare a tutti i cittadini (almeno) 780 euro mensili per provvedere ai propri bisogni. Questo significa che verrà elargito integralmente solo a chi non ha nessuna disponibilità economica e parzialmente a chi non raggiunge quella soglia. Tutti gli altri cittadini, che raggiungono o superano il reddito di 780 euro mensili, secondo la proposta pentastellata non avranno diritto ad altri contributi.

Vantaggi e svantaggi
Veniamo ora ai vantaggi e agli svantaggi che una tale rivoluzione economica e sociale comporterebbe. L'introduzione di un reddito minimo garantito, in Italia costerebbe circa 17 miliardi di euro. Non tantissimo, considerando che solo la manovra del bonus renziano degli 80 euro è costata alle casse statali circa 10 miliardi di euro. Secondo i grillini, non solo è un'operazione sostenibile sul fronte della politica di bilancio, ma permetterebbe anche di investire maggiormente in istruzione e formazione, nell'imprenditoria e perfino nella ricerca. Inoltre incentiverebbe i consumi e sosterrebbe l'economia reale.

Panem et circenses
Secondo altri, invece, gli svantaggi superano i vantaggi nel lungo periodo. Molte persone potrebbero scegliere di non lavorare affatto, di non formarsi, di non impegnarsi in nessuna attività utile per la collettività, perché sicuri di ricevere in ogni caso l'indispensabile per vivere. Inoltre, a causa di questo diritto acquisito con la cittadinanza, potrebbero diffondersi sentimenti ben più ostili all'immigrazione di quelli che conosciamo oggi. E la popolazione, nutrita come nell'antica Roma con panem et circenses, potrebbe disinteressarsi sempre più della res pubblica, divenendo del tutto inerme e incapace di lottare per i propri diritti. Come avevano già compreso gli antichi romani, una pancia piena non fa più paura al potere.

Diritto a un reddito o diritto a un lavoro?
La Svizzera per ora ha detto «no», ma altri Stati (come la Finlandia e i Paesi Bassi) si stanno muovendo nella direzione opposta. Come sempre in economia, non esiste una formula che valga in assoluto per tutti i paesi: le caratteristiche economiche, politiche, sociali e culturali fanno di ogni territorio un unicum con esigenze specifiche di politica economica. Il reddito minimo garantito potrebbe funzionare bene nei paesi del Nord Europa, caratterizzati da una bassa densità di popolazione e un alto livello di Welfare. Meno bene nei paesi mediterranei dell'Eurozona. Nel frattempo, non sarebbe male prendere in considerazione, in Italia, anche l'ipotesi dei Piani di Lavoro Garantito. La battaglia più importante da intraprendere è forse quella per garantire ad ogni cittadino il diritto al lavoro. Piuttosto che un reddito senza occupazione.