6 dicembre 2019
Aggiornato 20:00

Gaza, 172 morti e 1.130 feriti in sette giorni di raid israeliani

In vista di una possibile offensiva di terra da parte di Israele, circa 17.000 persone hanno abbandonato le proprie case nel nord della Striscia di Gaza e hanno trovato rifugio presso le sedi delle Nazioni Unite.

GAZA - Nuovi raid sono stati messi a segno questa mattina dall'aviazione israeliana nella Striscia di Gaza, nel settimo giorno dell'operazione Barriera protettiva lanciata da Israele per fermare il lancio di razzi da parte dei gruppi palestinesi e che ha causato finora 172 morti e almeno 1.130 ferito. In vista di una possibile offensiva di terra da parte di Israele, circa 17.000 persone hanno abbandonato le proprie case nel nord della Striscia di Gaza e hanno trovato rifugio presso le sedi delle Nazioni Unite.

Gli attacchi odierni hanno preso di mira siti delle Brigate Ezzedim al-Qassam, braccio militare di Hamas, senza fare vittime. Per la prima volta dall'inizio di questo nuovo conflitto, un razzo lanciato dalla Siria è caduto sulle alture del Golan occupate da Israele, senza fare vittime; l'esercito israeliano ha risposto con colpi di artiglieria contro postazioni delle forze regolari siriani.

Stando a quanto riferito dall'esercito israeliano, «diversi razzi sono stati lanciati dal Libano sulla Galilea occidentale», senza fare feriti. Anche in questo caso le forze armate dello Stato ebraico hanno risposto con colpi di artiglieria e denunciato il caso alle forze Onu. Israele ha colpito Hamas anche in Cisgiordania, arrestando cinque leader del movimento a Nablus e Jenin, stando a quanto riferito da fonti della sicurezza palestinese. Sul fronte palestinese sono circa 715 i razzi che hanno raggiunto Israele e oltre 160 quelli intercettati, senza fare vittime.

Sul fronte diplomatico, il presidente palestinese Abu Mazen ha chiesto, in una lettera inviata al segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon, di porre ufficialmente lo Stato di Palestina «sotto il sistema di protezione internazionale delle Nazioni Unite». Da parte sua, il segretario di Stato Usa John Kerry ha ribadito ieri al premier israeliano Benjamin Netanyahu che «gli Stati Uniti sono pronti a intervenire per facilitare la cessazione delle ostilità, compreso un ritorno dell'accordo di cessate il fuoco del novembre 2012». E tra oggi e domani arriveranno nella regione il ministro degli Esteri tedesco Frank Walter Steinmeier e la titolare della Farnesina, Federica Mogherini, per incontrare Abu Mazen e Natanyahu.

Ieri, il ministro Mogherini ha avuto una serie di colloqui telefonici sulla «situazione sempre più drammatica in Israele e a Gaza» con Steinmeier, il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius e il suo omologo britannico, William Hague. Mogherini ha ricordato come il conflitto israelo-palestinese abbia «già devastato troppe generazioni», invitando la comunità internazionale a trovare «la compattezza e il coraggio per mettere fine a una delle guerre più lunghe della storia contemporanea».

Secondo fonti di sicurezza citate oggi dalla radio militare israeliane, al momento sarebbero attivi «quattro canali per tentare di arrivare a un cessate il fuoco: il Qatar, l'Autorità palestinese, gli americani e gli egiziani».
«Secondo queste fonti - ha sottolineato la radio - il canale egiziano è il più forte, il più autorevole, che unisce tutti questi canali di comunicazione».