26 giugno 2019
Aggiornato 13:30
Minotauro, banche e Target 2

Gli italiani spaventano le banche. Ma con Mps e Unicredit siamo sull'orlo di una crisi sistemica

Il voto dimostra che una crisi sistemica punitiva indotta dal sistema finanziario potrebbe portare a reazione scomposte da parte delle popolazione ormai stremata. La speculazione rimane ferma

Il premier dimissionario Matteo Renzi
Il premier dimissionario Matteo Renzi ( Shutterstock )

ROMA - Dimenticate la diminuzione del numero dei politici, il processo decisionale, i risparmi e il famoso Cnel. La riforma costituzionale «ce la chiedono i mercati», questa è l’unica cosa che conta. Ma perché i mercati domandavano questo? Aveva il corpo umanoide e bipede, ma aveva zoccoli, pelliccia bovina, coda e testa di toro. Era di carattere selvaggio e feroce, perché la sua mente era completamente dominata dall'istinto animale, avendo la testa di una bestia. Minosse fece rinchiudere il Minotauro nel labirinto costruito da Dedalo. Quando Androgeofiglio di Minosse, morì ucciso da degli ateniesi infuriati perché aveva vinto troppo ai loro giochi disonorandoli, Minosse decise per vendicarsi della città di Atene, sottomessa allora a Creta, che questa dovesse inviare ogni anno sette fanciulli e sette fanciulle da offrire in pasto al Minotauro, che si cibava di carne umana. Allora Teseo, eroe figlio del re ateniese Egeo, si offrì di far parte dei giovani per sconfiggere il Minotauro. Arianna, figlia di Minosse e Pasifae, si innamorò di lui. Alla fine, come noto, Teseo uccide il Minotauro e riesca ad uscire dal labirinto grazie al filo di Arianna. La figura mitologica dell’antica Grecia spiega la situazione attuale: Minosse rappresenta le banche che hanno in mano il nostro debito pubblico, e non solo, alle quali gli ateniesi, ovvero gli italiani, devono portare fanciulli e fanciulle da sacrificare. Il sacrificio insito nella riforma costituzionale era il settore vergine, esattamente come i giovani ateniesi, rappresentato da sanità pubblica, scuola pubblica e sistema previdenziale.

Gli italiani hanno spaventato mercati e burocrati
Eurozona a un passo dalla fine? L’Italia uscirà dall’euro? Ci sarà una crisi bancaria che travolgerà il sistema Unione Europea, riportando le lancette degli orologi indietro di variate decadi? Il referendum costituzionale che ha visto il trionfo del «No» non è la leva che porterà a tutto questo: analizzando i dati macroeconomici par di capire che la «riforma» voluta da Matteo Renzi, su pressione di Giorgio Napolitano, fosse il sacrificio italiano per placare l’ira del Minotauro, ovvero dei mercati finanziari. Renzi, ai creditori che hanno in mano le sorti del nostro Paese, ha promesso un sistema istituzionale che permettesse la vendita a pezzi dei servizi pubblici più ricchi e più remunerativi, ovvero quelli che la Costituzione copre dalla dicitura «diritto universale».

Il disegno del sistema finanziario che Renzi non è riuscito a portare a termine
Lo schema è quello greco: settori economici vergini per banche e società assicurative estere direttamente riconducibili ai paesi che detengono il debito pubblico del nostro paese. Gli italiani in massa, però, hanno detto che non vogliono un indebolimento dei meccanismo istituzionale che permetta una via più agevole alla messa sul mercato di questi tre settori. La crisi economica ha stremato la classe media, e il sud è una bolgia che pare sul punto di esplodere. E questa reazione, massiccia e imprevedibile, ha spaventato gli speculatori. Gli italiani, per quanto lobotomizzati dai mezzi di comunicazione, hanno avuto una reazione imprevista e violenta, che fa ipotizzare rivolte sociali nel caso i mercati tentassero di forzare la mano attraverso crisi bancarie indotte. Per questa ragione, a due giorni dal voto, tutto il comparto finanziario non solo non ha avuto un contraccolpo come quello paventato, ma addirittura guadagna terreno. L’Italia appare come un paese sull’orlo della rivolta sociale: probabilmente priva di un vero obbiettivo, e quindi ancora più pericolosa.

Il sistema bancario e il Target 2
Indubbiamente le minacce che provenivano dai megafoni delle maggiori banche d’affari del mondo avevano il compito di terrorizzare il popolo che stava per votare: ma erano immotivate? La risposta, purtroppo, è no. Ci sono due nodi gravi che portano l’Italia verso una crisi sistemica molto grave: Unicredit e Monte Paschi Siena. A testimoniare questo è un indicatore, il Target 2, che certifica prospettive oscure nel breve periodo.

Monte Paschi Siena
Lunedì il consorzio delle banche garanti ha deciso di prendere tempo dopo l’esito del referendum che porterà ad un nuovo governo. La stessa decisione è stata presa dal fondo sovrano qatariota Qia, che potrebbe mettere un miliardo. Purtroppo sono necessari cinque miliardi di euro entro il 31 dicembre, a meno che la Bce, e quindi Mario Draghi, rimandi ancora il termine ultime per «completare l’operazione». In alternativa c’è la la conversione obbligatoria delle obbligazioni in azioni. Nebbia fitta invece per quanto riguarda i crediti deteriorati da piazzare sul mercato, pari a ventisette miliardi.

Unicredit
La banca di sistema più importante d’Italia deve affrontare un aumento di capitale pari a dieci miliardi di euro, anche se secondo alcuni analisti si potrebbe giungere fino a quota diciotto. Unicredit sta vendendo i pezzi pregiati, ieri è stato il turno di Pioneer e probabilmente nelle prossime settimane potrebbe toccare a Fineco. Sul tavolo anche l’ipotesi di fusione con Societé Generale. Come nel caso di Mps, l’unica via ipotizzabile in questo momento per salvare Unicredit è data dalla nazionalizzazione: operazione semi impossibile, sia a livello giuridico che economico.

Target 2
A causa di queste due crisi l’interno settore bancario sta subendo una fuga di capitali senza precedenti. Il sistema Target 2, ovvero la piattaforma dove le banche centrali e commerciali si scambiano gli euro, manifesta una impennata nei depositi delle banche tedesche e un progressivo dissanguamento di quelle italiane. In breve: gli unici euro che arrivano all’Italia giungono dalla Bce di Mario Draghi e non dagli altri paesi. Che, invece, come nel caso della Germania, stanno chiudendo le frontiere ai «loro» euro. Qualche dato: all’inizio del 2012 l’ammontare dei depositi Target 2 in Germania era pari a 655 miliardi. Oggi è pari a 715. Italia nel 2012: meno 255 miliardi. Italia 2016: meno 353 miliardi. Nessun paese come la Germania ha accumulato così tanto. Nessun paese come l’Italia ha «perso» così. La situazione è quindi oggettivamente drammatica. Gli italiani però hanno dimostrato che sono pronti a passi estremi per salvarsi. Senza giungere a moti di piazza, l’alternativa potrebbe essere l’uscita dall’euro volontaria e la creazione di una "moneta fiat" da svalutare immediatamente con cui ricapitalizzare il settore bancario nazionalizzato. Ovvero la fine dell'Unione europea. Fantafinanza.