18 novembre 2019
Aggiornato 21:30
Dopo il referendum

Altro che Apocalisse da dopo referendum, lo spread si è ridotto

Nessuna ondata di panico si è riversata sulle Borse europee e in Italia il temutissimo spread si è addirittura ridotto, scendendo fino a 158 punti base. Aiutano il QE della Bce e le migliori condizioni macroeconomiche dell'Italia

ROMA – La vittoria del No nel referendum sulla riforma costituzionale non ha avuto alcun effetto sul mercato del debito pubblico dell'Eurozona. Nonostante i timori, il mercato ha retto bene l'urto del voto referendario e lo spread è rimasto stabile.

Lo spread è sceso fino a 158 punti
Altro che apocalisse. Nonostante il «terrorismo finanziario» che ha imperversato sui media internazionali prima del voto referendario, i mercati stanno reggendo bene l'urto della vittoria del fronte del «No». Nessuna ondata di panico si è riversata sulle Borse europee e in Italia il temutissimo spread si è addirittura ridotto. Dopo la stabilizzazione di ieri, oggi si restringe ulteriormente lo spread tra Btp e Bund, che è sceso fino a 158 punti. Il rendimento del decennale italiano è all'1,92% e si riporta sotto il livello di apertura di ieri.

Le ragione della riduzione dello spread
A sostenere i prezzi anche le aspettative per la riunione di giovedì prossimo in seno alla Bce, che dovrebbe procedere al prolungamento del quantitative easing di almeno 6-9 mesi. Ieri il rendimento del Btp decennale aveva chiuso in area 2,0% e quello del Bund tedesco allo 0,33%, mentre lo spread era rimasto stabile a 167 punti. Contrariamente a quanti credevano che Si era persino ristretto lo spread tra il debito pubblico tricolore e quello spagnolo, che nei giorni precedenti al referendum aveva raggiunto anche i 60 punti, oggi si viaggiava a 46. Nelle sale operative ritengono che la tenuta dello spread sia scontata per due ovvi motivi.

L'Italia ha dei fondamentali economici più solidi
Da una parte c'è il programma di acquisti di titoli di Stato da parte della Bce, che scoraggia in modo significativo iniziative di speculazione al ribasso. E anche se il quantitive easing teoricamente dovrebbe scadere a marzo del 2017, dalla riunione dell'Eurotower di giovedì prossimo arriverà probabilmente il prolungamento di altri 6-9 mesi dato per certo dagli analisti internazionali. Dall'altra parte, inoltre, sono completamente mutate le condizioni macroeconomiche dell'Italia rispetto ai tempi dell'impennata dello spread registratasi dal 2010 al 2012. Il Paese, infatti, non ha più una bilancia delle partite correnti in profondo rosso che ne aumentava la dipendenza dai capitali esteri. Le esportazioni nazionali sono in crescita e il debito pubblico italiano in mano estera si è sostanzialmente dimezzato.