14 novembre 2019
Aggiornato 18:00
La rivincita del gas

Energia, per Italia e Eni un tesoro chiamato mare Adriatico

Il consigliere regionale Pd in Emilia Romagna, Gianni Bessi, ci spega perché il vero nemico del futuro energetico è il carbone e cosa può fare l'Italia per combattere i cambiamenti climatici sfruttando una risorsa importantissima nel Mare Adriatico

ROMA – Il consigliere regionale Pd in Emilia Romagna, Gianni Bessi, è intervenuto alla settima edizione della Leopolda per spiegare come mai Eni e l'Italia dovrebbero puntare sul gas naturale e cosa si nasconde dietro il messaggio «ambientalista» in alcuni casi trasmesso da «movimenti» di varia origine e natura in forma approssimativa, sensazionalistica, e «antiscientifica».

Dalla Cop21 di Parigi alla Cop22 del Marocco
Alla fine del 2015 alla Cop21 di Parigi è stato raggiunto un accordo globale per la riduzione dei cambiamenti climatici del pianeta. I contenuti del documento prevedono che il mix energetico mondiale debba cambiare rapidamente e sostanzialmente, con un aumento considerevole dell'energia prodotta da fonti rinnovabili e dal gas naturale e una conseguente riduzione di quella prodotta con il carbone. Nella stessa direzione, probabilmente, procederanno i lavori della Cop22 che si svolgerà in Marocco dal 7 al 18 novembre. Il vero nemico del futuro energetico, infatti, «è proprio il carbone», come evidenzia il consigliere regionale Pd in Emilia Romagna, Gianni Bessi, durante il suo intervento alla Leopolda renziana 2016.

Il carbone causa circa il 70% delle emissioni
«Il mix energetico gas naturale e rinnovabili è la migliore soluzione per garantire l’approvvigionamento», ha sottolineato Bessi. Il gas naturale infatti, a parità di energia elettrica prodotta, genera circa la metà delle emissioni prodotte dal carbone. L’obiettivo più ambizioso è quello di cessare la produzione di energia elettrica da carbone entro il 2040. Ma tutt’oggi il carbone copre ancora oltre il 30% del fabbisogno di energia elettrica nel mondo e causa circa il 70% delle emissioni. In Europa si vive la situazione più paradossale, perché nonostante sia il continente più a cultura ambientalista e negli ultimi anni abbia speso enormi risorse per sostenere lo sviluppo delle energie rinnovabili, «ha anche aumentato sensibilmente la produzione di energia elettrica da carbone, di fatto annullando i benefici prodotti dalle fonti rinnovabili in termini di emissioni», ha evidenziato Bessi.

La Polonia produce il 90% della sua energia col carbone
La Germania produce circa il 40% della propria energia elettrica da carbone e ci sono casi, come la Polonia, in cui questo valore arriva al 90%. Ma anche l’Italia è protagonista di questo paradosso e la Regione che registra la massima produzione di energia elettrica da carbone nel belpaese è la Puglia. Le ragioni del paradosso che si vive in Europa – secondo il consigliere regionale Pd - sono soprattutto culturali perché il messaggio «ambientalista» è in alcuni casi trasmesso da «movimenti» in forma approssimativa, sensazionalistica, «antiscientifica» e non tiene quasi mai conto di cosa significhi davvero «sostenibilità». E invece il nostro Paese può e deve farsi attore e promotore di una sostenibilità positiva, «poiché può contare su una risorsa importantissima». Il Mare Adriatico racchiude infatti «una combinazione quasi unica in Europa di risorse naturali (gas e vento), infrastrutture esistenti (piattaforme e terminali), tessuto industriale e competenze tecniche (Polo Offshore)».

L'Italia può contare sul «tesoro» del Mare Adriatico
«La nostra migliore opzione è proprio quella di puntare su un mix di gas naturale, che è davvero estraibile a km zero e fonti rinnovabili», sottolinea Bessi. Queste considerazioni conducono, inevitabilmente, a quella che è la questione centrale per il futuro del settore energetico italiano. «È corretto spingere sull’ENI e sul Governo – nella nuova Strategia energetica nazionale – perché quella risorsa fondamentale che abbiamo nel mare Adriatico, il gas naturale e le competenze per estrarlo e utilizzarlo, venga valorizzata?», si chiede l'esponente del Partito democratico. Magari trasformando l’Adriatico nell’area in cui «allenare» il sistema energetico italiano per costruire competenze ed esperienze che permettano, appunto, di compiere la transizione verso il pieno utilizzo dell’energia pulita? E infine, è corretto lottare per questa energia pulita, socialmente utile ed economicamente conveniente? Secondo Bessi, la risposta a tutte queste domande può essere solo «sì».