16 settembre 2019
Aggiornato 08:30
Non è colpa della brexit

La Brexit non c'entra: le banche se ne vanno da Londra perché non vogliono pagare le tasse

I media mainstream sostengono che le banche si apprestano a lasciano Londra a causa della brexit. Ma la realtà è molto diversa ed ha a che fare con la tassa dell'8% sui profitti bancari creata lo scorso gennaio e che il governo May vuole mantenere

Le banche si preparano a lasciare Londra. Ma la brexit non c'entra.
Le banche si preparano a lasciare Londra. Ma la brexit non c'entra. Shutterstock

LONDRA - La spasmodica ricerca del paradiso: fiscale. In Europa. Senza scappare lontano, senza infrangere leggi, senza rischiare di dover multe nel momento in cui i soldi rientrano in Italia.

La narrazione classica
Ben al di là delle narrazione «favolosa» che imperversa sui media, si muovono logiche competitive in cui vengono dispiegate le forze più pervasive per attrarre capitale e lavoro. In questi giorni torna a riempire l’immaginario collettivo la notizia secondo cui la Brexit starebbe per causare sfracelli finanziari ed economici in Inghilterra e nelle piazza finanziaria di Londra in particolare. Anthony Browne, presidente e CEO della British Bankers’ Association, è salito a ruolo di oracolo: ha donato il suo pensiero catastrofico ad un articolo dato all’Observer, il più antico domenicale del mondo. L’Observer è una delle, molte, voci del progressismo liberista, l’approdo finale del socialismo novecentesco, e fa parte dello stesso gruppo editoriale del Guadian: quotidiano che molto si è speso a giugno per il «remain» (LEGGI ANCHE "La catastrofe mancata della brexit sta per abbattersi sull'Italia. O no?").

Le banche lasciano Londra
Le banche  - ha scritto Browne - si apprestano a lasciare Londra, per poter operare meglio nei paesi Ue, attività ormai impedita dall’esito referendario della scorsa estate. Gli istituti di credito più piccoli potrebbero trasferirsi entro la fine dell’anno. Questi passaggi, nel testo di Browne, sono dati per certi ma non spiegati dettagliatamente. Questo comporterà la perdita di migliaia di posti di lavoro, tra i più qualificati e con capacità di spesa. La minaccia, tra le righe, è semplice: andranno via i banchieri ricchi che spendono, rimarranno solo i lavapiatti poveri e stranieri. Questo perché vi potrebbero essere delle restrizioni finanziarie potenzialmente dannose, volte a proteggere il mercato unico Ue e quindi danneggiare il competitor britannico ormai fuori.

L'economia inglese non ha ceduto
Non  solo, Browne sottolinea che le barriere commerciali incideranno profondamente sull’economia inglese. Decadrebbero anche i «diritti di passaporto», ovvero la possibilità che hanno le banche inglesi a offrire servizi finanziari a società e persone nell'intera Ue senza alcun ostacolo. Questa, in definitiva, è una riproposizione, particolarmente aggressiva, di uno scenario catastrofico, fatto di isolamento, recessione e povertà: e stranieri. Sebbene sia passato poco tempo dal giorno che ha sancito la Brexit, al di là della manica non è ancora accaduto nulla di tutto ciò. L’economia, nonostante la pesante svalutazione della sterlina, non ha ceduto. E nemmeno i mercati finanziari (LEGGI ANCHE "Brexit, in Gn cresce l'occupazione. Intanto qui da noi svalutano sempre e solo il lavoro").

Piccoli dettagli che vengono omessi
Una lettura classica del contesto quindi, che per altro rafforza politicamente diversi traballanti leader europei, in primis il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, ed il presidente francese, Francois Hollande. In particolare quest’ultimo, ormai assediato in casa da un fronte trasversale che reclama più indipendenza e più impegno per la Francia e i francesi, ha speso in questi giorni parole particolarmente pesanti verso l’Inghilterra: «dovranno pagare un prezzo.» Ma, a ben vedere, l’unico che rischia di pagare un prezzo politico pesante è lui, che veleggia senza un’idea verso una non scontata riconferma. L’attenzione quindi non viene fatta ricadere su un breve passaggio di Browne, in cui si può leggere: «Londra rimanga un luogo competitivo per il business delle grandi banche internazionali.» Il banchiere londinese, chiama così in causa l’unica ragione che si scorge al di là della retorica millenarista: una tassa dell’8% sui profitti bancari, creata lo scorso gennaio. Tassa che il governo May vuole mantenere. La poesia del mercato unico, del continente senza frontiere e libero per i cittadini che vogliono viaggiare, si riduce a un, legittimo, calcolo di interesse sui profitti e sulle tasse.

Creare il senso di colpa
Ci si trova quindi di fronte ad uno schema ormai classico: la stampa internazionale, con particolare impegno da parte di quella progressista radical chic, in nome di un altissimo ideale di uguaglianza, riceve il compito di creare un pesante senso di colpa nella cittadinanza che ha voluto la Brexit. Il senso di colpa deve poi far leva sui governi, che non possono toccare gli interessi dei potentati finanziari. I quali nascondono le loro vere preoccupazioni dietro nobili ideali a cui sono disinteressati. Il gioco ha però il pregio di mettere in evidenza la struttura morale portante che vige nell’Unione europea: la giungla. Non differente da quelle che viene sgomberata a Calais in queste ore (LEGGI ANCHE "Perché la Gran Bretagna vuol costruire un muro anti-immigrati a Calais"): magari più pulita, più confortevole, ma centrata sul primato dell' homo homini lupis. Alte infatti si sono levate le aspirazioni di varie piazze finanziarie, compresa Milano, che offrono, o vorrebbero farlo, una sorta di extraterritorialità. D’altronde, senza andare in luoghi troppo esotici, basta sfruttare le norme fiscali del Lussemburgo, o del Principato di Monaco, o dell’Irlanda, per trovarsi alle Cayman senza nemmeno spendere i soldi del biglietto aereo. E così, mentre la pressione fiscale rimane inalterata, o aumenta, sulla classe media, le banche, o le grandi, minacciano i governi di licenziamenti di massa qualora non siano soddisfatte delle tasse che, in generale, vorrebbero azzerate. Ma l’importante è la fratellanza, nonché gli inarrivabili valori di Ventotene. L’Europa quindi è diventata questo: un luogo dove si combatte una dura guerra su quali privilegi dare a banche e multinazionali, rifacendosi poi sulla classe media che non ha più nulla da contrattare.