15 dicembre 2019
Aggiornato 01:30
La fine annunciata

TTIP, perché le trattative stanno naufragando e la Cina gongola

I negoziati per il trattato di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti d'America sono quasi naufragati. Troppi i nodi ancora da sciogliere e la Brexit ha dato il colpo di grazia alle trattative. Ma sapete chi ne trarrà maggior profitto?

ROMA – I negoziati per il trattato di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti d'America sono naufragati, anche a causa della Brexit. I cittadini europei possono tirare un sospiro di sollievo. Ma non sanno che a cantare vittoria sarà soprattutto la Cina. Vi spieghiamo perché.

Il TTIP non s'ha da fare
I negoziati per il trattato di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti d'America sono naufragati, anche se la nuda verità non è stata (per il momento) sancita da nessuna comunicazione ufficiale. In Germania è stato il vice cancelliere e ministro dell'Economia tedesco, Sigmar Gabriel, in un'intervista rilasciata alla rete televisiva pubblica Zdf, a sottolineare che «i colloqui con gli Stati Uniti sono di fatto falliti». E in Francia il sottosegretario per il Commercio internazionale, Matthias Fekl, ha annunciato ai microfoni di Rmc che il paese vuole chiedere «lo stop delle trattative».

I problemi irrisolti
Troppi i nodi ancora da sciogliere. Il negoziato tra Unione Europea e Stati Uniti d'America avrebbe permesso di incrementare gli scambi commerciali tra le parti di 120 miliardi di euro in dieci anni. Ma a fronte di rischi enormi. Nel maggio scorso Greenpeace aveva accusato gli Stati Uniti, attraverso la rivelazione di alcuni documenti, di voler scardinare gli standard europei (decisamente più alti di quelli americani) per quanto riguarda la salute dei cittadini e la tutela ambientale allo scopo di colonizzare il mercato comunitario. Vale la pena ricordare che la norma ultraprotezionista che gli statunitensi non volevamo smantellare, la «buy american», avrebbe imposto l’utilizzo del 50% di prodotti made in Usa per ogni appalto pubblico.

L'affondo letale della Brexit
Come sottolinea Maurizio Pagliassotti, questa norma sarebbe stata un brutto colpo per la produzione italiana di alta qualità e con ogni probabilità avrebbe determinato il crollo dell'export made in Italy diretto oltreoceano. I negoziati tra le parti non godevano già di buona salute quando il responso del referendum inglese ha fatto capire che la Brexit poteva mandare definitivamente all'aria circa tre anni di trattative. Ma, contrariamente a quanto ci piacerebbe pensare, il fallimento del TTIP non è da imputare allo straordinario effetto di un rigurgito democratico. Il trattato di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti d'America non è saltato per merito dei popoli comunitari, che sono riusciti eroicamente a far valere i loro diritti di fronte alle lobby statunitensi. No.

Perché il TTIP è saltato
Il TTIP è saltato per un banale calcolo politico. I leader politici europei e americani non se la sono sentita, infatti, di ratificare un accordo che non gode di simpatia popolare alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali. In Europa, Francois Hollande e Angela Merkel devono fare i conti con le imminenti elezioni nazionali e la priorità della loro agenda politica è quello di non contraddire l'opinione pubblica. Dall'altra parte dell'oceano, Donald Trump e Hillary Clinton hanno la stessa esigenza.

Le conseguenze sull'economia internazionale
Come sottolinea Giulia Pozzi, infatti, buona parte dell’opinione pubblica americana legge il TTIP come l’ennesima minaccia alla sopravvivenza economica della working class, già duramente provata dalla crisi. Tuttavia, sebbene crediamo fermamente che il naufragio del TTIP sia una buona notizia per i cittadini europei, è necessario riflettere su una questione rilevante se consideriamo le dinamiche dell'economia internazionale. Come evidenzia, Stefano Cingolani su Formiche.net, ad approfittare del fallimento dei negoziati tra l'Unione Europea e gli Stati Uniti d'America sarà soprattutto la Cina.

Un assist per Pechino
Il Dragone, ricordiamolo, è il padrone del debito pubblico americano ed è responsabile della perdita di milioni di posti di lavoro nell'industria europea. Con la sua a-normativa ambientale, un diritto del lavoro praticamente inesistente come i sindacati capaci di farlo rispettare, la tutela della salute come utopia e non come obiettivo nazionale, il dumping sociale con cui uccide la libera concorrenza internazionale è il nemico più pericoloso della fragile economia europea. Il progetto di un'area commerciale sempre più integrata tra l'Europa e il Nord America spaventava Pechino, che ora invece potrà giocare la partita dei suoi interessi economici su tavoli separati e perciò con maggiore profitto.