11 dicembre 2019
Aggiornato 22:30
Aspettando Janet Yellen

Fed, grande attesa per Jackson Hole. Ma ecco perché l'economia americana potrebbe collassare

Il gotha della finanza si riunirà venerdì 26 agosto a Jackson Hole, in Wyoming, e la presidente della Fed rivelerà le prossime mosse della banca centrale americana. Ma nell'economia statunitense qualcosa non torna come vorrebbero farci credere.

ROMA – L'economia degli Stati Uniti d'America sta crescendo ad un'andatura moderata, il mercato del lavoro dà segni di ripresa e la Federal Reserve, archiviati i timori dei mesi precedenti e l'incognita Brexit, sembra si stia preparando a ritoccare i tassi per aumentare il costo del denaro non appena arriverà l'autunno. Ma c'è chi crede, invece, che i dati divulgati dai media internazionali nascondano una realtà molto diversa, e che l'economia statunitense possa implodere da un momento all'altro.

L'appuntamento di Jackson Hole
Il gotha della Finanza statunitense si riunirà venerdì 26 agosto a Jackson Hole, in Wyoming. Durante l'incontro, la presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, terrà il suo discorso annuale di rito e sarà l'occasione per anticipare al mondo le prossime mosse della banca centrale americana in materia di politica monetaria. Secondo la maggior parte degli analisti economici, la Fed si sta preparando ad aumentare il costo del denaro perché i dati macroeconomici sull'andamento dell'economia statunitense sembrano rassicuranti e i timori per l'incognita Brexit si sono dissipati.

La versione dei media mainstream
Le cifre del mercato del lavoro appaiono incoraggianti e anche il mercato immobiliare (uno degli indicatori più importanti per capire lo stato di salute dell'economia di un paese) sembra dare segni di ripresa. Secondo le pubblicazioni del National Association of Home Builders (NAHB), infatti, il mese di giugno è stato il migliore da dieci anni a questa parte per quanto riguarda sia l’avvio di nuove costruzioni immobiliari che la vendita di case già esistenti. Ma, nonostante i dati positivi diffusi dai media mainstream, c'è chi crede che l'economia degli Stati Uniti d'America non solo stia rallentando, ma rischi addirittura di implodere da un momento all'altro.

L'economia statunitense e l'imprevedibile «cigno nero»
Secondo l'articolo di Tyler Durden pubblicato su www.zerohedge.com, basterà un qualsiasi evento avverso imprevedibile (quello che gli economisti chiamano «cigno nero») a spingere l'economia statunitense verso un'inesorabile depressione. E sotto i nostri occhi ci sono già alcuni segni inequivocabili di quanto potrebbe accadere. Innanzitutto, come riporta l'autore, la produzione industriale sta subendo una flessione da circa nove mesi a questa parte, e non è mai accaduto nulla di simile (al di fuori di una recessione) in tutta la storia statunitense. Le attività di vendita sono in costante calo dalla metà del 2014 e l'incidenza dei pagamenti rateali è in aumento da gennaio 2015.

Gli investitori si stanno liberando dei titoli del debito Usa
Gli ordini di fabbrica statunitensi sono in calo da oltre 18 mesi e la produzione di carbone è scesa al livello più basso negli ultimi 35 anni. Inoltre, le entrate fiscali federali di solito iniziano a diminuire quando si entra in recessione, ed è esattamente quello che sta accadendo. Come se non bastasse, una delle più grandi aziende del paese, la Bank of America, ha annunciato il taglio di circa 8mila posti di lavoro. Nonostante i media mainstream raccontino di un'America in buona salute economica e in via di recupero, moltissimi investitori internazionali devono pensarla però diversamente, perché stanno vendendo titoli del debito pubblico americano a un ritmo decisamente «anomalo».

Milioni di americani senza sicurezze economiche
Anche altri economisti ritengono che i pilastri sui quali poggia l'economia statunitense siano più fragili che mai. Per rendersene conto basta considerare alcuni indicatori. Uno dei più importanti riguarda l'andamento dei salari, che non è migliorato per la maggior parte della popolazione. Tra il 2009 e il 2015, infatti, il 20% dei professionisti ha visto diminuire la sua remunerazione in media del 5,7% e per tutti i lavoratori degli Stati Uniti il potere d'acquisto è diminuito del 4%: significa che il costo della vita ha superato ogni aumento di stipendio. E che milioni di americani non hanno nessuna sicurezza economica.

Il rischio di un'implosione improvvisa
Inoltre, sebbene il tanto sbandierato tasso di disoccupazione sia notevolmente diminuito, non altrettanto si può dire del tasso di sottoccupazione (cioè quel tasso che indica il numero di lavoratori part-time che vorrebbe lavorare a tempo pieno) che si mantiene intorno al 10%. Insomma, se è vero che l'economia statunitense sta dando timidi segnali di ripresa è però altrettanto vero che permangono gravi fragilità strutturali. E il rischio è quello di un collasso improvviso, se – come ora – questi segni di allarme continueranno ad essere ignorati o nascosti.