9 dicembre 2019
Aggiornato 00:30
come funziona e perché è stato creato

Atlante, tutti i retroscena dell'operazione che salverà le banche (forse)

Il governo, la Cdp, le banche e una parte del settore finanziario privato nazionale hanno deciso di mettere in sicurezza il sistema bancario italiano. Ma perché proprio ora?

ROMA - Il FMI e la Banca d'Italia danno il benvenuto ad Atlante. Secondo Christine Lagarde è «un passo avanti nella giusta direzione» e Ignazio Visco accoglie questa iniziativa con favore definendola «una risposta efficace alle difficoltà del sistema bancario». Ma ecco qual è il vero scopo del nuovo fondo di investimento, e soprattutto quali sono i retroscena del triangolo Bankitalia-Tesoro-UE che hanno portato alla sua nascita.

Che cos'è Atlante
La nascita di Atlante è stata decisa sotto l'egida dell'Esecutivo e in una riunione al ministero dell'Economia, dove alcune delle maggiori banche italiane – Unicredit, Intesa San Paolo e Ubi Banca come capofila – alcune compagnie assicurative tra le quali Generali, Unipol e Cattolica, alcune fondazioni e la Cdp posseduta dal Tesoro si sono impegnate a costituire un «fondo di investimento alternativo» (Fia) che dovrebbe avere una dotazione finanziaria di 5 miliardi di euro. Atlante sarà gestito da una società di gestione del risparmio, la Questio Capital Management Sgr, presieduta dall'economista Alessandro Penati e partecipata da Fondazione Cariplo, Locke srl, Cassa di Previdenza dei Geometri, Direzione Generale Opere Don Bosco e Fondazione Cr Forlì. Proprio perché il fondo in questione ha natura e finalità privatistiche, sarà al riparo da qualsiasi censura da parte dell'UE, le cui regole vietano a tutti i paesi membri gli aiuti di Stato.

Le finalità nascoste dell'operazione
Atlante nasce allo scopo di sostenere gli aumenti di capitale degli istituti di credito italiani in difficoltà e la dismissione dei crediti incagliati delle banche. E' anche un modo per impedire che capitali stranieri possano allungare troppo le loro mani sulle banche nostrane in difficoltà, ma è altresì uno scudo con un ruolo di garante di ultima istanza nelle ricapitalizzazioni, che potrebbe essere utilizzato in futuro anche in favore del Monte dei Paschi di Siena, qualora ce ne fosse bisogno. Il governo, la Cdp, le banche e una parte del settore finanziario privato nazionale hanno deciso di mettere in sicurezza il sistema bancario italiano con un fondo ad hoc, allo scopo di alleggerirlo di quella pesante zavorra costituita dalle sofferenze che da solo esso riesce a smaltire. Ma la domanda è: perché proprio ora?

Dietro le quinte il triangolo Bankitalia-Tesoro-UE
Il dietro le quinte di questa operazione potrebbe coinvolgere addirittura il triangolo Bankitalia-Tesoro-UE, come ci spiega Gianluca Zapponini in un articolo pubblicato su Formiche.net. I fatti risalgono a qualche giorno prima che il crack di Banca Etruria, Carichieti, Cariferrara e Banca Marche fagocitasse i risparmi di circa 135mila famiglie italiane. In quell'occasione la Banca d'Italia informava con una «strana» telefonata la Commissione europea dell'avvenuta cessione da parte di Banca Etruria di un pacchetto di sofferenze difficili da smaltire del valore di 302 milioni di euro. Queste sofferenze vennero cedute a un valore contabile molto, ma molto più basso rispetto a quello di mercato e – cosa ancor più degna di nota – il prezzo dell'operazione venne comunicato tempestivamente da Bankitalia all'UE, che di lì a poco avrebbe ringraziato sentitamente per la preziosa informazione.

Una telefonata di troppo alla Commissione Europea
L'acquirente era Fonspa, che fece evidentemente un ottimo affare. Ma la cosa più importante è che dopo la tempestiva comunicazione di quel prezzo di vendita particolarmente basso alla Commissione Europea sarebbero cominciati i guai per le banche italiane, perché quello sarebbe diventato il bechmark (il prezzo di riferimento, per i non addetti ai lavori) per tutti gli altri istituti di credito nazionali che in futuro avessero cercato di vendere le loro sofferenze. Il risultato? Perdite enormi nei bilanci delle banche italiane più fragili. Da qui l'esigenza – impellente da parte del governo Renzi – di preparare un paracadute. E nel giro di poco tempo ecco che è arrivato Atlante.

L'allarme lanciato da Fitch
I problemi delle banche italiane hanno quindi trovato una soluzione e ora possiamo stare tranquilli? Secondo Fitch non è così. Dei circa 5 miliardi che costituiranno la dotazione finanziaria di Atlante, circa 3 miliardi di euro dovrebbero essere sborsati dalle più importanti banche italiane: Intesa Sanpaolo, Unicredit e Ubi Banca come capofila, ma con la partecipazione anche di altri istituti di credito. Una tranche di 500 milioni di euro dovrebbe arrivare dalle fondazioni di origine bancaria e una compresa tra 400 e 300 milioni dovrebbe essere invece appannaggio della Cassa depositi e prestiti, mentre la quota restante dovrebbe essere riservata alle compagnie assicurative (probabilmente Generali, UnipolSai, Axa e Allianz) e agli enti previdenziali. Da qui l'allarme di Fitch, secondo cui la creazione di Atlante potrebbe indebolire proprio le grandi banche italiane, chiamate dal governo a dare il loro contributo per sostenere gli istituti più fragili e preservare la stabilità finanziaria nazionale. Secondo l'agenzia di rating, «il profilo finanziario delle grandi banche si indebolirà e i rating potrebbero finire sotto pressione se saranno continuamente chiamate a dare un sostegno di emergenza al settore bancario». Insomma, il rischio è quello del contagio: se Atlante dovesse fallire nel suo intento, la malattia che affligge gli istituti di credito più fragili potrebbe contagiare tutto il sistema bancario nazionale.