21 agosto 2019
Aggiornato 20:00
L'analisi sulle ultime manovre di Draghi & co.

La guerra dei cambi, l’olio tunisino e la schizofrenia della BCE

Tutti svalutano e pure la Bce. Non funziona ma l'austerità è l'obiettivo. Ma poi perché l’import di prodotti extra Ue viene facilitato dalle normative che provocano un effetto dumping sulla nostra produzione?

La Bce svaluta ma allo stesso tempo favorisce i prodotti extra-Ue. Perché?
La Bce svaluta ma allo stesso tempo favorisce i prodotti extra-Ue. Perché? Shutterstock

BRUXELLES - «Per me si va ne la città dolente,/ per me si va ne l'etterno dolore,/ per me si va tra la perduta gente./ Giustizia mosse il mio alto fattore:/ fecemi la divina potestate,/ la somma sapienza e 'l primo amore;/ dinanzi a me non fuor cose create/ se non etterne, e io etterno duro./ Lasciate ogni speranza, voi ch'intrate». Tutti conosciamo le parole di Caronte che accoglie Dante sulle rive dello Stige. E il mito di Orfeo? Dopo aver mosso a pietà infiniti dei con la sua arte, scende negli Inferi a recuperare l’amata Euridice, uccisa da un serpente mentre fugge da Aristeo. Trova a Cuma la discesa per gli Inferi, e lì giunto incanta Caronte (sempre lui), Cerbero e Persefone. Ade acconsente a patto che egli non si volti fino a che entrambi non siano usciti dal regno dei morti. Euridice, non sapendo del patto, continua a chiamare in modo malinconico Orfeo, pensa che lui non la guardi perché è brutta, ma lui, con grande dolore, deve continuare imperterrito senza voltarsi. Appena vede un po' di luce, Orfeo, capisce di essere uscito dagli Inferi e si volta. Purtroppo Euridice ha accusato un dolore alla caviglia morsa dal serpente e, dunque, si è attardata... Quindi, Orfeo ha trasgredito la condizione posta da Ade. Solo ora Euridice capisce e, all'amato, sussurra parole drammatiche e struggenti: «Grazie, amore mio, hai fatto tutto ciò che potevi per salvarmi».

Weidmann-Caronte e Draghi il buon Orfeo
Chi potrebbero essere questi personaggi nel mondo finanziario odierno? Caronte, anche se ha occhi di ghiaccio e non occhi di bragia, è Weidmann, il superfalco tedesco fanatico del rigore. E in generale potrebbero esserlo buona parte dei banchieri nordeuropei. Draghi senza dubbio il buon Orfeo, e quindi prima o poi farà una brutta fine. Euridice siamo noi, persone comuni, spedite all’inferno senza colpa e senza un perché. L’Ade, o l’inferno dantesco, senza alcun dubbio è dato da quel sistema di regole finanziarie che «regolano» la vita economica dell’Unione Europea, e non solo. In una recente intervista il governatore della Reserve Bank of India, Raughram Rajan, ha detto l’eresia: «Quello che ho in mente è un nuovo accordo sul modello di Bretton Woods, e una reinterpretazione dei mandati delle banche centrali dotate di influenza internazionale».

Uscire dall'inferno della guerra valutaria?
Cosa intende con queste parole il banchiere indiano? Chiede di tornare indietro, chiede di uscire dall’inferno della guerra valutaria in corso da molto tempo? Chiede di ancorare il sistema dei cambi? Chiede di trovare un tregua al tutti contro tutti che sta dissanguando l’economia mondiale? Ma, come insegnano il buon Caronte ed il sommo Orfeo, tornare indietro dall’inferno dove siamo precipitati non sarà per nulla semplice. Anche se un accordo, sempre che non venga tradito dopo un minuto come da regola della teoria dei giochi, sarebbe l’unica soluzione per salvarci. Riconoscere gli errori, abbandonare il fanatismo monetario, trovare un equilibrio. Perché a furia di svalutazioni, moneta e costo del lavoro in primis, alla fine verranno svalutate le nostre vite: sempre più somiglianti a quelle del quinto stato pre-illuminista.

Produzione e consumi inchiodati ai minimi livelli
La guerra delle valute pare non portare da nessuna parte. Gli ultimi dati sull’inflazione nella Ue hanno dimostrato che non ci sono segnali apprezzabili. Per non parlare dell’Italia, dove continuiamo ad essere in piena deflazione. In un contesto normale le manovre sui tassi che sono state fatte in questi anni, portati sostanzialmente a zero ovunque, avrebbero fatto esplodere le esportazioni e rilanciato la produzione. Questo è accaduto solo in parte per quanto riguarda l’export, mentre produzione e consumi interni sono rimasti inchiodati a livelli minimi.

Il vero problema? Tutti svalutano
Perché? Le cause sono diffuse, ma la principale è piuttosto semplice: tutti svalutano e quindi gli effetti si annullano. Non solo: le regole che generano l’impalcatura ideologica della Bce prevedono un assunto simile: l’austerità è il primo è ultimo obiettivo dell’Unione Europea. Per «mitigarne» gli impatti, e le proteste sociali, la Banca Centrale utilizza la svalutazione dell’euro. Da un punto di vista teorico questo processo appare schizofrenico, mentre quando si passa sul piano reale si dovrebbero spalancare le porte degli ospedali psichiatrici. Un domanda: se questo è il nostro modus operandi, perché l’import di prodotti extra Ue viene facilitato dalle normative che provocano un effetto dumping sulla nostra produzione? Ancora più semplice: cosa importa se svaluti l’euro quando poi fai entrare l’olio tunisino a prezzi stracciati sul mercato?

Contro il dollaro si perde sempre, con le altre monete al massimo si pareggia
Il problema, ovviamente, sta nella prima parte dell’assunto, cioè nell’austerità ossessivo-compulsiva che pervade le menti di chi comanda le istituzioni finanziarie. Lasciamo perdere quelle politiche, che tanto sono puri elementi d’arredo, soprammobili. Che l’austerità sia un vulnus insuperabile, anche dalla svalutazione di massa, è ormai chiaro perfino al ministro Padoan, che firma una timidissima lettera in cui otto ministri delle finanze della Ue chiedono che si rivedano i parametri del rigore. Costoro dicono implicitamente che la svalutazione dell’euro non serve a nulla o quasi. Anche perché contro il dollaro si perde sempre, mentre con le altre monete al massimo si pareggia. Ci ha provato nel 2013 il Giappone, raddoppiando la base monetaria attraverso la conosciuta Abeconomics. Dopo un’iniziale ripresa delle quote di export giapponese, la storica stagflazione nipponica si è ripresentata. In Europa abbiamo avuto il Quantitative Easing, e tra poco giungerà l’helicopter money. Gli Stati Uniti hanno stampato e inondato il Paese di dollari, si sono ricomprati il debito, roba da socialismo reale. Una corsa alla svalutazione non dissimile a quanto fu attuato il 19 settembre 1931, quando abolirono il Gold Standard. La prima ad uscire fu la Gran Bretagna: la sterlina si svalutò innescando una valanga che trascinò Stati Uniti, Svezia, Francia e Germania.

Chi vince è sempre la Fed
Ovviamente, come tutte le battaglie ci sono vincitori e vinti, e sicuramente la Federal Reserve statunitense può cantare vittoria perché ha deprezzato il dollaro così tanto da rendere ininfluenti gli abbassamenti del tasso di interesse da parte delle rispettive banche centrali. E così, tornare dall’inferno dove siamo finiti è un risultato complicato, se non impossibile. Significherebbe abbandonare un’ideologia vista come una manna dal cielo per trent'anni, recuperare e ammettere che le regole del gioco attuali hanno portato milioni di persone in una palude da cui è difficile uscire.