18 ottobre 2019
Aggiornato 15:00
L’Europa e la crisi greca vista da due protagonisti

Draghi e Tremonti: il ritorno dei duellanti

L'ex ministro dell'Economia italiana Giulio Tremonti e il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, a distanza e in circostanze del tutto diverse, hanno provato ad illustrare quale potrebbe essere la strada da seguire per salvare l'Europa, uscire dalla crisi e rilanciare la politica.

ROMA- Come si può rilanciare l’Europa? Come deve essere affrontata la questione greca? Quale politica per i nostri giovani? Non capita tutti i giorni che alcuni protagonisti delle vicende economiche passate, attuali e future, sciorinino qualche lettura critica del proprio operato, ma al tempo stesso dipingano con chiarezza che cosa dobbiamo aspettarci in avvenire. A distanza, e in circostanze del tutto diverse, a mettere qualche pennellata chiarificatrice in un quadro generale, che va dalla salute dell’Euro, alle vicenda greca, alla responsabilità dei governanti europei, hanno provveduto, quasi nelle stesse ore, Giulio Tremonti, senatore, ex ministro dell’economia italiana, e Mario Draghi, attuale presidente della Banca Centrale Europea. Cioè due vecchi duellanti a cui la sorte ha riservato destini diversi: con l’ex pupillo di Berlusconi praticamente finito nel dimenticatoio, mentre l’ex governatore della Banca d’Italia scalava lo scranno più alto della finanza europea.

TREMONTI: HANNO SALVATO LE BANCHE NON LA GRECIA- «Ciò che è successo in Grecia - ha detto Tremonti, intervenendo nell'Aula di Palazzo Madama, dopo le comunicazioni del presidente del Consiglio Matteo Renzi sul Consiglio europeo del 19 e 20 marzo- prima come illusione, fabbricata in Europa, e poi come depressione, non tocca solo la Grecia ma riguarda il resto dell'Unione. Il problema non è stato che la Grecia è entrata in Europa, ma che l'Europa è entrata in Grecia. Le cause della crisi non sono riferite all'oscuro bilancio pubblico greco, il vero dramma è venuto dall'alto della finanza privata e, a partire dall'euro, in una dimensione di euforia. Dal 2002 un enorme flusso di capitali è andato a credito dalle banche europee alla società greca, finanziando Olimpiadi, piscine, auto, non precisamente Made in Grecia, e varie illusioni. Per un decennio l'allegria è stata bilaterale: dal lato dei debitori e dal lato dei creditori che incassavano enormi flussi di interessi attivi. Fatalmente è venuta la crisi. Se falliscono i debitori, falliscono anche i creditori. Nel caso della Grecia è stato l'opposto e così che gli aiuti alla Grecia hanno aiutato tutti, le banche francesi e tedesche, creditrici della Grecia, tranne che i greci». E ancora, ha concluso, "in modo compulsivo dall'Europa si chiedono alla Grecia più privatizzazioni, più liberalizzazioni. Guardando le presenti condizioni del popolo greco interventi di questo tipo non li chiederebbe neppure Margaret Thatcher».  

DRAGHI: NESSUNO RESTI SOLO- Non c’è dubbio che la ricostruzione delle vicenda greca offerta dall’ex ministro deve gran parte della sua lucidità all’esperienza diretta che Tremonti ha fatto sul campo, testimone diretto, e in alcuni casi compartecipe, di eventi e decisioni che hanno messo un timbro indelebile sul dramma di Atene. Insomma Giulio Tremonti sa di che cosa parla. Anche Mario Draghi, evidentemente sa di che cosa parla, ma del baratro greco dà un lettura quasi opposta: «Il fatto che alcuni paesi siano entrati in difficoltà non è stata conseguenza di una scelta imposta da altri. Ma la conseguenza delle decisioni che hanno preso nel passato», ha tagliato corto il presidente della Bce, nel suo intervento in occasione della inaugurazione della nuova sede della Banca centrale europea.
Quindi da Draghi una condanna senza sconti nei confronti della Grecia e, di conseguenza anche della interpretazione di Tremonti? Il leader di Francoforte dal suo osservatorio oggi vede e conosce troppe cose per appiattirsi in giudizi ultimativi a secco di prospettiva. E la correzione non si è fatta attendere: «E’ stato sempre ben compreso i paesi devono stare in piedi sulle proprie gambe, dove ognuno di essi è responsabile per le proprie politiche. Ma stare in piedi sulle proprie gambe non è la stessa cosa di essere soli», ha specificato Draghi,ricorrendo ad una sintesi del proprio pensiero tagliente come un bisturi, come spesso gli capita quando si concede esternazioni destinate a lasciare il segno.

AGRICOLTURA E PESCA: LA RICETTA DI BURLANDO- Insomma i due vecchi duellanti dell’economia italiana, oggi finiscono per trovarsi su posizioni che in buona sostanza continuano a divergere nella forma ( e non potrebbe essere diversamente visto i differenti ruoli che ricoprono), ma sono sempre più convergenti nella sostanza. Rivedere uno di fronte all’altro, anche se a distanza, due antagonisti della seconda Repubblica, ha coinciso fortuitamente anche con il ritorno sulla scena nazionale di un ex astro nascente della sinistra, l’ex ministro Claudio Burlando, da tempo relegato nell’eremo del governatorato della Liguria. Nel riaffacciarsi sulla scena nazionale Burlando ha sentito il bisogno di mettere a disposizione una sua ricetta per rilanciare l’Italia: «Questo Paese si salva solo ricominciando a puntare sull'agricoltura, la pesca e l'enogastronomia» ha detto il presidente della Regione Liguria, presentando la settima edizione di Slow Fish, la manifestazione internazionale dedicata al mondo ittico e alle sue problematiche in programma a Genova dal 14 al 17 maggio. In politica ci sono i giganti e i nani. Il problema nasce quando i nani si credono giganti.