15 ottobre 2019
Aggiornato 10:30
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La corte di Strasburgo: «Se volete potete smantellare le slot machine»

La Corte di Giustizia dell'Unione europea, in una sentenza dello scorso 22 gennaio, decide che ogni Stato membro è libero di limitare il gioco d'azzardo: un importante passo avanti nel contrasto al gioco.

ROMA - Ogni Paese dell'Unione europea è libero di «vietare totalmente o parzialmente il gioco d'azzardo, o limitarlo con modalità di controllo più rigorose. Questo è giustificato da motivi imperativi di interesse generale, quali la tutela dei consumatori nonché la prevenzione delle frodi e dell’incitamento dei cittadini a spese eccessive legate al gioco». Per quanto concerne, invece, la normativa in Italia, «l’obiettivo attinente alla lotta contro la criminalità collegata a tali giochi è idoneo a giustificare le restrizioni alle libertà fondamentali derivanti da tale normativa». Quindi, «un ampio potere discrezionale», regolato dalla «propria scala di valori», «di ordine morale, religioso e culturale». Questa la sentenza pronunciata dalla Corte di giustizia europea, che respinge il ricorso che la Stanley International Betting aveva mosso nei confronti dello Stato italiano, in quanto – secondo la casa delle scommesse – questo aveva ingiustamente accorciato, con la gara del 2012, la durata delle nuove concessioni dai 9-12 anni ai 40 mesi.

BRUXELLES BACCHETTA I BIG DELLE SCOMMESSE - Come riporta l'Avvenire - il giornale della CEI che da tempo porta avanti la sua battaglia contro il gioco d'azzardo - Bruxelles striglia la suddetta azienda e la consociata di Malta, poiché «operano nel territorio italiano tramite i CTD (Centri trasmissione dati) da circa quindici anni senza essere in possesso di titoli concessori e senza autorizzazione di polizia, sicché esse non possono essere propriamente qualificate come "nuove entranti sul mercato"». La risposta della Corte di giustizia alle lamentele della Stanley International Betting è stata: «Se è vero che le nuove concessioni hanno minore durata rispetto a quelle rilasciate in passato, esse sono però anche meno onerose e meno impegnative economicamente». Quindi, conclude la Corte, «il rispetto dei principi di parità di trattamento e di effettività risulta garantito».

LA RESPONSABILITÀ È DELLO STATO - I magistrati della Corte evidenziano che «si deve ricordare il carattere peculiare della disciplina dei giochi d’azzardo, che rientra nei settori in cui sussistono tra gli Stati membri notevoli divergenze di ordine morale, religioso e culturale». E spiegano, ancora, come, la decisione finale spetti allo Stato membro dell'Unione, in base al proprio background culturale: «In assenza di un’armonizzazione in materia a livello dell’Unione europea, spetta al singolo Stato membro valutare in tali settori, alla luce della propria scala di valori, le esigenze che la tutela degli interessi coinvolti comporta».

BARETTA: UN PASSO AVANTI - «La sentenza della Corte di giustizia europea, in materia di giochi, rappresenta un rilevante passo in avanti, in quanto, stabilisce che lo Stato italiano si è mosso in coerenza con la legislazione europea. Ne esce, così, rafforzata la scelta di combattere il gioco irregolare». Questa la dichiarazione del sottosegretario all’Economia con delega ai giochi, Pier Paolo Baretta, in merito alla sentenza della Corte di giustizia Ue in materia di scommesse. Continua il sottosegretario Baretta affermando: «La sentenza è importante perché arriva a valle della legge di stabilità che stabilisce un aut aut tra chi sta dentro e chi sta fuori dal sistema dei giochi gestiti dallo Stato ed in previsione della ormai imminente applicazione dell’art. 14 della delega fiscale, con la quale si riorganizza l’intero settore. La lotta all’illegalità e la tutela della salute pubblica, rappresentano per il governo un obiettivo inderogabile da perseguire in una materia così delicata e complessa».

BINETTI: ORA LA LEGGE - Anche Paola Binetti, relatrice del Ddl in Commissione Affari Sociali, commenta la sentenza della Corte e chiede che quanto deciso da Bruxelles si concretizzi nella legge da discutere alla Camera: «Bene la dichiarazione del sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta, riguardo alla revisione della delega fiscale per la riorganizzazione della salute pubblica, ma tutela della salute e lotta all'illegalità non sono solo problemi fiscali; urgono norme più precise, come ad esempio quelle del ddl sul gioco d'azzardo patologico in attesa di essere discusso alla Camera da mesi. Si passi da affermazioni di principio a concretezza dei fatti»