14 dicembre 2019
Aggiornato 01:30
Ludopatie

Allarme per il gioco d'azzardo tra gli adolescenti: a Roma due su tre scommettono

una ricerca condotta a Roma dalla Caritas su 1.600 ragazzi fra 13 e 17 anni evidenzia come la dipendenza da gioco d'azzardo sia ormai diffusa tra i giovanissimi

Gratta e Vinci
Gratta e Vinci Shutterstock

ROMA – IN questi giorni si parla molto di gioco d’azzardo e dipendenze patologiche. Dopo la Guida al problema pubblicata dagli esperti dell’Ospedale Bambino Gesù, anche un rapporto rilasciato dalla Caritas evidenzia come nella città di Roma due ragazzi su tre (66,3%), di età compresa dai 13 ai 17 anni, gioca d’azzardo almeno una volta all’anno, mentre il 36,3% ha dichiarato di essere giocatore abituale, almeno una volta al mese attraverso scommesse sportive, gratta e vinci, slot machine, concorsi a premio.

Candidati alle dipendenze patologiche
La ricerca ‘Adolescenti e azzardo: cresceranno dipendenti?’ condotta dalla Caritas di Roma su 1.600 giovani nelle scuole e nelle parrocchie della Capitale, illumina con una luce cruda una realtà allarmante: il gioco d’azzardo, vietato per legge ai minori, appartiene invece al loro universo; è qualcosa di conosciuto, in un certo senso familiare, legittimato dalla pubblicità televisiva e anche dal comportamento di parenti e amici. Lo studio è stato presentato sempre ieri nel corso della conferenza promossa dall’organismo della Chiesa di Roma insieme all’Ospedale Bambino Gesù sul fenomeno del gioco d’azzardo tra gli adolescenti.

Milioni di italiani vittime del gioco d’azzardo
In Italia, in base alle indagini del CNR, il numero di coloro che gioca d’azzardo almeno una volta l’anno è ormai pari a oltre 17 milioni: il 42,8% della popolazione tra i 15-64 anni. Erano 10 milioni nel 2014. Fra questi si contano oltre un milione di studenti (15-19 anni, pari al 44,2% degli studenti italiani). Il numero di minori che in Italia nel 2017 ha giocato d’azzardo è pari a 580mila minori (33,6 %). Di fronte a questo contesto, dall’indagine sulla realtà romana emerge che i giochi d’azzardo sono conosciuti dalla quasi totalità degli adolescenti: il 94,8% dei ragazzi intervistati conosce il gratta e vinci, quasi il 90% il Lotto e il Superenalotto, l’89% conosce le Lotterie, l’87,5% le Scommesse sportive, l’86,8% le slot machine, l’84,1% il Bingo e così via. L’azzardo appartiene dunque all’universo psichico dei nostri ragazzi, è penetrato nel mondo giovanile e attrae l’attenzione già dei tredicenni. I nuovi giochi elettronici non hanno però sostituito nell’immaginario collettivo i giochi più tradizionali; essi si sono semplicemente affiancati o ne hanno proposto una versione riammodernata.

Complice la pubblicità
Secondo quanto emerso dall’indagine, i ragazzi romani hanno saputo dell’esistenza del gioco d’azzardo dalla pubblicità in tv (80,6%), oppure dalla pubblicità online 67,3%, o si sono imbattuti nell’azzardo nel bar/tabacchi (64,8%). Quasi la metà di quanti si dicono influenzati dalla televisione sente l’influenza degli amici. Appare dunque evidente che qualunque intervento volto a favorire un contenimento del gioco non potrà ignorare la funzione promozionale fortissima della pubblicità televisiva. Quasi il 90% (89,1%) definisce l’azzardo «Un’attività in cui si utilizza del denaro per vincerne altro, affidandosi alla fortuna». Nessuno o quasi ha citato termini come svago, abilità, competenze, rischio, pericolo. Tutto è centrato semplicemente sul denaro, quasi una metafora lucida del modello socioculturale in cui siamo immersi. Il 38,5% riconosce l’esistenza di rischi ma afferma che «stando attenti» non succede niente; il 16,1% sostiene che se si è fortunati non succede niente di male e si possono fare i soldi, mentre quasi il 7% non pensa alcunché e il 5% ritiene l’azzardo un gioco come un altro. Insomma, un po’ di attenzione e un pizzico di fortuna dovrebbero, secondo i ragazzi intervistati, garantire vincite fantastiche e indolori. Troppi minori si affidano con leggerezza a categorie come la fortuna, o ingenuamente pensano che «stando attenti» si possano evitare eventuali problemi. Troppi sono portati a sottostimare la pericolosità del gioco d’azzardo. Del resto, si gioca «per vincere soldi» (82,3%).

Ci si conosce
Il 62,8% degli intervistati conosce da vicino coetanei che giocano. Oltre un terzo dei giovani ha un luogo di gioco a 5 minuti da scuola, e comunque, attraverso l’online, ha accesso a tutto quello che desidera. É il cosiddetto ‘azzardo di prossimità’, che invade anche luoghi insospettabili come uffici postali, supermercati, edicole, autogrill, centri aggregativi, ristoranti. Secondo gli intervistati, i giochi maggiormente praticati tra i minorenni sono le scommesse sportive l’88,3%. Segue il Gratta e vinci (48%), più praticato dalle ragazze. Subito dopo si situano le scommesse online (30,2%) che rappresentano una fetta importante e in costante aumento nell’universo del gioco d’azzardo dei minori, soprattutto attraverso degli smartphone. Al quarto, quinto e sesto posto con valori intorno al 25% troviamo i giochi con le carte con soldi, il poker e il Blackjack con soldi e le slot machine. Nel complesso il 37,2% dei tredicenni (scuola media inferiore) conosce direttamente ragazzi che giocano d’azzardo, dato che sale al 72,5% tra i ragazzi delle superiori. È lo smartphone (69%) lo strumento più utilizzato dagli adolescenti romani intervistati per giocare d’azzardo; la sua contiguità fisica ne fa ormai una sorta di protesi del corpo umano. Un vero e proprio oggetto di culto con un elevato valore simbolico.

Pochi si salvano
Soltanto un terzo del campione non ha mai giocato d’azzardo; mentre sommando quelli che hanno giocato da una o più volte risulta che il 66,3% del campione di 1.600 ragazzi romani intervistati ha giocato d’azzardo almeno una volta l’anno. Con un 36,3 % che ha giocato abitualmente, almeno una volta al mese. Incrociando il dato con l’età, i tredicenni che rispondono di aver giocato da una volta l’anno fino a tutti i giorni sono oltre la metà (56,5%). Si rileva pure che al crescere dell’età cresce inesorabilmente la familiarità con il gioco, come se si trattasse di una normale attività. Si evidenzia anche una differenziazione ‘di genere’ del modello di gioco: le ragazze che giocano una volta per curiosità superano i ragazzi e sono il 53,1%; sulle frequenze maggiori la tendenza si inverte. I ragazzi che giocano 3/4 volte l’anno sono il 54,3% rispetto alle ragazze che si fermano al 45,7%, con uno stacco ancora più consistente nel caso delle giocate che vanno da una volta al mese (80,9% per i maschi contro il 19,1% delle femmine) a una volta a settimana (93,6 i maschi e 6,4 le femmine).

Qualcosa non funziona
«Evidentemente – si evidenzia nel rapporto della Caritas – i fattori protettivi non stanno funzionando. Se pensiamo che il gioco d’azzardo è vietato ai minori in maniera inderogabile in ragione della maggiore vulnerabilità ed esposizione al rischio di dipendenza e di alterazione della salute che i ragazzi subiscono, proprio a causa delle caratteristiche dell’età, la gravità dei risultati dell’indagine sui ragazzi romani appare ancora più preoccupante. C’è inoltre da aggiungere che il settore sta affinando le sue armi persuasorie promuovendo ad esempio macchine che non distribuiscono soldi (e dunque sono avvicinate anche da bambini piccoli), ma abituano al meccanismo riflesso gioco/gratificazione, attraverso la distribuzione di giocattoli».

Non sono consapevoli dei rischi
I ragazzi non sono consapevoli del rischio per la salute: tra i ragazzi che si dichiarano a conoscenza di coetanei con problemi causati dall’azzardo (il 18%) la maggior parte parla di problemi di natura economica (59,8%) e solo il 14,6% è consapevole dell’esistenza di problemi di salute. In sostanza prevale l’idea tra i ragazzi di una certa normalità e innocuità dell’azzardo, qualcosa di socialmente accettato e legittimato, che richiede solo di essere monitorato attraverso una regolamentazione. Solo il 13,6% dichiara che il gioco d’azzardo andrebbe vietato mentre il 71,9% afferma la necessità di porre limiti. Indicativo che con l’età diminuiscono quelli propensi a vietarlo e aumentano invece quelli che chiedono regole.