28 febbraio 2020
Aggiornato 07:00
La crisi irachena

Mogherini: «Italia valuta sostegno ad azione militare curdi»

Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, intervenuta in diretta a Radio anch'io: «La necessità immediata è fermare lo Stato islamico, a protezione dei civili, degli yazidi, dei cristiani»

ROMA - L'Italia sta valutando quali siano «le forme più efficaci e tecnicamente possibili di sostegno all'azione, anche militare, del governo curdo» nel nord dell'Iraq, dove «la necessità immediata» è quella di «fermare lo Stato Islamico». Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, intervenuta in diretta a Radio anch'io.

«Sono in corso visite a livello tecnico», ha spiegato la titolare della Farnesina dopo aver rivelato di essersi sentita con il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, «Il punto è sostenere in questo momento il governo autonomo del Kurdistan nella reazione per fermare lo Stato Islamico. In questo momento la necessità immediata è fermare lo Stato islamico, a protezione dei civili, degli yazidi, dei cristiani».

Questo, ha spiegato il capo della diplomazia italiana, «lo si può fare, e lo stiamo facendo, con gli aiuti umanitari». L'Italia, ha ricordato, «ha stanziato più di un milione di euro, ma c'è probabilmente bisogno di creare corridoi umanitari per fare in modo che gli aiuti arrivino. Stiamo valutando da questo punto di vista, insieme a tutti gli altri europei o almeno con i nostri principali partner, quali siano le forme più efficaci e tecnicamente possibili di sostegno all'azione, anche militare, del governo curdo. Non si tratterebbe ovviamente di intervento militare, ma di forme di collaborazione e di sostegno a un'azione che il governo curdo sta facendo».

Collaborazione che potrebbe palesarsi in aerei italiani che vanno a portare aiuti o che riportano yazidi o cristiani minacciati o in pericolo. «Potrebbe essere questo, potrebbero essere altre cose», ha aggiunto Mogherini, che si è detta pronta con Pinotti a riferire «in qualunque momento» in Parlamento, «Sono in corso le verifiche, non è reticenza...Stiamo in queste ore valutando anche passaggi tecnici che non sono cose semplici».

"Siamo pronte a riferire in parlamento in qualunque momento, come sarebbe più giusto e più che corretto fare", ha sottolineato Mogherini alludendo a se stessa e al ministro della Difesa Pinotti, «Siamo a disposizione e pronte non soltanto a riferire, ma anche a decidere insieme al parlamento in qualche modo».

La sensazione della titolare della Farnesina è che «la preoccupazione per quello che sta succedendo nel nord dell'Iraq sia condivisa da tutte le forze politiche» in Italia. «Devo poi dire», han ricordato il ministro degli Esteri, «che siamo stati tra i pochi Paesi a sottolineare sin dall'inizio, mesi fa, la necessità di guardare a ciò che stava succedendo in Iraq. Anche nel momento in cui l'attenzione europea sembrava più distratta verso est, verso la crisi ucraina, che pure è fondamentale e importantissima, siamo stati tra i pochi Paesi a ricordare all'opinione pubblica europea che quello che succedeva in Medio Oriente, in Iraq e in Siria richiedeva tutta la nostra attenzione».

A livello europeo, Mogherini ha rivelato di aver scritto domenica una lettera a Ashton, l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Unione Europa, «per chiederle formalmente la convocazione di un Consiglio affari esteri». Dovrebbe occuparsi, ha chiarito la titolare della Farnesina, «di Iraq e quindi in parte di Siria, di Gaza e di Libia. Sono tre crisi che riguardano direttamente non soltanto noi italiani ma tutta Europa. Ed è bene che siano i ministri degli Esteri dell'Ue insieme all'Alto rappresentante a valutare non soltanto le iniziative diplomatiche da prendere, ma anche una posizione comune. Stiamo vedendo in queste ore e questi giorni che diversi Paesi come l'Italia si stanno muovendo, noi siamo in contatto bilateralmente con tutti i partner europei, ma serve che questa iniziativa sia europea. Questo ho chiesto con una lettera formale e mi aspetto una risposta positiva, anche perché quello che ho descritto è l'azione che nell'immediato va fatta per fermare lo Stato islamico e sostenere il governo curdo. Ma qui c'è la soluzione politica che è la vera soluzione alla crisi...».