23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30
La crisi irachena

«Pagare riscatti ai terroristi non è buona politica»

Lo ha detto il viceconsigliere sulla sicurezza Nazionale della Casa Bianca, Ben Rhodes, facendo riferimento al caso del giornalista americano, James Foley, decapitato da un miliziano dello Stato Islamico. Il gruppo terroristico infatti aveva chiesto un riscatto di 100.000 euro prima di ucciderlo. Parigi: «Jihadisti Is sono minaccia più grave mai vista finora».

NEW YORK - Pagare riscatti ai terroristi «non è una buona politica». Lo ha detto il viceconsigliere sulla sicurezza Nazionale della Casa Bianca, Ben Rhodes, facendo riferimento al caso del giornalista americano, James Foley, decapitato da un miliziano dello Stato Islamico. Il gruppo terroristico infatti aveva chiesto un riscatto di 100.000 euro prima di ucciderlo.

Ci vorrà molto tempo per fermare Isis - «Ci vorrà molto tempo per sradicare l'Is dalla regione. Gli Stati Uniti prendono le minacce dell'Is molto seriamente. Lo Stato Islamico potrebbe avere obiettivi fuori dal Medio Oriente».

Parigi: Jihadisti Is sono minaccia più grave mai vista finora - Francia e Stati Uniti sono sulla stessa lunghezza d'onda su come rispondere alla minaccia jihadista. Intervistato questa mattina su Radio Montecarlo, il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ha detto che «questo gruppo terroristico, questo califfato del terrore, è peggiore di qualsiasi altro gruppo terroristico, perché ciò che vogliono è che tutto il mondo sia sottoposto alla loro legge, altrimenti sono solo cani da abbattere. Quindi si tratta di una guerra e siamo tutto implicati, perché noi siamo l'obiettivo finale della loro lotta».
Fabius ha precisato che lo «scopo dello Stato Islamico è di realizzare un califfato in Iraq, Giordania, Libano, Palestina e di eliminare tutti coloro che non la pensano come loro. Si tratta di una minaccia per la regione, per l'Europa e per il mondo».
Anche Fabius, come prima di lui il capo del Pentagono e alcuni generali britannici, ha chiarito che la Siria è un elemento chiave di questa lotta, poiché «il califfato islamico è nato là».

Ungheria annuncia fornitura armi a Iraq - L'Ungheria, seguendo i passi di altri stati europei, consegnerà munizioni all'Iraq impegnato nella «lotta contro il terrorismo». Lo ha annunciato il governo di Budapest.
La Gazzetta ufficiale dà i dettagli di questa fornitura, che comprende milioni di cartucce, migliaia di proiettili e tiri di mortaio. Il ministero della Difesa ungherese insiste, nella sua comunicazione, sulla minaccia che rappresenta l'avanzata delle milizie jihadiste dello Stato islamico (IS) per i cristiani dell'Iraq e per le altre minoranze del Paese.
Il primo ministro ungherese, il conservateur Viktor Orban, ha chiesto che la sorte dei cristiani dell'Iraq sia inserita all'ordine del giorno del prossimo vertice dell'Unione Europea, a fine mese. La decisione di Budapest si omologa a quella di Italia, Germania, Francia e Regno Unito, che hanno annunciato nei giorni scorsi che consegneranno armi ai combattenti curdi iracheni che affrontano le milizie jihadiste dello Stato Islamico.