7 agosto 2020
Aggiornato 20:00
E intanto noi esportiamo armi a Riad

Yemen, primi raid Usa in aiuto all'Arabia Saudita. La guerra di cui nessuno parla

Mentre la stampa internazionale è impegnata a denunciare i crimini di guerra di Mosca e Damasco in Siria, si tace del controverso ruolo di Arabia Saudita e Stati Uniti nello Yemen

Il presidente Usa Barack Obama.
Il presidente Usa Barack Obama. Shutterstock

SANA'A - Mentre l'attenzione internazionale è concentrata sulle drammatiche vicende siriane, c'è un altro Paese mediorientale martoriato dalla guerra, di cui, purtroppo, si parla molto poco. Quel Paese è lo Yemen, il più povero della regione, dal marzo scorso dilaniato da una vera e propria guerra civile che quasi mai si è conquistata l'attenzione dei media. Solo nelle ultime ore la questione è rimbalzata agli onori delle cronache per un motivo in particolare: perché, per la prima volta dall'inizio dei combattimenti, gli Stati Uniti sono intervenuti attivamente sganciando bombe dal cielo. Ma, in realtà, il loro ruolo nella guerra in questione dura da tempo, seppure sotto altra forma, ed è stato comunque controverso. Ma andiamo per gradi: dov'è lo Yemen, e per cosa si combatte?

Lo Yemen, il Paese più povero del Medio Oriente
Lo Yemen è un Paese molto povero, nella punta a Sud della Penisola arabica, tra il 1962 e il 1990 diviso in due parti: a Nord, la Repubblica Araba dello Yemen, governata in maniera autoritaria da Ali Abdullah Saleh; a Sud, la Repubblica Democratica popolare dello Yemen, governata da un regime marxista. Anche dopo l’unificazione, avvenuta nel maggio 1990, nel Sud si sono sviluppati diversi movimenti indipendentisti che ancora oggi continuano a operare contro il Governo centrale.

La rivolta, e il nuovo governo sostenuto da Usa e Arabia Saudita
La «Primavera araba» yemenita è stata guidata soprattutto dagli Houthi e dal gruppo Islah, che comprendeva anche i Fratelli Musulmani locali. Tra il 2011 e il 2012, la transizione politica dello Yemen è stata invece sostenuta dai Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG: Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar), in primis da Riad. Il nuovo presidente Abdel Rabbo Monsour Hadi ha ricevuto l'immediato sostegno proprio dal Regno dei Saud, ma anche dagli Stati Uniti, che lo hanno visto un importante alleato contro due avversari fondamentali: i terroristi di Al Qaeda a Nord, e i ribelli Houti a Sud. 

I ribelli Houti e l'Iran, il Governo centrale con Arabia Saudita e Usa
Ma il suo predecessore Saleh, costretto ad abbandonare il Governo, ha continuato a controllare una parte dei funzionari e dell'esecutivo, ed oggi forma, insieme ai ribelli Houti (che sono Zayditi, appartenenti cioè a una particolare setta dello sciismo) una delle due principali fazioni in lotta contro il potere centrale. Un'alleanza pure paradossale, visto che Saleh, nel periodo della sua presidenza, non mancò di opprimere gli stessi Zayditi. Ad oggi, i ribelli sono l'obiettivo principale dei bombardamenti di una coalizione internazionale capeggiata dall'Arabia Saudita (e che comprende anche l'Egitto), che sta seminando nel Paese morte e distruzione. Sostenuta da lontano dagli Stati Uniti, che ai sauditi hanno fornito, fino ad ora, sostegno logistico e intelligence. Con i ribelli è invece schierato l'Iran.

Terrorismo e petrolio
Come se non bastasse, la situazione è peggiorata dalla presenza di Al Qaeda e (più recente) della filiale locale dell'Isis. Ma la penisola yemenita si trova in una posizione decisamente strategica, perché controlla mezzo stretto di Bab el Mandeb, che collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden e che è una via di commercio piuttosto importante, anche per il passaggio del petrolio.

La prima rappresaglia diretta degli Usa contro i ribelli
Nelle ultime ore, gli Stati Uniti hanno autorizzato una rappresaglia contro i ribelli Houti nei pressi dello stretto di Basb el Mandeb (che separa la penisola arabica dall’Africa centrale). È la prima volta che gli Stati Uniti intervengono direttamente e militarmente, e ancora non si sa se questa operazione possa preludere a un nuovo attivismo di Washington nella regione.

Le minacce di Washington
Il dipartimento della Difesa americano ha spiegato che il bombardamento, che ha colpito tre avamposti Houti e pare non aver avuto «danni collaterali», è avvenuto in risposta a due recenti attacchi missilistici contro due navi militari americane in missione nel tratto di mare fra Yemen e Africa. Nessuno dei due attacchi avrebbe avuto effetto, ma gli Stati Uniti hanno spiegato che entrambi sono stati compiuti da territori controllati dagli Houthi e che hanno rappresentato una minaccia reale per la flotta americana. Washington ha poi specificato che risponderà a ogni possibile minaccia alla sicurezza americana. I ribelli Houthi hanno però negato le accuse.

Saleh chiede l'aiuto della Russia
Il rischio più grande è che la guerra in Yemen non rimanga un conflitto «regionale». Troppi sono gli interessi in gioco, troppe le potenze regionali coinvolte, che peraltro già si fronteggiano in altri contesti: si pensi, in primis, ad Arabia Saudita e Iran, la cui tradizionale rivalità si è già manifestata in Siria. Non a caso, l'ex presidente Saleh oggi alleato con i ribelli si è di recente appellato alla Russia, perché elabori una risoluzione presso le Nazioni Unite allo scopo di far cessare le ostilità. Saleh ha aggiunto che la Russia con «il suo peso e la sua influenza» potrebbe aiutare a risolvere la crisi yemenita attraverso il dialogo, e non con un «invasione o un diktat dall'esterno».

Mentre si parla di Putin in Siria, si tace di Washington e Riad in Yemen
I bombardamenti sauditi in Yemen avrebbero mietuto più di quattromila vittime in un anno, e diverse ong stanno da tempo cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento. Opinione pubblica che, al momento, i media occidentali stanno sottoponendo a ben altre notizie: come le accuse di «crimini di guerra» dirette dall’Occidente alla Russia di Putin e al regime di Assad in Siria.

E a Riad continuiamo a vendere armi
Ma la «sproporzione» che divarica l’attenzione riservata ai «crimini» compiuti da Mosca ad Aleppo e quelli perpetrati da Riad, sostenuta dagli Stati Uniti, in Yemen è decisamente evidente. Tanto più che all’Arabia Saudita l’Occidente – Italia in primis – continua a vendere armi pericolosissime, ben sapendo che molte di queste andranno con tutta probabilità a seminare morte nella penisola che collega Asia e Africa (LEGGI ANCHE «Quelle bombe all'Arabia Saudita, su cui indaga la procura di Brescia»). Una vicenda che dimostra tutta l’ipocrisia delle nostri civili democrazie. E che la stampa mainstream si premura, in gran parte, di tacere.