31 ottobre 2020
Aggiornato 08:00
Reciproci interessi alla base di un dialogo a lungo termine?

Grecia sempre più lontana dall'Europa, sempre più vicina alla Russia

Oltre al Grexit, uno scenario fa tremare l'Europa: che la Grecia, sua «sorvegliata speciale», possa trovare nell'altra sua «sorvegliata speciale», la Russia, un partner strategico e geopolitico. Un'alleanza che potrebbe scombussolare gravemente gli equilibri di Ue e Nato

ATENE – A meno di 24 ore dalla scadenza dei pagamenti all’Fmi, la Grecia è sempre più «sorvegliata speciale». Al di là del temuto «Grexit», a preoccupare  l’Ue si aggiunge l’eventualità che Atene trovi nell’altra grande «sorvegliata speciale» dell’Europa – la Russia – un insostituibile partner strategico e geopolitico. La visita di Alexis Tsipras a Mosca lo scorso 8 aprile ha rinfocolato i timori, tanto da spingere il presidente Schulz a raccomandarsi con il leader ellenico perché non mettesse a rischio la compattezza dell’Unione durante la sua visita al Cremlino.

Gli interessi di Tsipras
L’ipotesi che Grecia e Russia possano trovare una strategia di lungo termine comune è anche suggellata dal dialogo intorno alla possibile partecipazione di Atene al Turkish Stream. Non solo: dal punto di vista culturale, la Grecia è sempre stata un ponte tra l’Occidente e il mondo bizantino e ortodosso. Secondo un recente rapporto Ispi, Tsipras starebbe giocando su più fronti in modo da rendere il Paese più indipendente da Bruxelles, nella speranza di strappare all’Europa maggiori concessioni. E non è un caso che, quasi seguendo le orme di Putin, l’altra porta che il leader ateniese si sta tenendo aperta sia quella cinese.

La strategia di Putin
Dal canto suo, Putin starebbe lavorando per accrescere la sua visibilità internazionale e ridurre il suo isolamento, tentando di dividere il fonte euro-atlantico. Di certo, Atene potrebbe agevolargli il compito: del resto, la Grecia costituirebbe il ponte più comodo per stringere una nuova alleanza «cristiana ortodossa» con i Balcani, progetto che implicherebbe interessi di Real Politik e in parte già in atto con l’annessione della Crimea. D’altronde, non è un caso che il primo diplomatico a giungere ad Atene dopo il trionfo di Syriza sia stato l’ambasciatore russo. Viceversa, è nota la vicinanza del Ministro degli Esteri ellenico Kotzias al filosofo e teorico del movimento euroasiatico Alexander Dugin, e anche il Ministro della Difesa Panos Kammenos è solito frequentare Mosca, dove intrattiene contatti con alcuni politici locali.

Un'alternativa alla «tiranna» Bruxelles?
Anche per la BBC l’avvicinamento tra Atene e Mosca è uno scenario da considerare, specialmente in virtù della crisi ellenica. Ufficialmente, la Grecia non sta cercando altri finanziatori; eppure, a marzo l’emittente britannica notava come un prestito da Mosca o Pechino costituirebbe una valida alternativa agli ultimatum della «tiranna» Bruxelles: senza contare che la Russia, si sa, fa gola anche per il gas. In cambio, Putin conquisterebbe un valido alleato con diritto di veto nei difficili tempi della crisi ucraina.

L'Europa comincia a tremare?
Le implicazioni strategiche di una «migrazione» ellenica verso l’Eurasia non sono da sottovalutare: membro sia dell’Ue che dell’Alleanza Atlantica, la Grecia potrebbe mettere in crisi la compattezza dell’Europa e scombussolare gli equilibri della Nato, tutto a vantaggio della Russia. Un’ipotesi che l’opinione pubblica pare apprezzare: secondo un sondaggio del Pew Research Center, il 63% dei greci, nel settembre 2013, nutriva sentimenti positivi verso Mosca, mentre, per l’ultimo Eurobarometro risalente allo scorso autunno, solo il 23% dice lo stesso dell’Europa. Pericolosamente lontani, dunque, i tempi in cui lo statista ellenico Constantinos Karamanlis dichiarò: «La Grecia appartiene all’Ovest»?