Fisco

Padoan prepara la web tax per tassare Google, Amazon e gli altri colossi digitali

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, rilancia la proposta sulla tassazione sulla web economy al prossimo Ecofin che si svolgerà a Tallinn il prossimo 15 e 16 settembre

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, rilancia la web tax.
Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, rilancia la web tax. (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

ROMA - Padoan rilancia la web tax. L'iniziativa mira a combattere le strategie fiscali "aggressive" dei giganti del web come Google, Amazon, Facebook, Apple e gli altri imponendo una tassazione più rigida alle imprese dell'economia digitale. Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha sottoscritto una dichiarazione politica congiunta con gli omologhi colleghi di Germania, Francia e Spagna per preparare l'offensiva fiscale. La dichiarazione è stata inviata a Toomas Toeniste, ministro delle Finanze dell'Estonia - Stato che ricopre la presidenza di turno dell'Unione europea - e per conoscenza al Commissario europeo Pierre Moscovici. I quattro ministri delle finanze dei paesi più grandi dell'Eurozona, informa il Tesoro, intendono presentare l'iniziativa per la tassazione della web economy nel corso della prossima riunione informale del consiglio dei ministri delle finanze dell'Ue (Ecofin), in programma a Tallinn il prossimo 15 e 16 settembre, e in particolare nella II sessione di lavoro, dedicata alle sfide della tassazione d'impresa nell'epoca dell'economia digitale.

L'offensiva di Padoan contro i giganti dell'economia digitale
L'iniziativa ha lo scopo di sollecitare una imposizione delle imprese che svolgono attività economica in Europa senza corrispondere un livello di tassazione adeguata, mettendo a repentaglio i principi di equità fiscale e la sostenibilità del modello economico e sociale del continente. «Essere in grado di tassare adeguatamente le società che operano nell'economia digitale - scrivono i quattro ministri - è un importante sfida per l'Unione europea. Non dobbiamo più accettare che queste aziende fanno affari in Europa pur pagando il minimo di tasse». E' in gioco l'efficienza economica, così come l'equità fiscale e la sovranità. «Sosteniamo il lavoro in corso a livello di G20 e Ocse e - hanno aggiunto - guardiamo al report della primavera del 2018. La Commissione europea ha anche preso importanti iniziative sulla 'Base imponibile consolidata comune' (Cctb e Ccctb)».

La proposta congiunta dei ministri Ue
Queste proposte «sono utili e dobbiamo continuare a lavorare attivamente su di esse». Tuttavia, hanno sottolineato, «devono essere completate». I ministri di Italia, Francia, Germania e Spagna vorrebbero «avanzare rapidamente a livello comunitario": chiedono alla Commissione europea «di esplorare le opzioni compatibili con la legge della Ue» per arrivare a «soluzioni efficaci basate sul concetto di istituire una 'equalisation tax' sul fatturato generato in Europa dalle società digitali». Questa proposta, hanno concluso, «è pratica». Non mette in discussione il lavoro su Cctb e Ccctb, e la Commissione potrebbe decidere di proporre di conseguenza un'iniziativa legislativa. «Questo sarà la dimostrazione del nostro impegno a tassare le aziende dell'economia digitale in modo appropriato, un modo che rifletta la loro vera e propria attività nella Ue», concludono i ministri.