19 ottobre 2019
Aggiornato 18:30
Draghi e il QE

Bce: la ripresa dell'eurozona si rafforza ma l'Italia resta un paese a rischio

Gli economisti della Banca centrale europea prevedono una tendenza al rialzo della crescita economica continentale, ma persistono alcune criticità perciò andrà avanti col QE

Il governatore della Bce, Mario Draghi, ha deciso di lasciare i tassi invariati e proseguire col QE.
Il governatore della Bce, Mario Draghi, ha deciso di lasciare i tassi invariati e proseguire col QE. ANSA

ROMA - Buone notizie dalla Bce. La ripresa economica dei paesi della zona euro «mostra segni di crescente tenuta e si sta diffondendo nei diversi settori e Paesi» mentre i prezzi si mantengono bassi con «l'inflazione di fondo non ha ancora mostrato segni convincenti di una tendenza al rialzo». E' uno scenario sostanzialmente positivo quello delineato dagli economisti della Banca Centrale Europea nel bollettino mensile appena pubblicato dopo che, nella riunione di politica monetaria dell'8 giugno 2017, il Consiglio direttivo ha concluso che è ancora necessario mantenere un grado molto elevato di accomodamento monetario per consentire l'accumularsi di spinte inflazionistiche di fondo e sostenere l'inflazione complessiva nel medio periodo.

La ripresa tiene e si consolida
«L'espansione economica in atto nell'area dell'euro - si legge nel documento - mostra segni di crescente tenuta e si sta diffondendo nei diversi settori e paesi». Nel primo trimestre dell'anno il PIL dell'area è cresciuto in termini reali dello 0,6% per cento sul periodo precedente, rispetto allo 0,5 dell'ultimo trimestre del 2016. Indicatori a breve termine, ad esempio le indagini congiunturali, continuano a segnalare una robusta dinamica espansiva nel prossimo periodo. La trasmissione delle misure di politica monetaria della BCE ha anche agevolato il processo di riduzione della leva finanziaria e dovrebbe continuare a sostenere la domanda interna.

Cresce il commercio mondiale
La Bce sottolinea che, in particolare, la ripresa degli investimenti continua a essere sospinta da condizioni di finanziamento molto favorevoli e da miglioramenti nella redditività delle imprese. Sempre secondo Francoforte, gli incrementi dell'occupazione, che traggono beneficio anche dalle passate riforme del mercato del lavoro, forniscono sostegno al reddito disponibile reale delle famiglie e ai consumi privati. L'attività economica dell'area dell'euro è sospinta anche dalla sostenuta ripresa mondiale. Il commercio mondiale è cresciuto in maniera significativa negli ultimi mesi, beneficiando, tra gli altri fattori, della ripresa in atto nelle economie dei paesi emergenti.

Le proiezioni macroeconomiche della Bce
Tuttavia, la Bce ricorda che prospettive di crescita economica nell'area dell'euro continuano a essere frenate dalla lenta attuazione delle riforme strutturali, in particolare nei mercati dei prodotti, e dalla necessità di effettuare ulteriori aggiustamenti di bilancio in numerosi settori, nonostante i miglioramenti in atto. In cifre, le proiezioni macroeconomiche di giugno 2017, formulate per l'area dell'euro dagli esperti dell'Eurosistema a fine maggio e condizionate all'ipotesi della piena attuazione di tutte le misure di politica monetaria della BCE, prevedono una crescita annuale del PIL in termini reali dell'1,9 per cento nel 2017, dell'1,8 per cento nel 2018 e dell'1,7 per cento nel 2019.

Sale anche l'inflazione
Rispetto all'esercizio svolto dagli esperti della BCE a marzo 2017, la previsione per il tasso di crescita del PIL in termini reali è stata rivista al rialzo nell'orizzonte previsivo. Secondo la Bce i rischi per le prospettive di crescita nell'area dell'euro sono sostanzialmente bilanciati. Da un lato, l'attuale dinamica positiva del ciclo accresce la probabilità di una ripresa economica più vigorosa rispetto alle attese. Dall'altro, persistono rischi al ribasso, dovuti prevalentemente a fattori di carattere internazionale. Secondo la stima preliminare dell'Eurostat, l'inflazione nell'area dell'euro sui dodici mesi misurata sullo IAPC è salita a maggio all'1,4 per cento, dall'1,9 di aprile e l'1,5 di marzo.

I tassi restano volatili
Come atteso, la recente volatilità dei tassi di inflazione è riconducibile in prevalenza ai prezzi dell'energia e ad aumenti temporanei dei prezzi dei servizi nel periodo pasquale. A seguito del recente calo dei prezzi petroliferi, l'inflazione di fondo a livello mondiale si è stabilizzata. In prospettiva, sulla base delle quotazioni correnti dei contratti future sul petrolio, nei prossimi mesi l'inflazione di fondo nell'area dell'euro dovrebbe mantenersi sui livelli registrati di recente. La Bce sottolinea inoltre che le misure dell'inflazione di fondo si sono mantenute su livelli bassi e non hanno ancora mostrato segni convincenti di una tendenza al rialzo, poiché le risorse inutilizzate gravano ancora sul processo di formazione dei prezzi interni e dei salari.

La tendenza al ribasso
L'inflazione di fondo dovrebbe mostrare un graduale incremento nel medio termine, sostenuta dalle misure di politica monetaria della BCE, dal consolidamento della ripresa economica e dall'associata graduale riduzione della capacità produttiva inutilizzata. Le proiezioni macroeconomiche per l'area dell'euro di giugno 2017 degli esperti dell'Eurosistema prevedono un tasso annuo di inflazione misurato sullo IAPC dell'1,5 per cento nel 2017, dell'1,3 nel 2018 e dell'1,6 nel 2019. Rispetto alle proiezioni macroeconomiche di marzo 2017 formulate dagli esperti della BCE, le prospettive per l'inflazione complessiva misurata sullo IAPC mostrano una revisione al ribasso, riconducibile principalmente a corsi petroliferi più contenuti.

Il disavanzo dell'area euro dovrebbe ridursi
Sul versante dei conti pubblici il disavanzo di bilancio nell'area dell'euro dovrebbe ridursi ulteriormente nell'orizzonte temporale di proiezione (2017-2019), soprattutto come conseguenza del miglioramento delle condizioni cicliche e del calo degli interessi passivi. Secondo le proiezioni, in termini aggregati, l'orientamento delle politiche di bilancio per l'area dell'euro sarebbe sostanzialmente neutro nel periodo 2017-2019. Il rapporto debito pubblico/PIL nell'area dell'euro, seppure ancora elevato, dovrebbe continuare a scendere. I paesi con alti livelli di indebitamento beneficerebbero di ulteriori interventi di risanamento per condurre stabilmente il loro rapporto debito pubblico/PIL su un percorso discendente.

La Bce lascia invariati i tassi
Sulla base della consueta analisi economica e monetaria, il Consiglio direttivo ha confermato la necessità di mantenere un grado molto elevato di accomodamento monetario per assicurare un ritorno durevole dell'inflazione verso livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento. Il Consiglio direttivo ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse di riferimento della BCE e continua ad attendersi che rimangano su livelli pari a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo, ben oltre l'orizzonte degli acquisti netti di attività.

Avanti tutta col QE
Quanto alle misure non convenzionali di politica monetaria, il Consiglio direttivo ha confermato l'intenzione di condurre acquisti netti nell'ambito del programma di acquisto di attività (PAA) all'attuale ritmo mensile di 60 miliardi di euro sino alla fine di dicembre 2017, o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché non riscontrerà un aggiustamento durevole dell'evoluzione dei prezzi, coerente con il proprio obiettivo di inflazione. Contestualmente agli acquisti netti, il capitale rimborsato sui titoli giunti a scadenza acquistati nel quadro del PAA sarà reinvestito. Il Consiglio direttivo ha inoltre ribadito che, qualora le prospettive divenissero meno favorevoli o le condizioni finanziarie risultassero incoerenti con ulteriori progressi verso un aggiustamento durevole del profilo dell'inflazione, sarebbe pronto a incrementare il programma di acquisto di attività in termini di entità e/o durata.