24 giugno 2017
Aggiornato 17:30
Banche e Tesoro

Lo scandalo dei derivati che amplifica il debito pubblico: tra Tesoro e Morgan Stanley, un buco nero che sta distruggendo lo Stato

I contratti dei derivati, sottoscritti dal Tesoro con le banche d'affari, hanno generato delle perdite colossali. Questa è l’accusa dettagliata verso Morgan Stanley che la Corte dei Conti ha reso pubblica

L'ingresso di una delle sedi di Morgan Stanley a New York
L'ingresso di una delle sedi di Morgan Stanley a New York (EPA/ANDREW GOMBERT)

ROMA - La volpe messa a far da guardia in un ricco pollaio. Una volpe perennemente affamata e, nonostante i lauti banchetti, mai sazia. Questo è il modello che, nel piccolo come nel grande, sta saccheggiando le risorse pubbliche dello Stato e fa crescere a dismisura il debito pubblico. Questo è il modello che dovrebbe essere messo sotto stretta osservazione, e subito dopo cancellato. Ma così non è, e quindi si procede di scandalo in scandalo, di indignazione in indignazione, ma nulla cambia: si aspetta che il tempo passi, perché troppi interessi sono in ballo, e troppo ricca è la torta. Premessa: Morgan Stanley, una celebre banca d’affari, è un istituto di credito che fa parte del ristretto elenco delle banche del Tesoro. La notizia è di qualche mese fa, quindi le ultime vicende sono solo il corollario di uno scandalo che già in molti conoscevano. In sintesi: i contratti dei derivati, sottoscritti dal Tesoro con le banche d'affari, hanno generato delle perdite colossali. Questa è l’accusa dettagliata verso Morgan Stanley che di recente la Corte dei Conti ha reso pubblica. I giudici contabili hanno utilizzato termini durissimi - "gestione sconcertante" - per «criticare» Morgan Stanley, la quale non esitò a godere della sua posizione sul debito pubblico per incassare 3,1 miliardi di euro dallo Stato, ovvero del 70% dei 4,1 miliardi di danni, il 30% colpa del ministero. Alcuni commentatori sostengono che sia stato un incasso fraudolento, ma noi ne dubitiamo. Ed  ancora peggio perché significherebbe che il sistema di regole che norma tali contratti è strutturato appositamente per fal perdere soldi allo Stato.

Chi c'è nel mirino
Nel mirino dei giudici contabili ci sono gli ex direttori del Tesoro Domenico Siniscalco e Vittorio Grilli, ministri poi assoldati da Morgan Stanley il primo, a JPMorgan il secondo. Il solito mondo delle porte girevoli che dovrebbe essere espressamente vietato. Il restante 30% del danno ricadrebbe sulle spalle di Maria Cannata, tutt’oggi direttore del debito pubblico del Tesoro, nonché sul suo predecessore Vincenzo La Via. Si tratta di soldi che sono stati pagati dal Tesoro alla banca americana fin dal 2012. L’Italia, con queste operazioni scellerate, ha perso montagne di euro nel momento in cui stringeva il più possibile la spesa pubblica, tagliava i servizi sanitari, distruggeva il sistema pensionistico, e procedeva a riforme draconiane del mondo del lavoro.

Scandalo per tutti
In una nota prodotta da Elio Lanutti di Adusbef, l’associazione dei consumatori, si può leggere: «Morgan Stanley continua a far parte dell’elenco degli specialisti che insieme con il Tesoro gestiscono il debito pubblico, nonostante l’elenco delle banche è stato rivisto nel 2016, con l’uscita di Credit Suisse e Commerzbank. Mentre Morgan Stanley è rimasta tra gli specialisti - continua Lanutti -  con la immarcescibile signora Cannata, nella veste di direttore del debito pubblico ininterrottamente dal 2000, a trattare emissioni e derivati con le principali banche del mondo. Nonostante siano stati sottoscritti col Tesoro contratti, che la Corte dei conti ha definito speculativi, perché lasciavano non allo Stato, ma alle banche, la scelta di attivarli solo se erano favorevoli alle banche. E’ arrivata l’ora di chiarire e di rispondere in solido per tutti i rapporti Tesoro-banche di affari e malaffari, costati 24 mld di euro tra il 2013 ed il 2016». Lo scandalo dei derivati, che riguarda tutti i livelli istituzionali dato che la mania di giocare con i soldi pubblici è stata fuori controllo durante i primi anni duemila, è nota. Non esiste nessun tipo di spreco in campo sanitario o previdenziale che possa minimamente competere con questo buco nero del denaro pubblico. Un argomento che ciclicamente torna di moda e poi scompare, che ha contribuito a gonfiare quel debito pubblico che per Bruxelles è un boccone amaro difficile da digerire e che sta generando in Italia una fase praticamente infinita di austerità. Tra il 2011 e il 2015, fase acuta della crisi finanziaria, con i derivati l’Italia ha sperperato 23,5 miliardi di euro. E, fatto ancora più grave, i derivati hanno quasi sempre generate perdite sulle scommesse – altro termine non si può utilizzare – che prevedevano un aumento dei tassi.

Una nota nata per le banche?
La perdita sarebbe stata generata da una nota stipulata nel 1994 che così si può riassumere: qualora il valore di mercato dei derivati sottoscritti con il Tesoro fosse favorevole a Morgan Stanley, e superasse la soglia di 50 milioni di dollari, è prevista la facoltà di chiusura di tutti i contratti con relativo pagamento dell’intera cifra. Nel 2011 il valore dei contratti di Morgan Stanley è pari a 3,5 miliardi. Punto, fine delle trasmissioni, non rimane che aprire il portafoglio, aumentare le tasse e imporre l’austerità. La cifra limite, ridicola, era quindi stata superata da molti anni, nonostante questo i contratti scommessa tra ministero e banca continuarono a fioccare. Perché? Nessuno lo sa.

Volontà o sciatteria? Volontà
Come spesso accade in Italia ci si trova a dover fronteggiare l’eterno enigma: sciatteria o disegno criminale? La questione potrebbe essere così riassunta: le regole create, volte alla distruzione definitiva dello stato e della classe media, sono perfette per rendere la sciatteria e l’ignoranza strumenti di governo. Non è possibile pensare diversamente. Inoltre, rimane la perdurante domanda che umilia l’Italia da più di venti anni: quale è, ad oggi, il vantaggio di un sistema bancario privato? Un sistema bancario che finanziava la spesa dello Stato, anche generando sprechi indubbiamente, ma non produceva un trasferimento della ricchezza così scandaloso, dallo Stato a pochi oligarchi/banchieri. La risposta è semplice: nessuno, ovviamente. Inutile quindi scandalizzarsi per un sistema voluto, che prima o poi porterà al trionfo del mercato quale unico elemento morale e sociale. Avete presente quando scatta la lapidazione per il panettiere che non fa lo scontrino fiscale? Ecco, ora pensate che queste situazioni sono miliardi di volte più impattanti, economicamente e socialmente. E soprattutto dovete pensare che il panettiere rischia la chiusura, mentre le banche non rischiano nulla.