25 giugno 2017
Aggiornato 00:00
MPS & CO.

La lunga crisi delle banche italiane: in Borsa una perdita del 77%

In Italia i titoli bancari hanno subito un pesante deprezzamento negli ultimi dieci anni e molti risparmiatori hanno dovuto assistere alla sublimazione dei loro investimenti

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.
Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. (ANSA/ DANIEL DAL ZENNARO)

ROMA – Le banche italiane hanno perso in Borsa il 77% negli ultimi dieci anni. Un vero e proprio tracollo finanziario di cui hanno fatto le spese soprattutto i risparmiatori. Piccoli e grandi azionisti si son visti sublimare davanti agli occhi i loro investimenti.

Le banche italiane hanno perso il 77% in Borsa
In Italia i titoli bancari hanno subito un fortissimo deprezzamento negli ultimi dieci anni. A partire dalla Grande Crisi internazionale esplosa nel 2007 con la tristemente nota bolla dei mutui subprime le banche italiane hanno perso in Borsa circa il 77% del loro valore. I risparmiatori che nel 2007 avevano investito 100 euro oggi restano con meno di un quarto dell'investimento iniziale e cioè solo 23,3 euro. L'indice bancario in termini di ritorno reale (comprensivo di dividendi e degli aumenti di capitale) è diminuito del 76,7% a fronte del valore dimezzato dell'indice Ftse Mib (-52%).

Il tracollo finanziario di Mps & Co.
I dati in questione vengono citati dal Sole 24 Ore e sono agghiaccianti soprattutto per due banche italiane: Monte Paschi Siena e Banca Carige. La prima in soli dieci anni avrebbe perso in Borsa il 99,8% del suo valore azionario. La seconda il 99,2%. Gli altri istituti di credito nazionali hanno resistito alla bordata della crisi finanziaria globale, ma hanno subito comunque ingenti perdite: Credem ha perso il 32%, Intesa Sanpaolo il 32,6% e Mediobanca il 38%. Altri tonfi piuttosto pesanti riguardano il Credito Valtellinese (-92,9%), Ubi Banca (-82,4%), Unicredit (-89,1%) e la Banca Popolare di Sondrio (-58,8%).

Il nodo dei Npl: 200 miliardi di euro di sofferenze
La lista delle banche italiane che hanno dovuto ricorrere ad un aumento di capitale per restare a galla è molto lunga e negli ultimi dieci anni ne sono stati effettuati per 67 miliardi di euro. Probabilmente il punto più basso del tracollo finanziario in Borsa del settore bancario nazionale è ormai alle spalle, ma resta irrisolto ancora il nodo delle sofferenze. Nella pancia dei nostri istituti di credito ci sono ben 200 miliardi di Npl che strozzano la ripresa dell'economia reale. La Bce ha recentemente reso noto nel suo rapporto annuale che l'Italia è il terzo Paese dell'area euro nel quale è maggiormente elevata proprio la quota di crediti deteriorati del settore bancario. E' pari al 17,5% e solo Cipro (47%) e Grecia (37%) fanno peggio di noi. Se non si risolve il problema delle sofferenze difficilmente il valore azionario delle nostre banche riprenderà a salire anche se dovessero aumentare i tassi d'interesse.