15 ottobre 2019
Aggiornato 09:00
Padoan e l'Ue

Il bicchiere mezzo pieno di Padoan: «L'Ue dà ragione all'Italia. Altrimenti sarebbe andata peggio»

Secondo il ministro dell'Economia, la Commissione europea riconosce all'Italia progressi in molti campi e il rapporto debito/Pil è cresciuto per cause di forza maggiore come il terremoto

BRUXELLES – La Commissione europea ha dato l'ultimatum all'Italia. Entro il 30 aprile il governo Gentiloni deve correggere dello 0,2% del Pil la manovra finanziaria o scatterà la procedura d'infrazione. Nel rapporto Ue si legge che il Belpaese «presenta eccessivi squilibri» che implicano «rischi con rilevanza transfrontaliera». Ma la risposta del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, non si è fatta attendere. E anche questa volta ha cercato di gettare acqua sul fuoco.

La replica di Padoan all'ultimatum dell'Ue
Padoan continua a vedere il bicchiere mezzo pieno. Anche in mezzo alla tempesta perfetta. Nonostante il brusco ultimatum di Bruxelles al Belpaese, il ministro dell'Economia ha commentato il rapporto Ue sul debito italiano sottolineando che la Commissione europea «riconosce all'Italia progressi in molti campi». Secondo il numero uno del Mef, infatti, «se la Commissione non avesse riconosciuto la legittimità delle ragioni italiane (spese legate a causa di forza maggiore come il terremoto e il flusso di migranti) l'esigenza di correzione dei conti sarebbe stata almeno tripla».

Padoan tira in ballo cause di forza maggiore
Nella relazione sul debito pubblico, la Commissione europea, ha proseguito il ministro, «riconosce la presenza di fattori che giustificano l'andamento attuale del rapporto debito-Pil, che si è stabilizzato ma non ha ancora invertito la tendenza degli ultimi anni». La Commissione, ha detto ancora, ritiene infatti che alcune spese siano da attribuire a cause di forza maggiore, in particolare il terremoto e il flusso di migranti. «Di conseguenza segnala che per rispettare la regola del debito è sufficiente un aggiustamento del saldo strutturale pari allo 0,2% del prodotto interno lordo». Senza le cause di forza maggiore segnalate dal Governo alla Commissione, il rapporto debito/Pil avrebbe già assunto «una traiettoria declinante», ha ribadito Padoan.

Dombrovskis e Moscovisi riconoscono gli sforzi dell'Italia (?)
Nel corso della conferenza stampa di presentazione dei rapporti, il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis e il commissario Pierre Moscovici, ha detto il ministro, «hanno riconosciuto gli sforzi compiuti dall'Italia nell'affrontare le molteplici esigenze di riforma», affermando che il grado di implementazione delle raccomandazioni della Commissione stessa è in linea con le aspettative della media europea. Hanno anche ricordato che gli effetti delle riforme si materializzano nel tempo e non arrivano immediatamente, «sebbene si possa già registrare un miglioramento sul mercato (incremento del numero degli occupati e riduzione del dualismo tra garantiti e non garantiti) e il ritorno alla crescita dell'economia nel suo insieme».

I problemi del Belpaese secondo la Commissione Ue
Nello specifico, però, la Commissione segnala due problemi per lo Stivale: il livello ancora alto di crediti bancari in sofferenza, che accennano a calare solo dal 2016, e divergenze tra le regioni sulla regolazione della cosiddetta 'economia collaborativa' il cui sviluppo è considerato cruciale dalla Commissione per promuovere la crescita della competitività. Più esteso – secondo Padoan – sarebbe invece l'elenco dei campi in cui la Commissione segnala importanti miglioramenti: nel mercato del lavoro, nell'educazione, nella semplificazione degli adempimenti burocratici e amministrativi, nel funzionamento della pubblica amministrazione, nel sistema giudiziario, nella formulazione del bilancio pubblico, negli strumenti per la gestione dei crediti in sofferenza delle banche - anche attraverso il miglioramento delle procedure per la gestione delle insolvenze e il recupero dei crediti. «Inoltre l'Italia viene citata come esempio di buone pratiche a proposito della legge sulle Start-up e della strategia Industria 4.0», ha concluso Padoan.