19 giugno 2019
Aggiornato 20:30
Il destino dell'economia globale è servito

Come sarà l'Italia nel 2050? Più povera di Egitto, Turchia e Iran

Uno studio realizzato dagli economisti di PwC rivela come sarà il mondo nel 2050 e dove si sposterà il potere economico globale. Gli Stati Uniti scivoleranno alle spalle di Cina e India e per l'Italia non ci sono buone notizie

Il premier Paolo Gentiloni.
Il premier Paolo Gentiloni. ( ANSA )

ROMA – Come sarà il mondo nel 2050? Una ricerca realizzata dagli economisti di PwC, una delle quattro «Big Four» insieme a Deloitte & Touche, Ernst & Young e KPMG, prova e rispondere alla domanda sul futuro del pianeta analizzando le proiezioni della crescita potenziale del Pil delle 32 maggiori economie mondiali, che oggi rappresentano circa l'85% del PIL globale. Ma la fotografia del mondo nel 2050 è molto diversa dalla realtà che viviamo oggi e il report di PwC ha un sapore decisamente amaro per il Belpaese.

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Ecco come sarà il mondo nel 2050
Da qui al 2050 il mondo cambierà non poco e il potere economico globale si allontanerà sempre più dalle economie avanzate a favore dei mercati emergenti, che proseguiranno la loro incessante marcia alla conquista del Pil mondiale. La capacità di produrre ricchezza migrerà dai paesi occidentali all'Asia modificando anche, presumibilmente, lo scacchiere delle alleanze geopolitiche internazionali. L'Italia, in particolare, occupa oggi il 12mo posto al mondo per produzione di ricchezza, ma perderà tre posizioni già entro il 2030 e finirà per essere superata anche da paesi ora in difficoltà come Egitto, Turchia e Iran.

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Gli E7 batteranno i G7 sulla crescita economica
Ma non finisce qui. La ricerca svela anche che entro il 2042 l'economia mondiale potrebbe raddoppiare di dimensione, con un tasso reale medio di crescita pari a circa il 2,5% l'anno tra il 2016 e il 2050. E l'accelerazione della crescita globale sarebbe supportata principalmente da paesi emergenti e in via di sviluppo. Infatti, il tasso medio di crescita nel periodo considerato delle economie E7 (ovvero Brasile, Cina, India, Indonesia, Messico, Russia e Turchia), sarà di circa il 3,5% l'anno, contro solo l'1,6% delle nazioni avanzate del G7 (ossia Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti). Un paragone decisamente impietoso per i paesi occidentali.

Il potere economico globale migrerà verso l'Asia
John Hawksworth, capoeconomista di PwC, commenta così: «Continueremo ad assistere allo spostamento dell'economia globale, che si allontana dalle economie avanzate consolidate a favore di quelle emergenti dell'Asia e non». Ed ecco il dato shock: entro il 2050, gli E7 potrebbero rappresentare quasi il 50% del PIL mondiale, mentre la quota dei G7 scenderà a poco più del 20%. Secondo le proiezioni del network internazionale, entro il 2050 sei delle sette maggiori economie mondiali saranno rappresentate da paesi oggi classificati come emergenti. Le premesse, d'altronde, ci sono già tutte. Basta considerare che la Cina ha già superato gli Stati Uniti come prima economia mondiale, sulla base del PIL a parità di potere d'acquisto (PPP).

La Cina è già la prima economia mondiale
Ma entro il 2050 anche l'India potrebbe raggiungere gli Stati Uniti, affermandosi al 2° posto della classifica. Nei prossimi 34 anni, Indonesia e Messico supereranno economie mature come Giappone, Germania, Regno Unito e Francia, mentre la Turchia si avvantaggerà sull'Italia. Guardando al continente africano, la Nigeria ha il potenziale per risalire la classifica di otto posizioni, andando a occupare il 14° posto entro il 2050, anche se per farlo dovrà necessariamente diversificare l'economia dal petrolio e consolidare istituzioni e infrastrutture. Anche il potenziale di Polonia e Colombia non è da meno: le previsioni le descrivono come le grandi economie che beneficeranno di una crescita più rapida nelle rispettive regioni, America Latina e UE.

Buone e cattive notizie
Osservando il tasso di crescita, Vietnam, India e Bangladesh potrebbero essere le economie caratterizzate da una crescita più rapida, con una media annua del +5%. La buona, per quanto piccola, notizia per le economie avanzate attuali è che comunque continueranno ad avere un reddito medio più alto: eccezion fatta forse per l'Italia, i paesi G7 al completo continueranno a guardare dall'alto gli E7 nelle classifiche del PIL pro capite al 2050. La cattiva notizia, invece, è che i mercati emergenti dovrebbero gradualmente chiudere il gap. Ma - almeno - per la piena convergenza dei livelli reddituali mondiali bisognerà probabilmente attendere ben oltre il 2050. Solo allora, e non prima, la Cina avrà raggiunto un livello discreto di reddito medio, mentre l'India rimarrà nella metà inferiore del range, tenendo conto del suo punto di partenza e malgrado le previsioni di crescita relativamente alte nell'arco del tempo.

Ci attende un mondo nuovo
Il dato illustra che, nonostante il forte aumento della popolazione possa essere un motore chiave della crescita totale del PIL, per cancellare le differenze nei livelli reddituali medi servirà molto più tempo. Dice John Hawksworth: «Nel tempo i gap reddituali medi tra i paesi andranno assottigliandosi, anche se nel 2050 il processo sarà ben lontano dall'essersi concluso». Nel 2016 il reddito pro capite negli USA era quasi quattro volte quello della Cina e quasi nove quello dell'India; questi divari dovrebbero ridursi entro il 2050 (il livello reddituale medio degli USA sarà di circa il doppio rispetto alla Cina e di circa il triplo rispetto all'India), malgrado esista anche la possibilità che la disparità tra i paesi continui a crescere, sospinta soprattutto dal cambiamento tecnologico che favorisce i lavoratori altamente qualificati e chi dispone di capitali. In sintesi, però, dobbiamo prepararci ad accettare una rivoluzionaria redistribuzione del potere economico globale.