19 gennaio 2022
Aggiornato 08:01
L'intervista

Vitangeli: «Macché Draghi, ecco chi sarà il prossimo presidente della Repubblica»

Arnaldo Vitangeli, esperto di economia, finanza e geopolitica, fa le carte al DiariodelWeb.it sulla prossima elezione del capo dello Stato

Il Ministro della Giustizia, Marta Cartabia con il Presidente del Consiglio, Mario Draghi
Il Ministro della Giustizia, Marta Cartabia con il Presidente del Consiglio, Mario Draghi Palazzo Chigi

All'appuntamento cruciale manca ancora qualche mese, ma tra i banchi di Montecitorio, già da ora, non si parla d'altro. Il tema dell'elezione del prossimo presidente della Repubblica sta monopolizzando l'attualità politica: tutti gli osservatori e gli addetti ai lavori si misurano con il totonomi che però, al momento, è avvolto più che mai nell'incertezza. L'unico punto sul quale concordano i leader di tutti i principali partiti di maggioranza è la necessità di lasciare Mario Draghi a palazzo Chigi: insomma, colui che fino a poche settimane fa sembrava il favorito per il Colle è stato sfilato dalla corsa. E quali candidati, dunque, rimangono papabili? Il DiariodelWeb.it lo ha chiesto ad Arnaldo Vitangeli, esperto di economia, finanza e geopolitica.

Arnaldo Vitangeli, che ruolo ha la presidenza della Repubblica ha in questa fase di pandemia?
Un ruolo assolutamente centrale, perché l'Italia è stata surrettiziamente trasformata in una Repubblica presidenziale. O meglio, in una Repubblica presidenziale sui generis, in cui il parlamento non conta nulla ed è il presidente della Repubblica a decretare l'orientamento politico: solo che a differenza degli altri sistemi presidenziali non viene eletto dai cittadini.

Come mai afferma questo?
Napolitano per primo ha imposto a Berlusconi, che le elezioni le aveva vinte, di farsi da parte ed ha letteralmente imposto Monti. Poi Mattarella ha rifiutato la nomina a ministro dell'Economia di Paolo Savona, imponendo di fatto una linea di politica economica al governo gialloverde. E infine l'arrivo di Draghi è stato organizzato nel Quirinale. Se la Costituzione assegna al presidente il ruolo di arbitro super partes che non entra nell'agone politico, oggi vediamo presidenti che si comportano più come monarchi assoluti che come notai della Costituzione. Questa degenerazione che rende il parlamento un organo sostanzialmente inutile ha nell'emergenza il suo brodo di coltura e, visto che le misure prese per fronteggiare la pandemia sono fondamentalmente incostituzionali, è più che mai vitale che il difensore della Costituzione sia un uomo del sistema che consenta di proseguire col massacro della nostra Carta.

Ma in un panorama politico così diviso è possibile davvero individuare un profilo in grado di convogliare su di sé un consenso largo?
Credo di si. La litigiosità dei partiti è solo di facciata; nella sostanza obbediscono alle stesse logiche di sopravvivenza e agli stessi padroni. Se qualche anno fa qualcuno ci avesse detto che il Movimento 5 stelle sarebbe stato al governo con Forza Italia, o la Lega con Leu, lo avremmo preso per pazzo. Invece è avvenuto, perché i partiti sono ormai gruppi di soggetti mediocri, scelti da un capo sulla base dell'obbedienza e pronti a tutto pur di non tornare nel mondo dei comuni mortali da cui sono miracolosamente usciti. Questo è il frutto della legge elettorale Porcellum di Calderoli, che trasforma il parlamento in un gruppo di nominati che risponde solo al capo, il quale può scegliere se riconfermarli o meno. La sinistra che all'epoca definì la legge come un attacco frontale alla democrazia si è poi ben guardata dal cambiarla.

Fino a poche settimane fa sembravano tutti concordi sulla candidatura di Draghi al Quirinale. Perché invece ora questa idea è stata accantonata?
Non è escluso che alla fine Draghi arrivi al Colle, ma io lo ritengo poco probabile, per una semplice ragione; senza di lui il governo non può andare avanti e si andrebbe a elezioni anticipate. È infatti il potere di Draghi, che consiste nel suo peso all'interno delle elite globali, che fa sì che il parlamento, ormai senza alcuna capacità di decisione, non imploda. Senza di lui, chi terrebbe tutti sull'attenti impedendo che Salvini, Letta, Conte e gli altri non si facciano a pezzi l'uno con l'altro?

L'indisponibilità di Mattarella ad un secondo mandato ha rovinato i piani dei principali partiti?
Era la soluzione ideale per il sistema: Draghi al governo fino a fine legislatura e Mattarella ancora al Colle per un paio di anni. Ma l'attuale inquilino del Quirinale a quanto pare non è disponibile.

Altri nomi che sono circolati, come quelli di Berlusconi o Casini, li ritiene credibili?
Assolutamente no. Berlusconi è un vecchietto di 85 anni: se fosse nominato presidente della Repubblica dovrebbe concludere il mandato a 92, ed è già rimbambito ora. Oltretutto è uno dei personaggi più divisivi della storia repubblicana, ha subìto condanne penali ed ha un'immagine terribile all'estero. Tanto varrebbe proporre Wanna Marchi che almeno è una donna. In quanto a Casini, ha qualche possibilità in più, ma penso siano comunque irrisorie.

Chi ritieni dunque ad oggi il favorito per salire al Colle è perché?
Se dovessi scommettere, direi Marta Cartabia. Non solo è una donna, un vantaggio non da poco in epoca di politicamente corretto imperante. Ma soprattutto un suo recente viaggio negli Usa ha visto un cambiamento del programma all'ultimo momento, in modo da consentirle di incontrare alcuni dei nomi più importanti del deep state americano, il che suona tanto come un'investitura. Staremo a vedere se la spunterà, ma al momento mi sembra il nome più papabile. Certo, con un parlamento così caotico non possiamo escludere sorprese.