17 ottobre 2019
Aggiornato 10:30
Il patto tra Iran e Arabia Saudita salva i produttori di petrolio

Petrolio, storico taglio alla produzione. Risultato? Benzina a 1,65 euro al litro e riscaldamento +8%

Dopo una trattativa molto dura, Iran e Arabia Saudita hanno siglato un patto che prevede un aumento del prezzo del barile compreso tra i sette e i dieci dollari. Ecco quali saranno le conseguenze per tuti noi

Una pipeline per il trasporto del petrolio in Medio Oriente
Una pipeline per il trasporto del petrolio in Medio Oriente Shutterstock

ALGERI - Risulta complicato accettare come benefico un rincaro come quello del carburante e del riscaldamento domestico. Anche se, a veder lievitare il prezzo, sarà un po’ tutto quanto ci circonda. Il problema della deflazione perpetua in cui si dibatte il mondo economico non trova soluzione. L’ultima mossa è data dall’accordo sul taglio della produzione petrolifera ottenuto in sede Opec: il primo dopo otto anni.

Iran e Arabia Saudita insieme per un aumento del prezzo del greggio
Ad Algeri, dopo una trattativa molto dura, Iran e Arabia Saudita hanno siglato un patto che prevede un aumento del prezzo del barile compreso tra i sette e i dieci dollari: la produzione verrà tagliata di 750 mila barili al giorno certificati. La guerra dei prezzi ha lasciato sul terreno troppi caduti e ora si cerca un compromesso. Dal taglio guadagnano tutti i paesi che hanno risorse petrolifere abbondanti, ma che in questi anni ha visto calare il prezzo del barile da centoventi dollari a quaranta. L’Iran può vantare vittoria perché la riduzione è minima, e così l’Arabia Saudita, che pone un argine alla gigantesca voragine nei conti pubblici causata dal deprezzamento del petrolio: 98 miliardi di dollari. Voragine, per altro, ripianata da ingenti afflussi di capitale provenienti dagli Stati Uniti.

Salvi anche Venezuela, Libia e Russia, grazie all'intermediazione di Putin
Si salva dalla guerra civile, almeno momentaneamente, il Venezuela di Maduro. La Libia consolida il suo export e così la Russia, anche se non fare parte dell’Opec. L’accordo sarebbe stato reso possibile dalla intermediazione del governo russo, che avrebbe convinto sauditi e iraniani che la guerra dei prezzi che li stava dissanguando altro non era che un manovra statunitense per indebolire il presidente Putin: manovra che avrebbe comportato il collasso di tutte le economie basate su idrocarburi, qualora fosse durata. L’intesa sul prezzo del petrolio, anche se non viene raccontato troppo per non far infuriare gli Stati Uniti, era già stata raggiunta il 4 settembre in un incontro tra diplomatici russi e sauditi. Il lavoro successivo sul riottoso Iran è stato portato avanti e concluso con successo dalla Russia. L’aumento del prezzo del barile, se non verrà tradito, ipotesi non remota, rappresenta la rottura dell’assedio economico a Putin.

Gli Usa sceglieranno lo shale oil?
L’intesa, per altro, potrebbe portare al suo interno la ripresa della produzione in grande scala di shale oil da parte degli Usa. Fuori mercato da tempo, grazie ai costi troppo elevati, risulta ancora non concorrenziale rispetto al petrolio posizionato a oltre i 55 dollari al barile, ma non di molto. Il petrolio derivante da fracking o shale diventa concorrenziale con un prezzo del barile ruotante intorno ai settanta dollari.

Il problema della sovraproduzione rimane intatto
Gli analisti sottolineano che l’aumento del costo del petrolio potrebbe far riprendere il ciclo inflattivo sano. Analisi spericolata perché il denaro che il consumatore pagherà in più subisce un immediato drenaggio dalle compagnie petrolifere estere, nonché dalle accise che rimangono percentualmente invariate. Un’inflazione quindi non legata ai consumi, ma al costo del prodotto: molto pericoloso. Appare quindi come un tentativo estremo di rianimare un moribondo che non reagisce alla cura di cavallo del Qe. Forse la manovra potrebbe avere qualche effetto positivo nel caso in cui le accise fossero tagliate dal governo. La ripresa economica stentorea, nonché il rallentamento cinese sempre più marcato, rendono in ogni caso la produzione di petrolio eccessiva rispetto alla domanda reale.

Il prezzo alla pompa
Mentre le borse di tutto il mondo salutavano con favore l’accordo raggiunto ad Algeri, che dovrà essere ratificato a Vienna nel mese di dicembre, i consumatori si aspettano rincari della benzina e del riscaldamento domestico. Non si dovrebbero superare gli 1,65 euro al litro per quanto riguarda la benzina e 1,3 per il gasolio. In un mondo perfetto un eventuale indebolimento del dollaro potrebbe portare qualche beneficio, o quanto meno stemperare l’impatto.