Weidmann contro Draghi

La Bundesbank bacchetta l'Italia, Renzi e Mario Draghi: «L'Europa per crescere ha bisogno dell'austerity»

Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, bacchetta l'Italia per l'alto debito pubblico nazionale e risponde all'appello del presidente della BCE, Mario Draghi, sottolineando che la strada giusta per vincere la crisi è quella dell'austerity.

BERLINO – La Germania bacchetta l'Italia. Ancora una volta. Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha concesso un'intervista a La Stampa, Le Monde, The Guardian e Süddeutsche Zeitung al dodicesimo piano dell'istituto di Francoforte. E ne ha approfittato per puntare il dito contro il debito pubblico italiano e il governo Renzi, rispolverando il dogma dell'austerity.

La Bundesbank bacchetta l'Italia
Deja-vu. Il presidente della Bundesbank bacchetta l'Italia. Il debito pubblico del Belpaese è troppo alto e il governo Renzi dovrebbe applicare in maniera più rigorosa il dogma dell'austerity. E' quanto ha dichiarato Jens Weidmann durante l'intervista che ha rilasciato a La Stampa, Le Monde, The Guardian e Süddeutsche Zeitung dal dodicesimo piano dell'istituto di Francoforte. Ma non è tutto. Il banchiere della Bundesbank ha parlato anche delle decisioni della BCE, delle conseguenze della Brexit e del ruolo della Germania nella gestione della crisi continentale.

Weidmann punta il dito contro il debito pubblico del Belpaese
Il debito pubblico italiano nel mese di luglio ha toccato quota 2.252,2 miliardi, raggiungendo un nuovo record storico. Come avevamo già avuto modo di sottolineare, nei primi sei mesi del 2016 ha fatto un balzo in avanti da 80 miliardi di euro. E il presidente della Bundesbank, durante il colloquio di un'ora e mezza con alcune delle maggiori testate europee, non ha dimenticato di sottolinearlo, né di richiamare il governo Renzi ai suoi «doveri». Secondo Jens Weidmann, «visto l'elevato debito pubblico il consolidamento di bilancio rappresenta un compito primario per evitare che sorgano dubbi sulla sostenibilità» dello stesso.

La strada giusta è quella dell'austerity (?)
«Quello di cui c'è bisogno è che il governo italiano applichi e porti avanti le riforme strutturali che ha già iniziato» ha risposto il presidente della banca centrale tedesca quando i giornalisti gli hanno sottoposto la richiesta dell'Italia di una maggiore flessibilità sui conti pubblici. Per Weidmann «il patto di stabilità e crescita non è affatto rigido. Contiene numerose eccezioni, non solo in caso di oneri imprevisti. E tale flessibilità è già stata stravolta e abusata». Nessun tentennamento, dunque. La strada giusta, per i tedeschi, non può che essere quella dell'austerity.

L'appello di Mario Draghi alla Germania
Non solo. Il presidente della Bundesbank si spinge perfino oltre, domandando ai cronisti se ci sia mai «stata davvero una politica di austerità in Italia». Secondo la Germania, l'Italia e gli altri paesi del sud dell'Europa devono fare di più per rimettere in sesto il bilancio pubblico. Quanto al ruolo dei tedeschi nella gestione della crisi, invece, Weidmann ha le idee chiare. Il presidente della BCE, Mario Draghi, non molto tempo fa aveva lanciato un appello esplicito diretto proprio alla Germania, affinché si assumesse le sue responsabilità per la congiuntura economica negativa dell'Europa e mettesse in atto una politica di investimenti espansiva in grado di coadiuvare la ripresa di tutta l'Eurozona.

Il Niet della Bundesbank
Tuttavia il presidente della Bundesbank non ha dubbi in merito. Molti chiedono al governo tedesco di investire di più per l’Europa, ma «l’idea che la Germania possa dare una spinta alla congiuntura europea attraverso un programma di investimenti pubblici è ingenua», ha sottolineato Weidmann smarcandosi dall'intervento del banchiere centrale. «Da una parte gli effetti di ricaduta economica sugli altri Paesi sono troppo bassi. Dall’altra per una crescita sostenibile sono determinanti le condizioni locali», ha proseguito Weidmann. «Intendo non solo strade e ponti, ma anche un’amministrazione ben funzionante, una giustizia efficiente e un elevato livello d’istruzione», ha concluso il presidente della Bundesbank, rispedendo al mittente senza mezzi termini l'accorato appello di Mario Draghi.