3 dicembre 2022
Aggiornato 06:30
Vertice UE

Prezzi dell'energia, difficile intesa al vertice UE

Due risultati concreti, attesi, più un rinvio e una soluzione di compromesso che lascia più libertà ad alcuni paesi. Acquisti congiunti e obbligo stoccaggio gas ma c'è rinvio su «price cap»

Prezzi dell'energia, difficile intesa al vertice UE
Prezzi dell'energia, difficile intesa al vertice UE Foto: Unione Europea

BRUXELLES - Due risultati concreti, attesi, più un rinvio e una soluzione di compromesso che lascia più libertà ad alcuni paesi, in particolare Spagna e Portogallo. Sono queste, in estrema sintesi, le conclusioni della lunga discussione sui prezzi dell'energia e sulla revisione del mercato elettrico a cui sono giunti stasera i capi di Stato e di governo dei Ventisette, durante il Consiglio europeo di Bruxelles.

I risultati concreti riguardano le due proposte della Commissione europea riguardo lo stoccaggio del gas obbligatorio per tutti gli Stati membri, con riempimento dei depositi al 90% al primo novembre di ogni anno (e l'80% solo per quest'anno), e soprattutto la possibilità di acquisti congiunti volontari del gas sul mercato (e anche di Gnl e idrogeno) da parte degli Stati membri che vorranno parteciparvi, sulla falsariga di quanto è avvenuto con i vaccini anti-Covid. Gli acquisti congiunti, gestiti da una Task force della Commissione in consultazione con i paesi coinvolti, consentiranno di ottenere condizioni contrattuali e costi più favorevoli.

Il rinvio, annunciato dalla presidente della Commissione europea per maggio, riguarda invece le conclusioni sul possibile sganciamento del prezzo dell'elettricità dal prezzo del gas, a cui oggi è indicizzato. Lo sganciamento è stato chiesto soprattutto dai paesi del Sud Europa, Spagna, Italia, Portogallo e Grecia, che sottolineano come il modello marginale basato sul gas come prezzo di riferimento poteva avere senso quando il gas, anche grazie alle abbondanti forniture russe, costava poco e non c'erano problemi di approvvigionamento. Oggi, con la guerra in Ucraina e l'estrema volatilità del prezzo del gas, la situazione è completamente diversa.

Alla soluzione di compromesso, infine, si è arrivati per quel che concerne la richiesta degli stessi paesi del Sud di poter imporre delle soglie massime di prezzo e di poter intervenire in vari altri modi sulla formazione dei prezzi sul mercato dell'elettricità per limitare o compensare i rincari e redistribuire i profitti, alleviando i costi per le famiglie e per le imprese. Il compromesso consiste nel fatto che, mentre la Commissione si è impegnata a valutare la fattibilità delle possibili soluzioni europee con varie opzioni, tra cui anche le soglie massime di prezzo, alcuni Stati membri sono riusciti a strappare la possibilità di andare avanti su questa strada da soli, con soluzioni nazionali. In un linguaggio tutt'altro che chiaro e diretto, al punto 16 delle conclusioni del Consiglio si dispone che i paesi che vorranno proporre delle misure nazionali temporanee in questo senso, dovranno notificarle alla Commissione, che «ne valuterà urgentemente la compatibilità con le disposizioni dei Trattati e con il regolamento Ue del 2019 sul mercato interno dell'energia elettrica».

«Nel valutare questa compatibilità - continuano le conclusioni - la Commissione assicurerà «che siano soddisfatte le seguenti condizioni: che le misure riducono i prezzi spot sul mercato dell'energia elettrica per aziende e consumatori, e che non incidono sulle condizioni commerciali in misura contraria al comune interesse. Nel fare questa valutazione - precisa il testo -, saranno prese in conto la natura temporanea delle misure e il livello di interconnettività elettrica con il mercato unico dell'elettricità».

Il punto della «interconnettività» è cruciale: significa che per certi Stati membri la compatibilità con le norme del mercato elettrico potrebbe venire non dalla coerenza delle misure nazionali con queste stesse norme, ma da una condizione di isolamento rispetto alla rete elettrica europea, che perciò non ne verrebbe influenzata.

Questa condizione è tipica dei due paesi iberici, Spagna e Portogallo, che sono connessi poco e male attraverso i Pirenei con il mercato elettrico francese ed europeo, e potrebbe riguardare anche altri Stati membri non integrati nella rete elettrica sincronizzata continentale (le isole, Irlanda, Malta e Cipro, i paesi baltici, Svezia e Finlandia).

Tutto sommato, l'Italia, che sosteneva fortemente sia l'acquisto congiunto del gas che gli stoccaggi obbligatori, e che ha ottenuto, come gli altri paesi del Sud, il rinvio delle conclusioni sullo sganciamento del prezzo del gas da quello dell'elettricità (lasciando aperta la partita che i paesi del Nord volevano chiudere), può giudicare positivamente i risultati del vertice.

«Ci sono stati dei passi avanti su decisioni da prendere insieme in un momento molto difficile; la Commissione aveva già presentato diverse opzioni sul tema dell'approvvigionamento energetico, era importante riuscire ad avere un risultato che non fosse divisivo, e siamo soddisfatti della conclusione», ha detto il premier, Mario Draghi, nella sua conferenza stampa al termine del Consiglio europeo.

Tuttavia, non appare di grande utilità per l'Italia la soluzione di compromesso che consentirà misure nazionali «isolate» di intervento sui prezzi nel mercato elettrico, vista la piena integrazione della rete nazionale della Penisola con quella continentale. E mentre il governo di Madrid o quello di Lisbona si affretteranno a intervenire d'autorità sul mercato per calmierare i prezzi pagati dalle famiglie e dalle imprese, senza tema di essere bloccati da Bruxelles, il governo di Roma dovrà stare più attento ai famosi «vincoli europei», anche in questo campo.