20 ottobre 2019
Aggiornato 08:30
Le novità del 2016

Banche, se anche gli stress test dell'Eba favoriscono quelle tedesche a scapito di quelle italiane

Tutti gli occhi sono puntati sugli stress test dell'Eba, i cui risultati saranno pubblicati il 29 luglio prossimo. Ma secondo alcuni economisti sono "astrusi nel merito e nel metodo". Ecco quali banche vengono favorite e perché

ROMA – Il 29 luglio prossimo l’Eba pubblicherà i risultati degli stress test sulle banche europee. Sono molti gli istituti di credito comunitari che tremano in vista del verdetto. Ma il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha sollevato nelle scorse ore diverse perplessità sulla loro metodologia e anche il premier, Matteo Renzi, li ha definiti «un esercizio sbagliato». D’altronde sono in molti a sostenere che siano stati costruiti ad hoc per favorire alcune banche europee, e in particolare quelle tedesche. Vi spieghiamo perché.  

Occhi puntati sugli stress test dell'Eba
Tra pochi giorni, l’Autorità bancaria europea pubblicherà i risultati degli stress test condotti su 53 banche comunitarie, che rappresentano il 70% del sistema bancario dell’Eurozona. Si tratta di un verdetto importante sullo stato di salute degli istituti esaminati e sulla capacità di tenuta finanziaria dell’UE in caso di shock esterni. Ma sono in molti a contestare la loro affidabilità, dentro e fuori i confini nazionali, a cominciare dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, e dal presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi.

Astrusi nel metodo e nel merito
Secondo Patuelli, intervenuto ieri sulla questione a margine del comitato esecutivo dell’Associazione bancaria italiana,  gli stress test dell’Eba sono «astrusi nel merito e nel metodo», mentre per il premier si tratta di «un esercizio sbagliato». L’esame clinico sotto sforzo condotto dall’Eba sulle banche italiane per valutarne la salute presenta, infatti, molteplici criticità e diversi economisti ritengono che sia stato studiato a tavolino per favorire le banche estere, in particolare quelle tedesche. Il nodo fondamentale della questione riguarda la suddivisione delle diverse componenti dell’attivo bancario, giudicate più o meno rischiose in base alla loro natura.

Quali banche vengono favorite e perché
Il criterio scelto dall’Eba desta non poche perplessità. Se si tratta di attività finanziarie, sono considerate poco rischiose. Se si tratta di crediti verso privati sono considerati molto rischiosi. Secondo queste regole, un titolo di Stato tedesco è considerato una componente molto più virtuosa rispetto a un credito verso un agricoltore. La logica che sta dietro questo status quo è questa: lo Stato tedesco non può fallire, l’agricoltore sì. E in questo modo vengono premiate le banche (come quelle tedesche) che hanno gran parte del loro attivo investito in strumenti finanziari e penalizzate quelle (come quelle italiane) che fanno davvero «le banche» prestando soldi a famiglie e imprese.

Le criticità della metodologia
Come sottolinea Limes, secondo i criteri dell’Eba, le banche che hanno gli attivi investiti in finanza hanno bisogno di un patrimonio inferiore rispetto a quelle che ce l’hanno investito nel credito. Il risultato è che, in base a questi test, le banche tedesche e francesi pare abbiano un capitale più che sufficiente di fronte alla crisi simulata dall’esame, ma lo stesso non vale per quelle italiane (salvo quelle di maggiori dimensioni). Peccato che in questo modo vengano generalmente favoriti gli istituti che hanno avuto una condotta più rischiosa sui mercati finanziari, e sfavoriti quelli che invece hanno preferito investire nell’economia reale il loro attivo.

Le novità introdotte nel 2016
E’ altresì necessario sottolineare che rispetto agli ultimi stress test (quelli del 2014),  l’Eba ha introdotto delle importanti novità al fine di migliorare l’affidabilità di questo strumento per gli esami realizzati nel 2016. Innanzitutto, verranno richieste informazioni specifiche sul «conduct risk» (cioè il rischio di comportamenti dolosi o negligenti nell’istituto). Poi c’è maggiore attenzione sul rischio di cambio per le posizioni in valuta estera dei debitori della banca. E non è più previsto il «bollino» per distinguere le banche sane e quelle «malate», al fine di evitare ripercussioni negative sugli istituti bocciati che possano innescare spirali di sfiducia e peggiorare ulteriormente la loro situazione. Nonostante le novità introdotte, però, sembra che la logica di fondo degli stress test non sia stata intaccata. E i loro risultati potrebbero essere parziali se non fuorvianti. Vedremo se la Deutsche Bank verrà graziata o meno. Ma quel che è certo è che il vero stress test è già iniziato, con le turbolenze post-brexit, la crisi economica e le nuove tensioni geopolitiche in Europa. E il colosso teutonico per eccellenza non se la passa troppo bene…