19 agosto 2019
Aggiornato 05:30
Il caso della Heta Asset Resolution apre l'era del «bail-in»

Borghi: Banche da salvare? Per l'Europa, a spese dei risparmiatori

Claudio Borghi commenta il fallimento pilotato della Heta Asset Resolution, bad bank austriaca. A rimetterci questa volta, grazie al sistema di bail-in introdotto da regole europee, sono i correntisti. Se tale sistema diverrà generalizzato, spiega Borghi, a pagarne le conseguenze saranno le banche dei Paesi più fragili, e i rispettivi risparmiatori. E le banche non saranno più sicure

ROMA – Dopo la notizia del buco di 7,6 miliardi della Heta Asset Resolution, bad bank della banca austriaca Hypo Alpe-Adria-Bank International, arriva la doccia fredda: l’Austria non sosterrà il debito di oltre 11 milioni dell’istituto di credito statale, costato ai contribuenti del Paese già 5,5 miliardi di euro. Via libera, dunque, all’applicazione delle regole europee del «bail-in», che obbliga i creditori a contribuire a ripianare il calo patrimoniale, affinché il peso dell’operazione non ricada sui contribuenti e sullo Stato. Pessimo segnale, secondo il responsabile economico della Lega Nord Claudio Borghi, che spiega al DiariodelWeb.it le implicazioni della decisione austriaca. «Il sistema che sta entrando in vigore è quello del bail-in bancario; l’argomento è: da adesso si fanno perdere i risparmiatori», spiega il professore.

BORGHI: LE BANCHE TEDESCHE LE HA SALVATE LO STATO; QUELLE SPAGNOLE NOI - «E’ una contraddizione paurosa rispetto a quanto fatto fino ad ora. Per salvare le banche tedesche, 300 miliardi li ha messi lo Stato. Poi, hanno cominciato a far salvare le banche con operazioni messe sul conto del condominio attraverso i fondi salvastati, e quindi i soldi li abbiano messi noi; adesso, alla fine di questo processo, dopo che noi abbiamo messo i soldi per salvare le banche, ad esempio quelle spagnole, partono le regole dove a rimetterci sono i risparmiatori», afferma Borghi. «In questo caso, la banca austriaca in questione è incidentalmente la prima vittima, ma noi dobbiamo cominciare a preoccuparci delle nostre. Se passa questo principio che non sono sicuri i soldi messi nelle banche, anche solo a livello di obbligazioni, ne subiranno le conseguenze i Paesi con le banche più fragili», puntualizza l’economista. «Rischiamo quindi di tirarci la zappa sui piedi: è l’ennesimo segnale della follia europea dove a un certo punto cadono tutte le certezze, cadono i titoli di Stato e ora cade anche la sicurezza della banca». Quale dovrebbe essere, allora, il protocollo preferibile per far fronte a eventuali fallimenti? «Dato che la banca è vigilata, dovrebbe essere lo Stato e la Banca Centrale che la controlla ad essere responsabile dei soldi messi in una banca, non un risparmiatore. La vicenda austriaca è un segnale dei disastri che arriveranno dalle nostre parti», conclude Borghi. L’economista, insomma, valuta certamente più corretto l’intervento che lo Stato italiano ha deciso di effettuare in Mps – per quanto abbia più volte espresso molte riserve sulla vicenda –, piuttosto che l’operazione di bail-in decisa dal governo austriaco.

BAD BANK ITALIANA? SÌ, MA CHI PAGA? - L’Heta Asset, però, non era un istituto qualsiasi: era una bad bank, creata immediatamente dopo il crollo della Hypo allo scopo di ricevere i crediti anomali e difficilmente esigibili. Non molto tempo fa, il Ministro dell’Economia Padoan aveva annunciato di aver ricevuto dalla Commissione europea il via libera all’ipotesi di una bad bank di sistema per aiutare gli istituti italiani a liberarsi di una parte dei crediti «malati». Un’idea giusta, o rischiamo di fare la stessa fine dell’Austria? «Uno pensa sempre: io creo una bad bank, e poi i crediti e i debiti spariscono. Ma chi paga? Alla fine, qualcuno deve pur pagare», sottolinea Borghi. «Il problema della bad bank austriaca è che in quella banca erano stati messi anche dei crediti, delle obbligazioni, e i loro titolari non riceveranno nulla. La bad bank italiana, invece, così come vogliono congegnarla adesso, sarà un problema di sgravare le banche dai crediti inesigibili dovuti alla crisi, e farli comprare a qualcuno, e, nello specifico, a una mano più o meno statale. E come possiamo essere sicuri che non sia un regalo? Di solito, quando avvengono queste cose, significa che quello che paga - lo Stato - riceve un bene a prezzo sbagliato rispetto al prezzo di mercato. Quindi, va benissimo togliere le sofferenze delle banche, ma il problema è: chi paga? E’ una cosa neutrale, o un regalo?», si chiede Borghi.

I RISPARMIATORI DEVONO COMINCIARE A TREMARE? - Insomma, il caso della Hypo Alpe-Adria-Bank apre un nuovo capitolo nell’annosa questione dei salvataggi bancari. In questo caso, sono i depositanti a salvare la banca. E la cosiddetta «garanzia» – quella per la quale ogni deposito sarebbe «garantito» fino a 100.000 euro – diventa insignificante, perché fornita da un fondo che non è illimitato. In ogni caso, sono le implicazioni di tale vicenda ad essere particolarmente preoccupanti: e cioè il fatto che le banche possano non essere luoghi poi così sicuri per i soldi dei risparmiatori. A maggior ragione, in un Paese come l’Italia, dove le recenti vicende che hanno coinvolto vari istituti di credito italiani hanno addossato inquietanti ombre su un sistema vizioso che pare piuttosto generalizzato.