11 dicembre 2019
Aggiornato 02:00
La crisi ha picchiato duro sul sistema bancario italiano

Visco si accorge del pasticcio «bail-in»: norme UE da rivedere

Per il Presidente di Bankitalia per favorire il rilancio e migliorare la fiducia negli istituti di credito, si dovrebbe pensare a istituire fondi volontari che tutelino i risparmiatori in caso di crisi bancarie. Anche perchè i rischi di una crisi non si possono azzerare, sebbene la vigilanza di Via Nazionale sia stata sempre «attenta e tempestiva».

TORINO - La crisi ha picchiato duro sul sistema bancario italiano, ma le banche «si sono rette sulle proprie gambe» e ora possono ripartire, cavalcando la ripresa dell'economia. È un messaggio di fiducia quello lanciato dal governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, dal palco del Lingotto a Torino. Perché il lungo e faticoso rafforzamento patrimoniale è ormai terminato e, dopo il tanto atteso accordo sulla bad bank, si può sbloccare anche la questione delle sofferenze. Ma per favorire il rilancio e migliorare la fiducia negli istituti di credito, si dovrebbe pensare a istituire fondi volontari che tutelino i risparmiatori in caso di crisi bancarie. Anche perchè i rischi di una crisi non si possono azzerare, sebbene la vigilanza di Via Nazionale sia stata sempre «attenta e tempestiva». Per questo, secondo il governatore, non va persa l'occasione di rivedere le nuove norme sui salvataggi (bail-in), allineandosi agli standard internazionali.

«Il patrimonio delle banche italiane è oggi molto più elevato che in passato», ha detto il numero uno di Palazzo Koch davanti a una platea di banchieri e operatori finanziari, riuniti per il congresso annuale Assiom-Forex. «Le banche sono ben patrimonializzate e la congiuntura favorisce una ripresa della redditività: è il momento - ha sottolineato Visco - di porre le basi per una crescita robusta, che andrà a vantaggio delle banche e del sistema economico nel suo complesso». La ripartenza è possibile anche perchè «il flusso delle sofferenze si sta gradualmente riducendo e ora si deve gestire l'eredità del passato. Sarà utile lo schema di garanzia appena concordato con la commissione Ue, ma nessun provvedimento può cancellare d'un tratto la massa delle sofferenze del passato: esse vanno aggredite con determinazione da parte delle banche».

Mettere ordine nei bilanci però non basta, perchè per il governatore gli istituti di credito devono agire per rafforzare la fiducia nel sistema, indebolita anche dalle ultime vicende dei salvataggi di Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti. Tra le iniziative «che il sistema bancario deve considerare per contenere i costi di una crisi per i risparmiatori rientra la predisposizione di meccanismi volontari di intervento, aggiuntivi rispetto ai sistemi obbligatori di garanzia dei depositanti».

Il costo di partecipazione «sarebbe compensato dai benefici che ne trarrebbero tutti gli intermediari, grazie alla rafforzata fiducia della clientela e all'accresciuta stabilità del sistema». Del resto, «nessuna attività di vigilanza, in nessun paese, è in grado di azzerare il rischio di crisi bancarie, specialmente in periodi di grave recessione».

Anche Bankitalia nelle ultime settimane è finita nel mirino delle polemiche dopo il decreto salva-banche, con le proteste dei risparmiatori e le critiche sui mancati controlli delle authority. Attacchi respinti da Visco perchè la «sequenza di interventi» realizzati da Via Nazionale «è stata posta in atto, nei quattro casi in esame come in tutti gli altri casi di crisi bancaria affrontati dalla Vigilanza (circa 100 negli ultimi 15 anni), con attenzione e tempestività». E il ricorso alla risoluzione è stato deciso «in assenza di soluzioni alternative di mercato, data l'irreversibilità del dissesto e l'emergere di insostenibili tensioni di liquidità».

Ora intanto sono scattate le nuove regole Ue, che impongono il coinvolgimento nei bail-in anche dei correntisti oltre i 100mila euro. Ma la direttiva europea Brrd, ha avvertito il governatore, «contiene una clausola che ne prevede la revisione, da avviare entro giugno 2018. È auspicabile che questa occasione sia ora sfruttata, facendo tesoro dell'esperienza, per meglio allineare la disciplina europea con gli standard internazionali».

(con fonte Askanews)