19 aprile 2019
Aggiornato 06:00
Politiche europee

L'Ue loda le riforme di Renzi ma avverte: «Devono essere applicate»

«L'Italia ha ora uno sforzo minore da fare, con una riduzione del deficit che passa dallo 0,5 per cento allo 0,25 per cento del Pil» ha detto il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici che ha aggiunto «La Commissione riconosce che c'è una vera volontà del governo italiano di riformare l'economia, e vuole sostenerne il programma»

BRUXELLES - «L'Italia ha ora uno sforzo minore da fare, con una riduzione del deficit che passa dallo 0,5 per cento allo 0,25 per cento del Pil» per quest'anno. La conferma a quanto era emerso dalle «linee guida per incoraggiare riforme strutturali e investimenti» varate dalla Commissione europea la scorsa settimana, è arrivata dal commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, che incontrando la stampa italiana ha ribadito l'importanza della cosiddetta «flessibilità» nella disciplina comunitaria sui conti pubblici.

LA SVOLTA DELL'UE - Moscovici ha spiegato che si tratta di una vera e propria «svolta» per l'Unione europea, che in passato ha insistito più sulla sostenibilità dei conti pubblici (e sulle politiche di austerità connesse) che sulle politiche per la crescita. A dire il vero però il limite del 3% del rapporto debito/Pil contenuto nel Patto di stabilità e crescita è rimasto, e per questo il commissario ha sottolineato che la Commissione non ha portato una «rivoluzione» nella sua politica economica. Il cambio di rotta però, a detta di Moscovici, c'è stato e i benefici saranno evidenti sopratutto per l'Italia. Il nostro Paese infatti potrà far valere il fatto di trovarsi in una situazione di crescita in calo e di aver messo in cantiere «riforme strutturali».

DA ITALIA RIFORME ESSENZIALI - Moscovici ha insistito molto sulle nuove norme che il governo Renzi intende approvare: «La Commissione riconosce che c'è una vera volontà del governo italiano di riformare l'economia, e vuole sostenere il programma di riforme, delle istituzioni, della giustizia, del mercato del lavoro, della fiscalità, della Pubblica Amministrazione. Sono riforme necessarie per uscire dal marasma economico, da anni di crescita anemica, e per attivare gli investimenti. La messa in opera di queste riforme è essenziale», ha avvertito il commissario, insistendo che «bisogna che il programma di riforme sia rispettato». Infatti l'esecutivo comunitario aveva messo nero su bianco che terrà conto nelle sue valutazioni dell'impatto fiscale positivo delle riforme avviate dagli Stati membri, purché siano «strutturali», abbiano «effetti positivi sul lungo termine sui bilanci» e vengano «effettivamente attuate». Inoltre i governi potranno sottoporre le riforme al giudizio della Commissione anche prima di vararle se presenteranno «un piano preciso con un cronoprogramma credibile per la loro attuazione». Quella di Moscovici è una «benedizione» ufficiale da parte dell'esecutivo di Bruxelles al piano di riforme italiane. Nei giorni scorsi infatti anche il vicepresidente della Commissione, Jyrki Katainen, le aveva lodate definendole «importanti e giuste», ma aveva voluto precisare di esprimersi a titolo personale. Cosa che il commissario all'Economia non ha fatto.

MENO SFORZI PER L'ITALIA - Quanto allo stato delle casse pubbliche italiane, sul quale la Commissione ha sospeso il giudizio nel novembre scorso, il commissario all'Economia ha detto che «questa settimana riceveremo informazioni sull'analisi economica e di bilancio in Italia; gli scambi di informazioni sono in corso, e ci sarà una nuova missione tecnica a Roma entro fine mese». A seguire, il 5 febbraio sarà pubblicato il giudizio aggiornato con le previsioni economiche d'inverno, mentre a marzo arriverà il verdetto definitivo. Ma essendo la flessibilità applicabile da subito «l'Italia ha ora uno sforzo minore da fare, con una riduzione del deficit che passa dallo 0,5 per cento allo 0,25 per cento del Pil» quest'anno, ha sottolineato Moscovici, avvertendo però che il nuovo obiettivo «va rispettato». In caso contrario per Roma, così come per tutti gli Stati membri inadempienti scatteranno le sanzioni previste dai trattati, ma questo sarebbe «un fallimento», perché «la Commissione deve convincere e non punire, e se ci sono le sanzioni vuol dire che non ha convinto; un paese sanzionato è un paese stigmatizzato, infelice» ha detto Moscovici. «Le sanzioni - ha concluso sul punto - esistono sempre, ma quello che vogliamo noi è un buon accordo comprendente il risanamento dei bilanci, l'impegno ad attuare le riforme, la messa in opera degli investimenti».

BANKITALIA, FORSE PIL IN CRESCITA - Intanto anche da Bankitalia sono arrivate notizie positive sullo stato delle finanze italiane: «Il primo trimestre del 2015 dovrebbe far segnare un piccolo aumento del Pil e si tratterebbe del primo di una serie di rialzi trimestrali che proseguirebbero fino a tutto l'anno prossimo», ha detto il direttore generale, Salvatore Rossi. Secondo il direttore di Palazzo Koch si tratta però di «rialzi piccoli, tali far recuperare in due anni il terreno perduto dalla fine del 2012, non anche quello perso nei cinque anni precedenti». Per Rossi è «indispensabile un ritorno alla fiducia», affinché prosegua «questa lenta ripresa» perché la speranza nel futuro «gioca un ruolo centrale nell'orientare il comportamento di consumatori e imprese». Perché ciò avvenga, ha proseguito il dg di Via Nazionale, è necessaria «un'azione di politica economica organica, chiara, determinata», che si traduca in un rilancio degli investimenti, che è «cruciale».

COEURE, SERVE GRANDE QUANTITATIVE EASING - La politica economica italiana e dei Paesi dell'Eurozona però oggi viene fatta soprattutto dalla Banca centrale europea (Bce) e finora ha parlato più in tedesco che altre lingue. Il 22 di gennaio però, data del prossimo Consiglio direttivo, le cose potrebbero cambiare almeno in parte, se verrà avviato il piano di quantitative easing (che comprenda anche l'acquisto di titoli di Stato) più volte auspicato dal governatore Mario Draghi. L'ultimo in ordine di tempo a schierarsi con il presidente dell'Eurotower è stato Benoit Coeure, membro del comitato esecutivo della Bce, che intervistato da Liberation ha spiegato che «l'allentamento quantitativo (Qe) per essere efficiente deve avere grandi dimensioni. Dovremo fare proprie le esperienze degli Usa e della Gran Bretagna per determinare l'ammontare di titoli di stato da comprare». Inoltre Coeure ha ricordato che Francoforte, nel caso decida di varare il piano, dovrà chiarire «se acquistare solo titoli di certi paesi oppure se distribuire lo shopping in modo bilanciato su tutti i paesi aderenti all'euro».

EUROSTAT CONFERMA CADUTA PREZZI - Sullo sfondo poi c'è lo spettro deflazione. Eurostat ha confermato la stima diffusa nei giorni scorsi, secondo la quale l'inflazione nell'area euro è stata dello -0,1% su base mensile (-0,2% a novembre), mentre su base annuale la contrazione dei prezzi è stata del -0,2% dal +0,3% di novembre. L'inflazione «core», quella che esclude le componenti più volatili, è stata invece rivista al ribasso da +0,8% a +0,7%. Per parlare di deflazione però è necessario che ci sia un calo ampio e generalizzato dei prezzi, che si autoalimenta. Bisogna comunque ricordare che la missione principe della Bce, così come impose Berlino per aderirvi, è quella di mantenere il tasso di inflazione di medio periodo a un livello inferiore (ma tuttavia prossimo) al 2% e per farlo il piano di quantitative easing potrebbe giocare un ruolo importante. A questo bisogna aggiungere che l'euro continua a essere molto debole nei confronti con il dollaro (Euro/dollaro 1,1603 1,163), facendo lievitare il costo di quello materie prime pagate in biglietti verdi e di conseguenza importando inflazione dal mondo esterno.