19 maggio 2019
Aggiornato 10:30

Berlusconi, il Milan e il falso storico

Dopo qualche giorno di silenzio forzato l’ex presidente rossonero č tornato a parlare della sua creatura, e ancora una volta č venuto a galla la solita e stucchevole lamentela.

Il presidente Berlusconi con uno dei tanti trofei vinti dal Milan
Il presidente Berlusconi con uno dei tanti trofei vinti dal Milan ( ANSA )

MILANO - Ha rassicurato tutti Silvio Berlusconi sul suo stato di salute. Prima di tutto quello. Tornato a parlare dopo una decina di giorni di silenzio assoluto, malgrado la campagna elettorale in pieno fermento, l’ex patron rossonero, intervenuto ai microfoni di Radio Radio, ha risposto alle consuete domande sui suoi programmi politici, non rinunciando a qualche battuta sul suo amato Milan: «Ho visto la partita di ieri. Non c'è male, ma dissento dal modulo a una sola punta dell'anno scorso e che vedo anche quest’anno. Abbiamo Bonaventura e Suso e diverse prime punte di notevole capacità ma con una sola, e con Suso e Bonaventura esiliati alle ali, finisce che loro scartano uno, due, tre avversari ma poi si trovano in una posizione dalla quale possono fare solo cross e non tirare in porta come sanno fare, mentre la punta si ritrova circondata da due marcantoni della difesa e quindi non abbiamo mai potuto sfruttare uno solo dei cross di quei due. E per fare gol occorre tirare in porta. Non c'è niente da fare - la chiosa dell’imperatore di Arcore - da trent'anni abbiamo vinto con le due punte e una mezz'ala che le serve».

L'albero di Natale
Non per voler sembrare irriverenti, ma sembra che ancora una volta il presidente Berlusconi abbia voluto dare una sua personalissima rilettura alla recente storia del Milan. Cancellando dalle sue memorie calcistiche, ad esempio, una delle versioni più belle e vincenti del suo Milan, quella proposta da Carlo Ancelotti che prevedeva il famoso albero di Natale. Forse c’è bisogno di ricordare al presidente più vincente della storia del calcio che l’ultima Champions League vinta dal Milan prevedeva il modulo con una punta (Pippo Inzaghi) e due trequartisti (Seedorf e Kakà).

Capello e Massaro
Per non parlare di un altro Milan entrato nella storia del calcio per aver seppellito sotto una valanga di reti l’invincibile Barcellona di Cruyff. Era il 18 maggio del 1994, sempre ad Atene, e la squadra allenata da Fabio Capello schiantava i blaugrana di Stoichkov e Romario, pur senza poter contare sulla coppia titolare di centrali formata da Costacurta e Baresi, con Boban e Savicevic dietro l’unica punta Massaro. 

Sacchi e Van Basten
E, nel nostro percorso a ritroso, dulcis in fundo il primo Milan di Arrigo Sacchi, l’integralista del 4-4-2, che però schierava un’unica punta, Van Basten, con accanto quella furia della natura di Ruud Gullit, grandissimo calciatore, ma non certo un attaccante di ruolo. 
La storia non mente, caro Berlusconi. Il Milan arrivato in cima al mondo non ha sempre giocato con le due punte e il trequartista, anzi. Grazie soprattutto alla sagacia dei tanti tecnici che lei ha chiamato sulla panchina rossonera, capaci di mettere in campo la squadra nelle migliori condizioni per far rendere i loro calciatori. Perchè quindi insistere con questa noiosissima e fastidiosa manfrina?