19 maggio 2019
Aggiornato 10:00

Là dove Mihajlovic non può arrivare

Iniziano a prendere forma i timori dei tifosi rossoneri sull’allestimento di una squadra che, a meno di clamorosi stravolgimenti nel mercato di gennaio, difficilmente vedrà il Milan tornare a vincere qualcosa. E la ragione è semplice: per quanto Mihajlovic possa studiare la tattica giusta per questa squadra, sulla qualità dei singoli potrà fare ben poco.

MILANO - Non c’è cosa più fastidiosa del dover riconoscere «io l’avevo detto». Ormai tutti si sono finalmente resi conto che il più grosso problema del Milan è la mancanza di un uomo da schierare tra le linee, capace di fornire l’assist vincente, abile nel servire gli attaccanti e metterli davanti alla porta. Eppure nel corso di questa lunga estate calda, terminata con il colpaccio Kucka, eravamo i soli a sostenere una teoria azzardata e purtroppo rivelatasi fin da subito estremamente attuale.
La rosa costruita dall’ineffabile Adriano Galliani e messa a disposizione del nuovo tecnico Mihajlovic è incompleta - e fin qui siamo tutti d’accordo - ma più che un generico innesto di qualità a centrocampo (il tanto celebrato Witsel, l’eventuale ennesima mezzala a Milanello), al Milan sarebbero serviti due acquisti pressoché indispensabili: un regista e soprattutto un trequartista.

Una previsione purtroppo azzeccata
Quella che sembrava una stucchevole litania, riproposta su queste pagine con cadenza quotidiana quasi a voler svegliare le menti degli uomini mercato del Milan da un torpore imbarazzante, si sta riproponendo come un vaticinio da far invidia all’Oracolo di Delfi o alla Sibilla Cumana.
Non che ci volesse molto a capire che gli uomini a disposizione di Mihajlovic scelti per ricoprire quel ruolo fossero inadeguati. 

Nessun trequartista all’altezza
Honda, malgrado la proverbiale tenacia e durezza del popolo giapponese, si sta confermando inconsistente quanto una bolla di sapone; di Suso nemmeno verrebbe la voglia di parlare, visto la pochezza tecnico tattica dello spagnolo (se fosse stato minimamente all’altezza il Liverpool non avrebbe certo lasciato partire gratis un classe ’93); Menez è da maggio fermo ai box per un problema alla schiena che potrebbe avere tempi lunghi; e poi c’è Jack Bonaventura, attualmente il più indicato per ricoprire quel ruolo, ma anche lui un «adattato» e soprattutto scombussolato dai continui cambi di ruolo che ne faranno sicuramente un calciatore eclettico - quello che una volta veniva definito un jolly - ma di sicuro ne penalizzano l’efficacia. Attaccante esterno, mezzala, trequartista, non è difficile immaginare l’ex atalantino di fronte uno specchio a domandarsi accigliato: «ma io chi sono?».

Mihajlovic e la quadratura del cerchio
Il vero problema del Milan, evidenziato in queste prime tre altalenanti prestazioni in campionato, più orientate verso il brutto che capaci di incoraggiare i tifosi, è che a questa squadra mancano almeno tre tacche di qualità. E su questo punto l’allenatore rossonero avrà ben pochi margini di manovra da qui in avanti. Tutti auspicano che Mihajlovic possa trovare in fretta la quadratura del cerchio dal punto di vista tattico, scegliere chi schierare da regista (Montolivo mille volte preferibile a De Jong), individuare il trequartista migliore in rosa (Bonaventura über alles, per distacco), cercare uno spazio d’azione nel quale far interagire Mario Balotelli con le altre due punte rossonere, Bacca e Luiz Adriano. Ma nessuno potrà mai legittimamente sperare che il tecnico serbo possa far crescere le qualità tecniche dei singoli. 

Sulla qualità dei singoli c’è poco da fare
Poli, De Jong, Nocerino, Kucka, resteranno sempre e solo degli onesti lavoratori del centrocampo; Suso e Honda rimarranno le eterne incompiute a cui ci ormai ci si sta rassegnando; Abate e De Sciglio continueranno ad azzeccare un cross ogni 20 tentati; Zapata insisterà ad alternare giocate sensazionali a black out sanguinosi.
Mihajlovic farà di tutto per dare una fisionomia dignitosa a questa squadra, e magari ci riuscirà prima o poi, ma senza calciatori di qualità in tutti i reparti è difficile tornare a vincere. Tanto vale esserne consapevoli, a cominciare da Silvio Berlusconi e Adriano Galliani.