19 ottobre 2019
Aggiornato 09:00

Povero Milan, il Condor Galliani ormai č spennato

Conclusione di mercato con i fuochi d’artificio per tutte le big della nostra serie A, tranne che per il Milan. Stavolta il Condor Galliani lascia in bianco i tifosi rossoneri e conclude un mercato da quasi 90 milioni spesi senza aver completato la rosa a disposizione del tecnico Mihajlovic.

MILANO - Da quest’anno, alla luce dei discutibili risultati ottenuti, forse nessuno più avrà il coraggio di evocare «I tre giorni del condor», il celebre film del 1975 diretto da Sidney Pollack, in relazioni agli ultimi giorni di mercato del Milan e del suo deus ex machina Adriano Galliani.
Se la godeva l’ad rossonero quando i giornalisti compiacenti e i tifosi ottimisti per forza lo osannavano e lo invocavano chiamandolo di qua e di là: «Condor portaci questo, Condor portaci quell’altro», come se l’anziano dirigente, nato come antennista, avesse chissà quali poteri in ambito di campagna acquisti.

Senza Braida e Leonardo, Galliani conta poco
La verità, e le ultime deludentissime stagioni di mercato in Casa Milan stanno lì a dimostrarlo, è che Adriano Galliani potrebbe aver fatto definitivamente il suo tempo, evidenziando giorno dopo giorno delle lacune a livello di metodologia di lavoro pari quasi a quelle create nella rosa del Milan con strategie di compravendita calciatori a dir poco sconclusionate.
Privato della preziosa ed indispensabile collaborazione dei suoi vecchi compagni d’avventura (Ariedo Braida e il brasiliano Leonardo) al cui ingegno ed intraprendenza si devono alcuni tra i più importanti colpi di mercato del Milan degli ultimi anni (Shevchenko, Kakà, Thiago Silva, solo per citarne alcuni), l’ad, messo impietosamente a nudo, ha messo in mostra tutti i suoi limiti di organizzazione del lavoro e ha impostato, per l’ennesima volta, il mercato secondo quelli che sono i suoi criteri.

Mercato fatto solo con amici presidenti e procuratori
Anche quest’ultima estate Galliani ha fatto quello che sa far meglio: rivolgersi agli amici per organizzare qualche operazione. Ora, se avere amici «preziosi» a cui rivolgersi (presidenti, amministratori delegati, direttori sportivi, procuratori, intermediari etc. etc.) può essere anche comodo per gestire situazioni di emergenza, farlo per abitudine e come unica strategia percorribile può diventare pericoloso, oltre che deleterio. Purtroppo è esattamente quello che sta accadendo al Milan da troppi anni, da quando cioè Adriano Galliani ha fatto piazza pulita di tutti i suoi collaboratori (ovvio riferimento ai succitati Braida e Leonardo) ed è rimasto volutamente solo a gestire l’intero mercato del Milan. 

Il fallimento dell'operazione Witsel e le colpe di Mihajlovic
Fallito il tentativo in extremis per Axel Witsel (dopo mesi di chiacchiere è allucinante ritrovarsi a dover chiudere la trattativa nelle ultimissime ore di mercato), il risultato è che al termine di una campagna acquisti costosissima, da quasi 90 milioni spesi (erano anni che il Milan non investiva così tanto sul mercato) la rosa a disposizione di Mihajlovic fa acqua da tutte le parti. Se pensiamo che contro l’Empoli il tecnico serbo ha dovuto far ricorso per il centrocampo rossonero a Nocerino e Suso, schierati titolari, e Kucka subentrato dalla panchina, la misura è chiara per comprendere quanto disastrosa possa essere la situazione rossonera.
Senza voler infierire sull’anziano amministratore delegato rossonero c’è da evidenziare anche la colpevole accettazione di questo stato di cose da parte del tecnico Mihajlovic, pronto ad avallare il rinnovo di contratto a De Jong, preferito ad un autentico regista da scegliere sul mercato, e a buttare nella mischia - da titolari - giocatori inadeguati e oggettivamente non da MIlan, messi tra l’altro sul mercato da inizio estate e mai riusciti a cedere.

L’annosa questione delle cessioni
A questo proposito ci sarebbe da aprire l’altro pesante capo d’accusa nei confronti di Adriano Galliani, quello dell’incapacità di cedere con profitto gli uomini in esubero al Milan. Nell’ultimo giorno di mercato l’ad ha ceduto in prestito Mastour al Malaga, ha in pratica regalato Matri alla Lazio, si è sbarazzato finalmente di Zaccardo approdato al Carpi, ma anche stavolta nessuna cessione eccellente. Eppure le altre squadre big della nostra serie A, malgrado la crisi economica, sono riuscite a vendere ed anche bene: l’Inter ha ottenuto quasi 40 milioni dal Real Madrid per Kovacic e 11 dalla Juve per Hernanes; la stessa Juve ha incassato 35 milioni dal Bayern per Vidal, 12 milioni dal West Ham per Ogbonna e, dulcis in fundo, ha piazzato Coman al Bayern con un’operazione complessiva da 28 milioni; per non parlare della Roma che ha ceduto Bertolacci e Romagnoli proprio a Galliani per 45 milioni di euro.

Berlusconi chiamato al rinnovamento
Il Milan invece ha svenduto El Shaarawy al Monaco per 2 milioni + 15 di eventuale riscatto e Adil Rami al Siviglia per 2,5 milioni di euro.
Sarebbe il caso che lassù, ai piani alti di via Aldo Rossi, qualcuno chiedesse conto all’amministratore delegato del suo operato, vero presidente Berlusconi? Così come sarebbe il caso che, malgrado la fiera opposizione di Galliani, si decidesse di voltar pagina assumendo in blocco una nuova task force di mercato formata da gente giovane, brillante, intraprendente e con tante idee nuove.
Degli affari con Mino Raiola e con Enrico Preziosi sinceramente al Milan non se ne sente più il bisogno.