21 ottobre 2019
Aggiornato 12:30
Debito pubblico

Bad bank, bad company, bad tutto: come scaricare sugli italiani i debiti delle banche

Calvino, Manzoni, Alitalia e le banche: ovunque vi sia una fregatura, ci spiegavano i grandi maestri della letteratura italiana, ecco coniare una nuova locuzione inglese. Da Veneto Banca a Alitalia a Mps, cosa significa in soldoni questo bad?

ROMA - Tutto è contenuto nelle parole di Italo Calvino, che magistralmente diedero forma al concetto di "anti lingua». Ovvero quello strumento nato per confondere gli umili, farli sentire piccoli e ignoranti, ma soprattutto impotenti di fronte allo strapotere dello Stato. Calvino, in un celebre racconto, faceva il verso al linguaggio burocratico della giustizia, così astruso e inarrivabile. Manzoni, che gli ultimi, i poveri, è giunto perfino a deriderli ne «I promessi sposi» – che differenza colossale con Tolstoj, o Zola... – spiegò, però, che l'utilizzo del latino altro non è che un mezzo per raccontare frottole, cambiare il significato dei concetti a seconda del bisogno. In tempi più recenti abbiamo avuto l’articolo 70 della Costituzione, contenente una dozzina di vocaboli. Nella recente riforma voluta dal trio Renzi, Verdini, Boschi passava a 483, con subordinate di settimo grado. Un vero record di logorrea. Gli esempi per raccontare l’anti lingua, o fuffa, sono infiniti: laddove si annida una fregatura a coprirla vi è sempre l'uso subdolo della lingua. Ma, fra tutti i mezzucci, uno su tutti erompe: l’utilizzo dell’inglese. Ora, tutti noi siamo esterofili e globali, ci mancherebbe ancora che si voglia fare la figura dei retrogradi che ancora pensano che oggi, nel 2017, si debba parlare l’italiano in Italia: non sia mai. In Inghilterra di parla inglese, in Francia si parla francese, in Italia si parla inglese: normale, lineare.

Bad tutto
L’aggettivo qualificativo «bad», "cattivo" in italiano, fino a pochi anni fa era conosciuto in patria prettamente dai cultori di Michael Jackson, che negli anni Novanta scrisse una canzone avente come titolo proprio quella parola. Poi tutto è cambiato. Prima è stato il momento di Alitalia: la solita storia, la compagnia di bandiera bollita e piena di debiti, cosa si fa? Oddio arrivano i francesi, ci vogliono i capitani coraggiosi italiani che salvino l’onore della nazione. Eccoli che arrivano, sono tutti imprenditori che insomma, mica si scherza con quei nomi. Però, come nelle grandi storie d’amore non corrisposte, c’è sempre un «però»: e dato che i capitani coraggiosi non sono assolutamente innamorati di Alitalia, e quindi non vogliono cacciare un centesimo, dicono: «Noi Alitalia la prendiamo, ma siamo senza soldi e soprattutto non vogliamo i debiti». Nasce così la grande idea, derivante direttamente da Michael Jackson: si inventano una società pubblica che si prenda sulle spalle tutti i debiti di Alitalia, miliardi, che finiscono dentro una cosa, poi scomparsa nel cassetto dei ricordi, a cui si dà il nome di "bad company". Un abominio giuridico, e morale: ma non importa. Così, dopo una session, con degli smart consulter, che hanno fatto un job empowerment del trend on the move, si è deciso per il bad.
E cosa significa: mah, nulla di che, si fa una società pubblica che si accolla tutti i debiti di Alitalia, che poi come per magia vanno a finire nel debito pubblico. Sapete quella cosa che tutti i giorni ci viene detto che deve essere tagliato? Perché la spesa sociale, la sanità, la previdenza e tutto il restante armamentario che distingue l’uomo dalla scimmia costa troppo. Avete presente, sì? Ecco, i miliardi di Alitalia, i debiti, sono finiti lì dentro.

Bad bank
Ne abbiamo già sentito parlare con Monte Paschi Siena: vicenda scomparsa dagli orizzonti dell’approfondimento, di cui non si sa più nulla, men che meno se mai tornerà a essere oggetto di interesse. Oggi di «bad bank» si parla relativamente alle banche venete. Altro buco nero del finanzcapitalismo di cui, a breve, dovremo pagare il conto. La Commissione Europea ha accettato il decreto del Governo che rimanda il pagamento del bond di Veneto Banca in scadenza: una boccata d’ossigeno che non risolve nulla. Perché i soldi non ci sono e non li può mettere lo Stato, almeno non direttamente per quel bond. Rimane il problema dei crediti deteriorati: ed ecco la divisione, con una «good bank», con gli sportelli e gli asset Veneto Banca e Popolare di Vicenza. E poi la bad bank, il cui meccanismo è stato sovra descritto. Il bail-in, altra locuzione dell’antilingua che significa «pagano azionisti e correntisti subordinati» ci sarà, nonostante lo «sbolognamento» allo Stato dei crediti marci. 

Principio di Antoine Lavoiser vc «bad»
D’altro canto rimane l’eterno ricatto inerente la stabilità del sistema bancario e i risparmiatori. Non è chiaro dove finiscano le regole del mercato e dove inizi la furbizia di un mondo, quello della finanza, che sa di essere troppo grande per fallire. In ogni caso il processo con cui il debito pubblico continua a crescere è questo: la continua socializzazione delle perdite da parte delle banche. Aveva un senso quando il sistema bancario era pubblico, ovvero fino agli inizi degli anni Novanta, ma oggi è fuori luogo e soprattutto è eticamente inaccettabile. A meno che la banca non venga nazionalizzata: ma questo non è possibile, perché espressamente vietato dai regolamenti della Ue in materia.  La bella idea, collodiana, che possa esistere un paese dei balocchi dove i debiti scompaiono e non esistono più viene smentita da uno dei più pervicaci principi della fisica, quello secondo cui nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. In questo caso, grazie al nobile principio dell’aggettivo qualificativo «bad», si trasforma da debito dei banchieri a debito degli italiani.