17 ottobre 2019
Aggiornato 00:30

Renzi e il Ponte sullo Stretto: un'altra promessa impossibile per portarsi a casa il 'sì' al referendum

E' probabile che dopo l'ennesima sparata del premier Weidmann, Merkel e Schauble si stiano facendo un sacco di risate. Ecco perché Renzi ci prova, anche se sa benissimo che il Ponte non si può fare

Il premier Matteo Renzi
Il premier Matteo Renzi Shutterstock

MILANO - Chissà cosa ha pensato oggi Jens Weidmann, presidente della Bundesbank dal 2011, quando ha letto questa agenzia del nostro Renzi: «Dobbiamo completare il grande progetto di quella che Delrio chiama la Napoli-Palermo, per non dire Ponte sullo Stretto. Porterà 100mila posti di lavoro. Sarà utile per tornare ad avere una Sicilia più vicina e raggiungibile e per togliere la Calabria dal suo isolamento. La mia – dice ancora – è una sfida in positivo».

Weidmann, Merkel e Schauble si staranno facendo delle grandi risate
Probabilmente l’arcigno banchiere tedesco che deride l’Italia ogni volta che può – per altro con compagnia di Schauble e, seppur con meno manifesto compiacimento, di Angela Merkel – deve aver avuto un impercettibile tremolio del labbro superiore, massima espressione di nervosismo a lui concessa dalla natura. Per il resto, in cuor suo, probabilmente ha trovato conferma al «pregiudizio» che alberga nel profondo del suo cuore. Qualcosa che ricorda le splendide parole di Ennio Flaiano: «Governare gli italiani non è difficile, è inutile». Poi, qualche suo collaboratore, deve averlo rassicurato: non si preoccupi, è solo una sparata elettorale di Renzi. Sa, il primo ministro italiano è in campagna elettorale, e agli italiani piace spararle grosse. La speranza che il consigliere di Weidmann abbia ipotizzato, e suggerito questo piccolo pensiero, è auspicabile per tutti. Ed è auspicabile che sia il vero motivo per cui Renzi riapre la porta al Ponte sullo Stretto di Messina.

Renzi: "Raggi non fa le Olimpiadi? E allora io faccio lo Stretto"
La parola d’ordine di Renzi è «beyond», cioè «oltre». Si legge alle sue spalle durante il comizio in cui annuncia la grande opera per eccellenza. «Virginia Raggi dice 'no' alle Olimpiadi romane? Allora io vado 'oltre' e dico 'sì' al Ponte sullo Stretto. Per dimostrare che le grandi opere si devono fare senza che i ladri rubino». Questo in definitiva è il Renzi pensiero. Una sparata senza capo né coda, perché il ponte è fermo da anni e la sua totale inesistenza è già costata 600 milioni di euro. Tornano in mente le piéce teatrali en plen air di qualche anno fa, quando scesero in campo perfino delle ruspe per far vedere agli italiani che i lavori partivano. Questi immensi lavori pubblici non possono aver luogo, che siano utili o meno non ha alcuna importanza, date le regole di bilancio attualmente vigenti nella comunità Europea. Il pareggio di bilancio lo impedisce: fine. Impedisce perfino di conteggiare extra i lavori d’emergenza per il terremoto di questa estate e la gestione dei migranti. Figuriamoci un ponte da venti miliardi di euro, senza capo né coda.

Renzi promette, ma dopo aver incassato il "sì" al referendum
Ovviamente la realizzazione del ponte che tutta Italia sogna è subordinato al via libera che gli italiani devono dare alla sua riforma: «Finita la parte delle riforme si può tornare a progettare il futuro». Dopo il voto di dicembre, se vincerà il «sì» – questo è il discorso implicito di Renzi – l’Europa ci darà così tanta flessibilità sui conti da poter instaurare una specie di economia socialista pianificata. In cui lo Stato, oggi senza un centesimo e in procinto di tagliare il fondo per la sanità di un miliardo, l’ennesimo, potrà spendere e investire in massicci progetti infrastrutturali. Per altro, il Renzi pensiero appare confuso. Violato dall’esigenza di apparire moderno e à la page, e cemento e tondini difficilmente riescono a risultare tali, chiosa: "Le amministrazioni locali devono sviluppare gli uffici tecnici per sbloccare i piccoli e medi cantieri, bisogna semplificare la burocrazia, investire nella banda larga perché le reti di domani non sono le dighe o le autostrade, quella di domani sarà l'Italia della gigabyte society". Quindi, ricapitolando: ci vuole il ponte che tutti sognano, però le autostrade non sono il futuro.

Weidmann e gli italiani
A questo punto, siamo esterrefatti noi. Immaginate cosa può essere Weidmann di fronte a tali contorsioni, di fronte a tale scenario, una torre di babele di voci che non sale verso alcun cielo, ma sprofonda. Ma il banchiere tedesco sa che non deve commentare le intemerate del primo ministro italiano. Perché gli fanno gioco: il suo interesse è che la riforma costituzionale passi il 4 dicembre, e per ottenere quel risultato va bene anche il Ponte sullo Stretto di Messina.