15 ottobre 2019
Aggiornato 23:00
Referendum di ottobre a rischio?

Referendum, Renzi pensa a posticiparlo per avere il «sì» di Confindustria

Da Angelino Alfano a Denis Verdini, passando per la Confindustria di Vincenzo Boccia: Matteo Renzi «contratta» il referendum costituzionale di ottobre. Una lotta impari che vede un gioco continuo di «do ut des» e compromessi.

ROMA – La strenua campagna a favore del «Sì» portata avanti dal premier Matteo Renzi e dal suo entourage chiarisce con nettezza che quella di ottobre è la battaglia definitiva per il Governo. Sebbene il presidente del Consiglio abbia più volte rassicurato che il referendum costituzionale è lontano da quell'accezione politica che in tanti gli incollano addosso, il Pd maggioritario, proprio quello di Matteo Renzi, non perde tempo a lavorare per il «Sì».

Do ut des
Quello di ottobre è il giro di boa per il premier e il suo Governo. La vittoria o la sconfitta determineranno il rafforzamento o l'indebolimento del Governo stesso. Ad avvalorare questa tesi è la lettura dei giochetti politici che si profilano all'orizzonte. Angelino Alfano, ad esempio, in cambio dell'appoggio dei suoi al referendum chiede che vengano indeboliti gli emendamenti da apportare alla riforma del processo penale. Ma non è solo il ministro dell'Interno a chiedere una contropartita: Area Popolare, ad esempio, – come sottolinea Il Giornale – punta sui reati di corruzione e chiede che vi sia un aumento dei tempi meno perentorio. Visto che il Movimento Cinque Stelle non sembra affatto disposto a cedere di un millimetro sul terreno referendario, il partito guidato dal premier dovrà guardare altrove e sperare di guadagnare il «Sì» dei centristi.

Da Verdini a Zanetti: cosa non si fa per una maggioranza
A dare man forte a Renzi e al suo referendum è invece l'ormai solido alleato Denis Verdini che con Ala si vede già tra le fila della maggioranza qualora dovesse farcela il «Sì». E sempre da Ala viene fuori un nuovo protagonista, Enrico Zanetti. Il viceministro all'Economia si sta adoperando, infatti, proprio in questo periodo per la nascita del gruppo parlamentare con Verdini. La questione sta generando un certo malumore in casa Pd e il primo a mostrare forte disappunto è il presidente Matteo Orfini, che definisce un'«inutile furbata» la scelta di Zanetti di spostarsi da Scelta civica al gruppo parlamentare di Verdini, trasportando tutti per osmosi nella coalizione di Governo. Verdini guarda con cupidigia alla maggioranza (e, perché no, anche al Governo) e Zanetti fungerebbe da perfetto Caronte nell'impresa.

Il «Sì» di Confindustria
Non è solo tra i corridoi dei palazzi del potere che si alimenta i fronte del «Sì». Sin da subito, a mostrarsi persuasa dalle cospicue modifiche alla Costituzione è stata Confindustria. Diverse le motivazioni alla base della scelta degli industriali. In primis il rischio caos politico che si genererebbe qualora dovesse vincere il «No». Anche l'economia ne risentirebbe notevolmente: addirittura, secondo le stime di Confindustria, vi sarebbero reazioni tali da riportare il Paese in recessione. Con la vittoria del «No» gli italiani si ritroverebbero a combattere con una profonda instabilità politica ed economica, dunque. Per Il Giornale, la scelta degli industriali guidati da Boccia deriverebbe anche dalla speranza in un atteggiamento benevolo del Governo che in sede di legge di Bilancio potrebbe tornare a tagliare gli incentivi alle imprese.

Posticipare il referendum?
È proprio per non rischiare di perdere il prezioso endorsement di Confindustria che il Partito Democratico paventava negli ultimi giorni la possibilità di posticipare il referendum. La data, ancora sconosciuta, potrebbe essere strategicamente proprio dopo il primo passaggio della legge di Bilancio alla Camera. In ballo c'è la stabilità del governo Renzi, disposto a contrattare con le forze in campo per accaparrarsi il «Sì» dei più. Una lotta impari che vede un gioco continuo di «do ut des» e compromessi. Che importa che a svilirsi non sarà in questo modo solo il Governo, ma una Costituzione in piedi da quasi settant'anni.