28 febbraio 2020
Aggiornato 07:30
Il presidente di FdI per il «No» al referendum

Meloni: «No a riforma costituzionale di Renzi, non abolisce il Senato e riduce la democrazia»

Il leader di FdI, promotore del Comitato «No, grazie» per bloccare la riforma costituzionale che i cittadini italiani saranno chiamati a confermare o respingere in autunno, ritiene quella del premier l'ultima colossale truffa

ROMA «Noi diciamo «no, grazie» alla riforma costituzionale di Renzi perché non abolisce il Senato ma riduce la democrazia e toglie agli italiani la possibilità di eleggere i senatori». Continua la campagna per il «no» promossa da Fratelli d'Italia. Giorgia Meloni, sul suo profilo Facebook, attacca duramente la riforma proposta dal governo Renzi e invita amministratori e politici a sostenere la campagna «No, grazie»: «Al posto del popolo saranno le segreterie di partito a indicare chi siederà in Senato», precisa la Meloni. «Noi vogliamo abolire davvero il Senato e dare all’Italia un Parlamento più efficiente e all’altezza delle sfide che la nostra Nazione ha davanti a sé».

Riforma costituzionale? Un'occasione persa
Come scrive ancora la leader di FdI, il comitato per il «no» al referendum confermativo della legge costituzionale nasce perché i promotori hanno voluto dare soprattutto la parola ai sindaci, ai presidenti di regione e a chi governa il territorio. La promozione del «no» arriva non solamente per dire no alla riforma di Renzi ma anche per dire che questa riforma «è una grande occasione persa». Quello che il Comitato vuole dire che FdI e i cittadini italiani vogliono una riforma costituzionale che preveda innanzitutto l’elezione diretta del capo dell’esecutivo, poi un tetto alle tasse in costituzione, oltre a normare il rapporto dell’Italia con le Istituzioni Europee: dunque «una legge fatta nell’interesse dei cittadini e non nell’interesse del Partito Democratico, che è quello che ha fatto Renzi». Secondo la Meloni e i suoi, il «no» vincerà e il premier Matteo Renzi dovrà andare a casa.

L'ultima colossale truffa del premier
Sulla pagina del comitato «No, grazie» compare il manifesto dell'iniziativa in cui si spiega il perché di questa opposizione dura alla riforma costituzionale, ovvero «l'ultima colossale truffa di Renzi». Quello che crede il comitato è che sì, la Costituzione vada profondamente e radicalmente rinnovata, ma non come previsto dal testo che i cittadini italiani sono chiamati a confermare o respingere il prossimo autunno. Sarebbe stato semplice – si legge nel documento «No, Grazie» – , decisamente incisivo e più corrispondente alle necessità di maggior efficienza e snellimento della macchina legislativa abolire veramente il Senato.

Verso l'abolizione della democrazia in Senato
Quello che fa Renzi nel suo tentativo di riforma, invece, non corrisponde affatto ad un cambiamento concreto e profondo dello status quo: la «finta riforma» non abolisce il Senato né le Province. Anzi – si precisa – più semplicemente, l'intervento di Renzi «abolisce la democrazia in Senato, trasformandolo in una Camera a elezione di secondo grado». Quella che Renzi chiama grande rivoluzione altro non è che il mantenimento delle due Camere, trasformando, però, il Senato in un «un organo medievale con elezioni di secondo livello come per i valvassori e i valvassini». Il Comitato per il «No», invece, si pone in netto contrasto con le scelte governative e punta al monocameralismo perfetto, quindi una sola Camera e l'abolizione definitiva del Senato.