17 ottobre 2019
Aggiornato 13:01

Renzi all'ultima spiaggia: rivuole il patto con Silvio

La sua unica chance per non cadere sulla riforma del Senato è ricostituire un Nazareno 2.0 per incassare i voti di Forza Italia. L'ex Cav potrebbe anche starci, per favorire gli affari di Mediaset, ma stavolta sarebbe lui a dettare le regole

ROMA – In teoria, il dibattito in aula che inizierà a fine settembre, al rientro dalle ferie estive, verterebbe sulla riforma del Senato. In pratica, si è ormai trasformato in uno scontro sulla sopravvivenza del governo Renzi. Da una parte c'è chi stavolta è pronto a tutto pur di «mandarlo sotto», ovvero la minoranza del Pd, che infatti non vuole cedere di un millimetro sulla necessità di eleggere, e non semplicemente nominare, i senatori. E ne ha ben donde, visto che sulla carta i numeri le danno ragione: con l'inedita alleanza tra i dissidenti dem e le opposizioni, si raggiungerebbe quota 176 voti, ben più della maggioranza. Senza contare l'oltre mezzo milione di emendamenti presentati (quasi tutti dal leghista Calderoli) per fare ostruzionismo. Dall'altra parte c'è ovviamente Matteo Renzi, che continua a puntare dritto al muro contro muro. Del Senato elettivo non ne vuole neanche sentire parlare: «Siamo disponibili a cambiamenti purché non riportino al punto zero il cammino della riforma», taglia corto il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini. Stavolta, oltre all'arroganza tipica del bulletto, dietro alla sua indisponibilità a trattare c'è anche un preciso calcolo: come abbiamo già raccontato, il premier non ce la fa più a farsi logorare in questo modo dalla sinistra, che lo sta facendo anche precipitare nei sondaggi. Se i ribelli vogliono creare l'incidente per far cadere il governo, allora tanto vale tornare davvero a elezioni: sfruttando ancora quel piccolo capitale di consenso rimasto e naturalmente non ricandidando più nessuno dei bersaniani. A patto che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, invece di sciogliere le Camere, non preferisca un nuovo governo tecnico...

Prove di trattativa
Fin qui abbiamo elencato gli schieramenti e le tattiche dei due eserciti che sono pronti a contrapporsi nel Vietnam parlamentare di settembre. Ma c'è un però: Matteo Renzi è tentato di sparigliare il campo di battaglia trovandosi un nuovo alleato. Anzi, un vecchio: Silvio Berlusconi. «Dobbiamo parlare con tutti, intendo proprio con tutti – si fa sentire tutta conciliante l'altra vicesegretaria del Pd Debora Serracchiani – Forza Italia ha votato le riforme in passato e non vedo perché non possa rifarlo». Le apre la porta Giovanni Toti, consigliere politico dell'ex Cav e neo presidente della Liguria: «Forza Italia deve essere pronta a sedere a tutti i tavoli di confronto che il governo intende aprire. Mi auguro che Renzi voglia interrompere questo cammino autarchico che lo sta portando a compiere parecchi errori». Si va dunque verso un patto del Nazareno 2.0?

Il partito di Mediaset
Non proprio, perché Berlusconi continua pur sempre a giurare ai suoi che «di Renzi non mi fido, è inaffidabile» (la batosta dell'ultima volta sembra essergli bastata). E una nuova linea politica di eccessivo compromesso con il governo rischierebbe di affossare definitivamente il partito nei sondaggi: che invece ad oggi oscilla sì intorno al 12%, ma con un'ampia coalizione di centrodestra, che tenga dentro anche la sua nuova lista civica L'Altra Italia (Italicum permettendo), raggiungerebbe facilmente il 30, ovvero non molti punti in meno del Pd di oggi. Elettoralmente, dunque, papà Silvio avrebbe tutto da perdere dalla trattativa con il piccolo Matteo. Economicamente, forse, qualcosa in più da guadagnare: Mediaset è sempre in difficoltà e ha bisogno di un governo che le faccia concorrenza morbida attraverso la Rai. Mr B, insomma, si sta di fatto risedendo al tavolo con il premier, come si intuisce dai toni più leggeri delle dichiarazioni dei suoi in questi giorni, dall'elezione congiunta dei vertici della tv di Stato in poi. Ma stavolta, sarà lui a dettare le condizioni: secondo i giornali di area, il programma prevede ovviamente il taglio delle tasse e della burocrazia, ma anche ciò che sta davvero a cuore a Berlusconi, ovvero la riforma della giustizia e magari, perché no, qualche poltroncina, magari in qualche ministero. Potrebbe presto nascere il nuovo governo Renzi-Berlusconi, dunque: come dire, tutto in famiglia.