18 ottobre 2021
Aggiornato 13:00
I dilemmi estivi di Matteo

Renzi pensa alla soluzione choc: togliersi di mezzo

Stretto d'assedio dalla crisi economica e da una maggioranza ingestibile, il premier sta valutando di far saltare il banco del suo governo. Vorrebbe andare al voto anticipato nel 2016, ma il suo piano rischia di rivoltarglisi contro

ROMA – Va bene predicare ottimismo, sostenere che bisogna «scommettere sul rilancio dell'Italia e non sulla disfatta», annunciare che «si vedono i primi segnali dell'uscita dalla crisi». Vanno bene, insomma, tutti quei mantra che i renziani di ferro ripetono fino alla nausea in ogni talk show o intervista, quasi come se appartenessero ad una stessa setta, una specie di Renzology. Però ogni tanto bisogna anche fare i conti con la realtà. Una realtà che ci dice come, nonostante gli 80 euro, il Pil continua a rimanere pressoché a crescita zero. Come, nonostante il Jobs act, secondo l'Istat è cresciuta sia la disoccupazione globale (12,7%) che quella giovanile (44,2%, mai così alta dal 1977). Come, nonostante i mirabolanti annunci di riduzione delle tasse, secondo la Corte dei conti negli ultimi tre anni i Comuni hanno dovuto compensare i tagli aumentando del 22% i tributi locali: in pratica, un gioco delle tre carte. Si vede che adesso perfino la realtà è diventata «gufa» e «rosicona».

Renzi nel bunker
Da un lato, insomma, ci sono i dati che giungono dal paese reale, e che certificano la totale inefficacia delle presunte riforme del governo Renzi. Dall'altro, i palazzi, dove la sua maggioranza non gode di miglior salute: i numeri al Senato rimangono risicatissimi, come dimostra l'ultimo inciampo sulla riforma della Rai, nonostante il contestato soccorso della truppa dei verdiniani, comunque inferiore in numero a quella dei ribelli del Pd. Matteo Renzi, insomma, si ritrova stretto a tenaglia, assediato in un bunker, sempre più abbandonato anche dal consenso dell'elettorato. In questo senso, non poteva arrivare con maggior tempismo il salvifico time out delle ferie estive. Giusto il tempo di tirare il fiato, però, e a settembre bisognerà decidere il da farsi, perché è chiaro a tutti che così non si possa tirare avanti ancora molto a lungo.

Elezioni anticipate. O no?
Il piano A sarebbe quello di attirare Silvio Berlusconi, tramite Verdini, in un nuovo patto del Nazareno, ma tutto considerato non sembra crederci molto nemmeno lo stesso Renzi. Il piano B, quello estremo: staccare la spina del suo stesso governo. Dal punto di vista del bulletto fiorentino, sarebbe lo sgambetto finale alla minoranza di sinistra: andando a votare nel 2016 (con Roma, Milano e la Sicilia), non ricandidandoli nelle liste del Partito democratico e non dando loro il tempo di riorganizzarsi nella «cosa rossa» di Civati, Fassina & Co, in pratica li condannerebbe all'estinzione. Ma se anche Renzi trovasse il coraggio di fare ciò che buona parte dell'Italia gli chiede ormai da tempo, ovvero dimettersi, non è poi detto che le cose vadano davvero come ha programmato lui. Di mezzo, infatti, c'è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, cui la Costituzione attribuisce la decisione finale in caso di crisi di governo. E la minoranza del Pd, che lo conosce bene, giura che il suo primo istinto non sarebbe quello di sciogliere le Camere, come vorrebbe il premier, ma quello di cercare una maggioranza alternativa. Un nuovo governo, che sarebbe il quarto non eletto direttamente dal popolo, per il quale si intravvede già perfino una potenziale guida: Graziano Delrio, l'ex sindaco di Reggio Emilia e oggi ministro delle Infrastrutture, un tempo fedelissimo numero due di Renzi ma con il passare dei mesi sempre più critico nei confronti delle sue posizioni. La sua figura otterrebbe il sicuro ok degli alfaniani e non dispiacerebbe perfino a Forza Italia. Così, l'auspicata vendetta del premier contro i sinistroidi finirebbe in realtà per rivoltarglisi contro. Occhio Matteo: il tuo piano B rischia di finirti dritto nel lato B.