23 gennaio 2020
Aggiornato 01:00
Prima uscita pubblica nella sua Palermo

Mattarella ricorda Falcone: «La mafia si può sconfiggere»

Ventitrè anni fa la stage di Capaci. Il presidente della Repubblica alla celebrazioni, centinaia di ragazzi al Villaggio della legalità. Gli studenti ridipingono la scritta «No mafia» sulla casa da cui fu azionato il telecomando.

PALERMO (askanews) - Con la prima uscita pubblica nella sua Palermo, nell'aula bunker che sancì uno dei più grossi successi dello Stato contro Cosa Nostra, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha celebrato oggi il 23esimo anniversario della strage di Capaci. La strage che il 23 maggio 1992 uccise il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti di scorta Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro. Nonostante quest'anno non fossero presenti le navi della legalità, Palermo ha ricordato il magistrato con migliaia di ragazzi delle scuole, collegati in diretta con altri 40mila studenti sparsi in 7 piazze d'Italia.
Nel suo intervento nell'aula bunker, Mattarella si è rivolto soprattutto ai giovani invitandoli a non perdere mai la fiducia nelle istituzioni, e a farsi artefici di un cambiamento senza il quale non c'è vittoria contro la mafia. «Le immagini dell'attentato di Capaci resteranno impresse per sempre nei nostri occhi - ha esordito Mattarella -. I nomi, i volti, gli esempi di Falcone e Borsellino sono legati ai valori e alla battaglia alla mafia che i due magistrati hanno combattuto, affidando a tutti noi il compito di proseguirla».
«La battaglia ha avuto i suoi effetti, come le riforme adottate seguendo le proposte di Falcone e Borsellino, così pure la nascita di quell'impegno della società italiana a non vedere umiliata la propria coscienza».

La mafia può essere sconfitta
Il capo dello Stato ha assicurato: «La mafia può essere sconfitta. Siamo qui per rinnovare una promessa: batteremo la mafia, la elimineremo dal corpo sociale perché è incompatibile con la libertà e l'umana convivenza. E perché l'azione predatoria delle varie mafie ostacola lo sviluppo, impoverisce i territori, costituisce una zavorra non solo per il Sud ma per tutta l'Italia».
«La memoria di Falcone e Borsellino - ha detto ancora il capo dello Stato - è un tutt'uno con l'impegno profuso per realizzare questa speranza. Falcone divenne bersaglio perchè capì che per combattere la mafia occorreva adottare nuovi metodi. Sapeva che l'azione penale era indispensabile. Tra Stato e anti-Stato sapeva che sarebbe stato il primo a dover vincere. Grazie a lui e alle sue intuizioni, da abilissimo magistrato, sono nati nuovi metodi d'indagine, le direzioni distrettuali antimafia, la Procura nazionale antimafia. Ha dato prova che la mafia era un sistema unico, fonte di pericolo per la democrazia della Repubblica italiana. Non possiamo rinunciare, non potete rinunciare ad essere costruttori di una società migliore, la quale inevitabilmente passa per la partecipazione larga del nostro popolo, per la possibilità che le sue molteplici energie, solidali e democratiche, si possano esprimere con libertà effettiva. Dobbiamo unire sempre più, contro la mafia, tutte le energie positive. E trarre il meglio da noi stessi e da chi ci sta vicino».

Presenti nell'aula bunker, tra gli altri, anche i ministri dell'Istruzione, Stefania Giannini, e della Giustizia, Andrea Orlando, così come il presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi.

Giannini: Avvicinare i ragazzi alle Istituzioni
«Palermo chiama Italia quest'anno ha a permesso a 6 piazze italiane di collegare 40mila studenti intorno a questo ricordo che non é solo un tributo alla memoria, necessario e doveroso, ma è soprattutto l'assunzione di un impegno a far sì che diventi realtà l'insegnamento di Falcone - ha detto Giannini -. E' importante avvicinare i ragazzi alle istituzioni, far rivedere cosa significa fare il magistrato, lottare nell'eroismo della normalità, per sconfiggere l'ignoranza e la paura. Quello che vogliamo fare è proprio sconfiggere l'ignoranza, dare conoscenza diretta dei fatti remoti e vicini. Rispondere alla paura che ci prese quel giorno, e rafforzare l'idea che lo Stato è più forte delle mafie».

Orlando: No a strumentalizzazioni
Per Orlando, che ha parlato anche della recente approvazione della legge anti-corruzione, «in questo Paese non mancano le occasioni di polemica, di divisione, non mancano le ragioni di scontri, ed è anche questo il bello della democrazia, ma chiedo a tutte le forze politiche e sociali, di evitare di fare di questo terreno, quello della lotta alla mafia, il terreno della polemica e della strumentalizzazione. Rispetto a questi tragici fatti che ricordiamo oggi, un passo avanti l'avremo fatto solo nel momento in cui si individua un elemento di unità tra istituzioni. Dobbiamo andare avanti così. Abbiamo fatto buone leggi, e ne dovremo fare ancora».

Bindi: Stiamo lavorando insieme
Parole, quelle del Guardasigilli, cui hanno fatto eco quelle del presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi: «In questo anno abbiamo prodotto una proposta di legge organica per un nuova capacità di sequestrare i beni ai mafiosi e riutilizzarli per il Paese, in collaborazione col governo e le altre commissioni. Ciò che è importante, è che si lavora insieme, realizzando unità di forze politiche che è giusto che si dividano certe volte, ma mai nella lotta alla mafia, in cui devono trovare sempre unità. Abbiamo registrato anche divisioni ma stiamo lavorando insieme e ciò è importante».