22 agosto 2019
Aggiornato 10:30

La nuova politica di Renzi è il vecchio «dividi e impera»

Il ciclone che sta travolgendo l’Ncd, con la capogruppo alla Camera Nunzia De Girolamo che dal giorno delle dimissioni forzate del collega Maurizio Lupi non perde occasione per smentire la linea politica del suo segretario invocando l’appoggio esterno al governo, altro non è che l’ultimo scalpo del «metodo Renzi».

ROMA - Il ciclone che sta travolgendo l’Ncd, con la capogruppo alla Camera Nunzia De Girolamo che dal giorno delle dimissioni forzate del collega Maurizio Lupi non perde occasione per smentire la linea politica del suo segretario invocando l’appoggio esterno al governo, altro non è che l’ultimo scalpo del «metodo Renzi».

IL METODO RENZI VIENE DA LONTANO -  Ormai la strategia del presidente del Consiglio è chiara: spaccare in due il proprio avversario per portarne un pezzo dalla sua parte. E se ciò non bastasse, va avanti a spaccarlo in altre piccole parti fino a quando non diventano un’opposizione incapace di intralciare il cammino del rottamatore.

QUANDO CGIL CISL UIL ERANO LA «TRIADE» - Ne sanno qualcosa i sindacati, prima grande vittima dell’azione politica del presidente del Consiglio, il cui epitaffio recita: «Il governo non deve sottoporre a trattativa con le confederazioni sindacali le leggi che presenta al Parlamento». Da quel giorno, in Italia, le grandi mobilitazioni di massa contro i decreti del governo, in cui le città venivano paralizzate e in alcuni casi messe a ferro e fuoco, sono finite. La guerriglia si è trasferita dalle strade alle stanze del sindacato, con accuse reciproche di cedere alle lusinghe di Matteo Renzi. Così hanno fatto Raffaele Bonanni e Susanna Camusso, in aperto disaccordo sul Jobs Act, e così continuano ad insinuare sempre la segretaria della Cgil e Maurizio Landini, che ha recentemente deciso di entrare in politica con la sua «coalizione sociale». Un’azione a cui è corrisposta l’immediata reazione del premier di annunciare una legge sulla rappresentanza sindacale: una vera e propria trappola il cui unico scopo sarà quello di spaccare ulteriormente le sigle che già sono molto divise. Primo risultato: Cisl e Uil sono contrari a qualsiasi intervento di legge sulla materia, la Cgil invece sarebbe d’accordo.

BERLUSCONI SI FA IN QUATTRO - Stessa sorte è toccata al secondo nemico di Matteo Renzi, ovvero il partito dell’amico Berlusconi. Se prima dell’ascesa del sindaco fiorentino a palazzo Chigi Forza Italia era un blocco granitico a protezione del suo leader indiscusso, dopo il patto del Nazareno si è trasformato in un condominio dove ognuno si alza per dire la propria mettendo addirittura in discussione la gestione del partito. Adesso ci sono i berlusconiani del cerchio magico, i verdiniani più vicini a Renzi che a Berlusconi e quindi sostenitori ad oltranza del patto del Nazareno, e poi c’è la truppa dei fittiani pronta addirittura alla scissione se Forza Italia non tornerà al più presto a un’opposizione dura e pura al governo.

CHI SI RICORDA DEL «CENTRALISMO DEMOCRATICO»? - Ma il vero capolavoro Matteo Renzi l’ha realizzato all’interno del suo partito, spaccato in tante di quelle correnti ridotte a piccoli ruscelli il cui unico risultato è solo quello di irrigare l’immensa prateria su cui corre il segretario del Pd. Gli uomini alla sinistra del Pd, almeno quelli rimasti che non sono ancora confluiti nell’ala renziana, finora non sono andati oltre qualche velata minaccia e nei provvedimenti hanno sempre votato in linea con il partito. Spirito di fedeltà? Paura di perdere la poltrona? Fatto sta che la leadership del segretario, dopo ogni intervista o dichiarazione di qualche esponente più o meno rilevante della minoranza, ne esce rafforzata.

LA SCATOLA DI TONNO HA PARTORITO UN TOPOLINO - Senza contare i partiti di Mario Monti, in gran parte sciolto all’interno del Pd, e quello di Beppe Grillo, che era partito per «aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno» e che arriverà al traguardo con una buona parte dei grillini confluiti nel partito o nel governo di Renzi. Ora che la strategia è chiara, non resta che aspettare chi sarà la prossima vittima del «metodo Renzi».