20 gennaio 2020
Aggiornato 17:30
Renzi solidarizza con Francoforte

Per SEL, la BCE minaccia e ricatta la democrazia greca

Da Nicola Fratoianni e Nichi Vendola, netta condanna della decisione della Bce di sospendere per le banche greche la possibilità di ottenere finanziamenti in cambio di titoli. Condanna che non arriva, invece, da Matteo Renzi, che ha definito la scelta dell'Eurotower legittima e opportuna. Ma se la Grecia esaurirà le proprie liquidità, il rischio è che si veda costretta a uscire dall'euro.

ROMA«La scelta della Bce di chiudere al confronto con la Grecia rappresenta una minaccia intollerabile alla democrazia greca che dopo il voto del 25 gennaio pone in modo determinato e ragionevole la questione di una rinegoziazione del proprio debito nell'ottica di una revisione generale delle politiche di austerity». Sono queste le parole di Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale di Sel, che ha ufficializzato la reazione del suo partito alla decisione della Banca centrale europea di sospendere per le banche greche la possibilità di ottenere finanziamenti in cambio di titoli. «Il rifiuto di ogni confronto – ha proseguito Fratoianni – è il segno di debolezza di chi, di fronte al fallimento conclamato della politica dell'austerità, si ostina a proseguire in una direzione che mette a rischio la tenuta dell'Europa. Vorremmo sapere, e chiederemo al governo di dircelo ufficialmente in Parlamento, quale posizione intende assumere l'Italia su questa questione. Oltre alle conferenze stampa e ai sorrisi è necessario assumere una posizione netta e priva di ambiguità».

VENDOLA: LA GRECIA È SOTTO RICATTO - Parole dure nei confronti dell’Eurotower anche da Vendola: «Le scelte compiute dalla Banca Centrale Europea nelle ultime ore hanno il sapore di un veto e proprio ricatto nei confronti della Grecia», ha affermato il leader di Sel, a margine di una conferenza stampa parlando con i cronisti a Bari. «In qualche modo provano a neutralizzare il significato di una svolta democratica che parla a tutta l'Europa e che dice che è giunto il momento di archiviare le politiche dell'austerity. Non si può uscire dalla crisi – ha proseguito Vendola – continuando a falcidiare i diritti delle persone. Non è una buona ricetta quella che prevede di mandare a morte i pensionati poveri che non possono curarsi, che butta per strada milioni di bambini, che mette nella disperazione milioni e milioni di famiglie, che ha provocato 25 milioni di nuovi poveri in tutto il vecchio Continente. Deve cambiare musica. La Bce ha fatto un atto molto grave, forse non c'è sufficiente consapevolezza di quanto le politiche dell'austerity abbiano provocato lesione dell'unità e del senso stesso dell'Unione Europea, abbiano fatto sviluppare movimenti populisti, fascisti, nazisti, xenofobi, antisemiti», ha concluso il leader di Sel, parlando addirittura di un redivivo «muro di Berlino» da abbattere.

RENZI SOLIDALE? SÌ, MA CON LA BCE - Insomma, solidarietà piena a Tsipras, costretto dalla Bce a una brusca frenata nella sua riscossa contro i guardiani del debito, da parte della sinistra italiana. Dalla sinistra italiana, sì, ma non tutta: il premier Renzi ha infatti definito la decisione della Bce «legittima e opportuna, dal momento che mette tutti i soggetti in campo attorno a un tavolo in un confronto diretto e positivo per una Unione che, andando oltre una concezione burocratica tutta rivolta all'austerità, sia capace di rispettare e far rispettare gli impegni presi e di guardare con maggiore fiducia e determinazione a un orizzonte europeo fatto di crescita e investimenti». Insomma, nonostante le belle parole spese durante l’incontro con Tsipras, il nostro premier non si è dimostrato poi così solidale con l’omologo greco. Che, al momento, cerca di non mostrare segni di sconforto. Secondo il ministero delle Finanze ellenico, infatti, la Bce sta facendo pressioni sull’Eurogruppo per raggiungere un accordo che sia positivo per tutti. E il governo sostiene che non ci siano problemi di rilievo con il settore bancario greco. 

EURO DI NUOVO A RISCHIO PER LA GRECIA? - Tuttavia, lo stop ai rifornimenti di liquidità alle banche greche in cambio di titoli di Stato non è certo una buona notizia per la Grecia. Tale veto verrà applicato a partire dal prossimo 11 febbraio, e, secondo alcune indiscrezioni, il governo greco potrebbe esaurire le proprie liquidità già verso la fine del mese. Il programma economico attuale, d’altronde, scade il 28 febbraio e il nuovo Governo ha dichiarato ripetutamente di non volerlo rinnovare. Tale severa decisione della Bce aumenta, di fatto, la pressione su Atene, perché negozi una nuova intesa con i partner europei, dato che, a questo punto, l’unico modo per le banche greche di ottenere liquidità è attraverso lo sportello di emergenza (Ela) della Banca centrale nazionale, e anche questo strumento può essere revocato dalla Bce con una maggioranza di due terzi. In questo caso, la Grecia potrebbe vedersi costretta all’uscita dall’euro.

FRANCOFORTE RIPORTA TSIPRAS CON I PIEDI PER TERRA - Allarme già recepito dai mercati azionari già dalla mattina. A metà giornata, infatti, l’indice Ftse Mib registra un ribasso dello 0,6% e si muove sopra i minimi in linea con gli altri listini del Vecchio Continente, mentre Atene crolla del 5,4%. Così, nonostante il tentativo del governo greco di minimizzare, la decisione dell’Eurotower sembra riportare Tsipras e i suoi sostenitori con i piedi per terra. Tutto ciò, proprio nel bel mezzo dell’offensiva anti-austerity che sembrava, ad alcuni, destinata a rivoluzionare l’Europa. Ora, però, pare evidente a tutti gli «tisprasiani» che, per cantare vittoria, è decisamente ancora troppo presto.