25 gennaio 2020
Aggiornato 21:00
La crisi siriana

Raid russi in Siria, tra Washington e Mosca scambio di accuse su obiettivi

Il giorno in cui Mosca ha lanciato i suoi primi attacchi aerei nella nazione dilaniata da una guerra civile iniziata nel marzo 2011 contro il regime di Bashar al-Assad, il segretario di Stato John Kerry e la controparte russa Sergei Lavrov si sono incontrati.

NEW YORK - Gli Stati Uniti e la Russia provano a trovare insieme la strada non facile verso una soluzione al conflitto in Siria. Il giorno in cui Mosca ha lanciato i suoi primi attacchi aerei nella nazione dilaniata da una guerra civile iniziata nel marzo 2011 contro il regime di Bashar al-Assad, il segretario di Stato John Kerry e la controparte russa Sergei Lavrov si sono incontrati. Quella di ieri è stata la loro terza volta questa settimana a margine della settantesima Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Nell'incontro - che segue quello di lunedì tra il presidente americano Barack Obama e quello russo Vladimir Putin - i due hanno parlato di «vari modi» e di «varie opzioni» per risolvere il conflitto in Siria. Su quelle opzioni Kerry non ha fornito spiegazioni o nuovi dettagli, ma ha detto che potrebbero essere «passi specifici che potrebbero aiutare».

Ora che sia Washington sia Mosca stanno conducendo attacchi aerei in Siria, Kerry e Lavrov hanno confermato l'intenzione di comunicare militarmente per «ridurre il rischio di collisione» o fuoco incrociato sullo stesso campo di guerra. Lo stesso Lavrov ha detto che quelle comunicazioni devono iniziare «il prima possibile» per evitare «incidenti non voluti».

Washington preoccupata per la «tipologia di target»
Il capo della diplomazia americana tuttavia ha espresso preoccupazione per i bombardamenti di ieri della Russia in Siria. Preoccupazione descritta a Lavrov e riguardante la «tipologia di target» che il Cremlino ha colpito. L'opposizione al regime Assad (storicamente appoggiato da Putin) così come alcuni funzionari occidentali dicono che gli attacchi russi hanno colpito civili o gruppi dell'opposizione e non lo Stato islamico o altri terroristi come invece sostenuto da Mosca, i cui media di Stato (così come quelli siriani) dicono che le aree prese di mira sono state quelle sotto il controllo dell'Isis. Si tratta di dubbi alimentati anche da Ashton Carter. Parlando ieri dal Pentagono, il segretario americano alla Difesa aveva detto: «Sembra che [gli attacchi] siano stati in aree dove probabilmente non c'erano forze Isis e questo è esattamente uno dei problemi dell'intero approccio» russo.

Nel primo pomeriggio, parlando al Consiglio di sicurezza dell'Onu, Kerry aveva detto che gli Stati Uniti «sono pronti a dare il benvenuto» agli attacchi russi in Siria se «riflettono un impegno genuino a sconfiggere» l'Isis. Il segretario di Stato aveva però precisato che l'amministrazione Obama «sarebbe seriamente preoccupata se la Russia dovesse attaccare aree dove gli affiliati di Isis e al-Qaeda non stanno operando» perché bombardamenti di quel tipo «metterebbero in dubbio le reali intenzioni della Russia nella sua lotta all'Isis», intenzioni che a quel punto simboleggerebbero un sostegno ad Assad.

Russia e Usa restano comunque divisi su come effettuare una transizione politica in Siria. Da un lato, Russia e Iran (verso i quali Washington ha mostrato la disponibilità per un coinvolgimento sulla crisi) sono aperti a una fase di passaggio dei poteri che però non deve necessariamente implicare la rimozione di Assad. Dall'altro ci sono gli Usa e i partner occidentali, che invece vogliono che il presidente siriano se ne vada, aprendo la strada ad elezioni democratiche. Nel giorno in cui Kerry ha detto che «non sarà mai possibile per Assad essere un leader legittimo in futuro», Lavrov ha spiegato che - nonostante le divergenze sulla transizione - «tutti vogliamo una Siria democratica, unita, laica» che includa tutti.

(con fonte Askanews)