18 ottobre 2019
Aggiornato 05:30
Dopo la vittoria degli indipendentisti

Perché la Catalogna fa tremare l'Europa intera

Artur Mas, il presidente uscente secessionista della Catalogna, è già pronto: elezioni costituenti e indipendenza entro 18 mesi. A tremare non è solo Madrid, ma anche Bruxelles. Ecco perché

MADRID – Si è parlato di una «vittoria a metà», per i secessionisti catalani, perché, pur avendo conquistato 72 seggi su 135, con il 47,8% dei voti rimangono sotto la soglia del 50%. In ogni caso, il risultato elettorale di ieri sta già provocando dolorosi mal di pancia a Madrid, che si avvia alle elezioni del 20 dicembre con lo spettro del secessionismo sul groppone. Pablo Iglesias, leader di Podemos, ha già fatto sapere che, in caso di vittoria, difenderà il diritto dei catalani di decidere della propria sorte attraverso un referendum. Per il presidente uscente secessionista Artur Mas non ce ne sarebbe nemmeno bisogno: perché questo voto, per lui, è già una conferma. La sua agenda prevede elezioni costituenti e secessione in 18 mesi, ma c’è da scommettere che la Spagna non si arrenderà a tale prospettiva. Una prospettiva che, oltretutto, potrebbe causare fastidiosi grattacapi anche a Bruxelles.

Fuori dalla Spagna, fuori dall’Ue?
Intendiamoci: la questione catalana riguarda in primis il rapporto della regione con la sua «madrepatria» spagnola, e affonda le sue radici addirittura nel 1469, quando la corona di Catalogna e Aragona passò sotto il controllo castigliano a causa del matrimonio tra Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia. Eppure, rimane il fatto che, nell’epoca delle interconnessioni e della globalizzazione, mentre si sventola da più parti la necessità di «implementare» quell’Unione europea mai realizzata del tutto, sempre più numerose sono le aspirazioni indipendentiste nel territorio del Vecchio Continente. Quello della Gran Bretagna, che cavalca verso un referendum sul «Brexit», è il caso più palese di malcontento verso Bruxelles; per la Catalogna, invece, una secessione dalla Spagna implicherebbe una rivoluzione fiscale a suo vantaggio (in barba all’austerità), e una totale rinegoziazione dei trattati che la legano all’Ue.

3 scenari
Ma cosa accadrebbe, concretamente, a livello europeo in caso di indipendenza? Gli scenari sono tre: la Catalogna potrebbe diventare un nuovo Stato membro dell’Ue, con un accordo negoziato con la Spagna; potrebbe entrare nell’Associazione europea di libero commercio, a cui partecipano Stati che non appartengono all’Unione come Svizzera e Norvegia; oppure, potrebbe essere espulsa definitivamente dall’Europa, con una Spagna tenacemente impegnata a usare la sua influenza per isolarla a livello internazionale. In effetti, Luis Maria Linde, governatore della Banca Centrale spagnola, ha affermato che la Catalogna, in caso di secessione, uscirebbe immediatamente dall’eurozona: e come Martin Schulz ricordava per la Grecia, questo significherebbe automaticamente una rottura con l’Unione.

Le preoccupazioni di Bruxelles
La questione, oltre che per Madrid, è spinosa anche per Bruxelles. La legislazione europea, infatti, impedisce che l’Unione riconosca come Stato un’entità che dipende dalla giurisdizione di un altro Stato membro, e che ha deciso unilateralmente la propria indipendenza. La riammissione della Catalogna in Europa sarebbe particolarmente difficile, visto che necessiterebbe dell’unanimità dei 28 Stati, compresa la «bellicosa» Spagna. Non solo: lo scenario catalano fa tremare i leader europei, perché costituirebbe un precedente pericoloso per i secessionisti di casa propria. Allargare l’Unione europea attraverso la frattura interna a un suo Stato membro aprirebbe scenari potenzialmente destabilizzanti per Bruxelles, che già se la deve vedere con le ambizioni dei tanti euroscettici che popolano il suo territorio. Una Catalogna indipendente potrebbe costituire il volano che, dalla Scozia alle Fiandre, gli indipendentisti europei (e non solo) aspettavano da tempo, scombinando il panorama geopolitico del Vecchio Continuente. Del resto, alcuni Paesi come Cipro, la Grecia e la Slovacchia si rifiutarono di riconoscere il Kosovo proprio per paura dell’«effetto contagio». E se per il poverissimo stato balcanico si arrivò addirittura a una guerra, si può pensare che per la relativamente ricca Catalogna, che da sola conta quasi il Pil dell’intero Portogallo, Madrid non resterà a guardare. E, in seconda battuta, nemmeno Bruxelles.